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![]() Clic!Ho un programma bellicoso di riletture cinematografiche da fare in fretta, e il mio mulo è già al lavoro e scarica paziente ciò che gli chiedo. Gli indimenticati "L'uomo che amava le donne" del grandissimo François, "L'ospite d'inverno" di Alan Rickman, "Exotika" di Atom Egoyan, e colgo il momento per scaricare anche il resto del regista canadese che non ho ancora visto: "Il dolce domani", "false verità", "Ararat: il monte dell'arca" - che dev'essere un po' diverso - e "il viaggio di Felicia". Alla faccia dei calcoli che dovrei fare, delle lezioni che dovrei preparare, delle arretratissime analisi dati che dovrei inviare...
postato da: Eteriele
alle ore 01:18 | link
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argomento: viaggi, film, sogni, dubbi, ad maiora melioraque, purtroppo rimembro ancor Un viaggio aereo lungo quasi un decennioA partire dal costosissimo decollo dal cazzo di aeroporto di Girona - odio Ryanair - e fino a quando una hostess dall'angelico sorriso e dal tono agnellato da Ss in gita premio non mi ha intimato di levare cuffie e i-pod, hanno accompagnato il mio viaggio Shostakovich e Prokofiev. Ma dopo che lo scomodissimo aeroplano ha lasciato quasi perpendicolarmente la linea della Costa Brava, complice la giornata tersissima, in poco meno di un'ora ho rivissuto tutti gli ultimi nove anni di allers/retours dalla Francia.
I Pirenei innevati erano sulla sinistra e poi poco dietro di noi, e lontano s'intravedevano già le cime alpine, più quella caccola dal biancore appena appena accennato che solo nei fumi dell'onanistica grandeur quei megalomani frustrati dei francesi potevano chiamare "grande massiccio centrale". Enorme davvero: forse persino il Terminillo gli fa il culo. Insomma: il 737 dei fratelli irlandesi e pederasti ha costeggiato la costa della lingua d'oca, e ho riconosciuto quasi tutto: Narbonne, Montpellier, Arles, Nimes, Marsiglia e il suo stagno, infine Tolone e il suo porto, che se Dio esistesse dovrebbe inghiottire senza colpo ferire e con un bel rutto liberatorio finale. Poi ha attaccato la costa su Nizza, quindi ha passato le alpi marittime per iniziare la discesa verso le leghiste valli. E mentre osservavo dall'alto ogni città, pensavo alle infinite volte che ho percorso quel tragitto, in tutte le stagioni possibili e con ogni mezzo, a parte il dorso d'asino. E ho ricordato. Ho ricordato il primo mobile di questa storia, e poi mio padre che veniva a trovarmi a Toulouse, e poi la sorellina e il suo amore, e poi il fratellino, e poi la Camargue, la meravigliosa Camargue, quella d'estate e quella d'inverno, quell'inverno così freddo che gli uccelli passeggiavano sulle lastre di giaccio che galleggiavano sugli stagni gelati. E poi Avignone e il palazzo dei papi, e le mura, e una crepe in una piazza torrida e poi una sosta con la saloppe piangente e fuori come un melone, e poi Aix, e l'arena di Arles, e poi la tappa nella solitudine disperata della notte di Montpellier, e poi le soste a Lione, e i successivi tragitti tra le valli alpine gelate alla volta di Torino, e le notti a Nice quando andavo a Genova per le surreali riunioni organizzative in cui di quel che si organizzava non è rimasto quasi nulla. E mentre il jet dei fratelli irlandesi e pederasti costeggiava la linea della terra francese, restando a molte decine di chilometri dalla costa, mi chiedevo quanto tempo fosse passato, e valutavo quanto tutto sia cambiato da allora, dal primo viaggio solitario nel pandino ripulito e messo a posto per l'occasione, da quell'emozione dello sbarco, che è ancora vivissima come se fosse capitata ieri, e il primo mobile che m'aspettava a toulouse, e io che credevo di aver finalmente trovato la parte più profonda e spaventata e felice di me. E' stato un viaggio di un'ora, lungo dieci anni di vita. Mi sono detto: oggi concludo qualcosa. Infatti, arrivato a Genova, ho provveduto a concludere sì, e in bellezza: ho perso il più che decennale portafoglio, con le carte di credito, i soldi, la patente che aveva appena compiuto ventun'anni e dove c'era una foto in bianco e nero di un ragazzo impedito, timido e brufoloso. Che giornata. postato da: Eteriele
alle ore 22:57 | link
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argomento: purtroppo rimembro ancor Questo blog mi fa cagareUfff... scrivo sempre delle stesse cose. Perchè non ho tempo di scrivere davvero - e troppo poco per pensare - ripiego sulle abituali girate di palle a causa politica. Che, ovviamente, hanno il pregio di non raccontare niente di me.
Mi annoio da solo. Per trovare un post decente devo andare dietro almeno di un anno. Anzi, ora faccio un po' di pulizia. postato da: Eteriele
alle ore 00:13 | link
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argomento: dubbi, purtroppo rimembro ancor EncomioA C olei che qui vien costantemente d'ogni parte in Europa, cercando di capir ciò che le sfugge.
Ma quando il controllo quasi perdette, non sarebbe stato più semplice evitar le mental pippette? postato da: Eteriele
alle ore 00:07 | link
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argomento: purtroppo rimembro ancor DòDòChe in francese vorrebbe dire nanna.
Invece no: DòDò era il soprannome del mio collega di stanza ai tempi del post-doc francese in microscopia. DòDò o anche Dò2 Marò. Ma chi era DòDò? Era un ricercatore anziano del cnrs, detto anche "monsieur haute-resolution" per la tecnica microscopica di cui era profondo conoscitore. Tanto profondo quanto blindato: non lavorava con nessuno, non parlava quasi con nessuno, veniva in laboratorio - nei periodi migliori - una, massimo due sere alla settimana. E in generale per organizzarsi quei due o tre congressi mondiali cui annualmente partecipava, completamente spesato dal laboratorio, e dove da più di dieci anni presentava sempre la stessa comunicazione giunta alla sua trentesima versione. postato da: Eteriele
alle ore 13:41 | link
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argomento: ad metalla, purtroppo rimembro ancor |