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"Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell'orbo e incerto oblio. Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli e non riannodi, e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo. Quante delle mie rimangono intatte, delle molte fiducie concesse da chi tanto ha creduto nel suo istinto e non sempre ha fatto attenzione ed è stato ingenuo per troppo tempo? (Sempre meno, sempre meno, ma la diminuzione di tutto questo è molto lenta). Rimangono intatte quelle che ho posto in due amici che ancora le conservano, a fronte di quelle riposte in altri dieci che le hanno perdute o dissipate. [...] Arrecare offesa alla fiducia è anche questo: non soltanto essere indiscreto e provocare danno o rovina con ciò, non soltanto fare ricorso a quell'arma illecita quando i venti cambiano e si piglia di mira colui che ha raccontato e ha lasciato vedere, ma anche trarre vantaggio dalla conoscenza ottenuta per debolezza o distrazione o generosità dell'altro, senza rispettare né tenere in considerazione la via attraverso cui si è arrivati a sapere ciò che si travisa o si brandisce adesso: se furono le confessioni di una notte innamorata o di un giorno disperato, di un tramonto di colpa o di un risveglio desolato, o dell'ubriaca loquacità di un'insonnia: una notte o un giorno in cui chi parlava parlava come se non vi fosse futuro al di là di quella notte o di quel giorno e la sua lingua sciolta dovesse morire con loro, ignorando che c'è sempre un altro che deve venire, rimane sempre, un po' di più..." (Javier Marias, Il tuo volto domani)

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sabato, 14 febbraio 2009

Il curioso caso di Benjamin Button

E' il riadattamento di un racconto di F. Scott-Fitzgerald che finisce sullo schermo a firma di David Fincher.
E' una storia sottilmente angosciante sull'eterna e campale condanna umana all'assistere e subire lo scorrere del tempo, del tempo che passa anche quando il suo flusso avanza in verso contrario: un neonato che nasce con i tratti patologici tipici di un ultraottantenne e crescendo ringiovanisce, fino a morire sì nella demenza senile, ma di nuovo neonato nel corpo, e questa volta neonato vero. Per Benjamin, che fa esperienza dell'esistenza come ogni altro essere umano che cresce e evolve, c'è un problema in più: dato che il suo nastro biologico si riavvolge, per lui non c'è alcuna possibilità di evoluzione parallela a quella di nessun altro, è condannato - sapendo di esserlo - ad un solo incrocio temporaneo: chiunque lui ami, sia affetto erotico o affetto e basta, il suo interlocutore invecchierà mentre Benjamin ringiovanirà. E quindi, da un certo punto in poi, la differenza di età diventerà ostacolo insormontabile alla prosecuzione del rapporto. Tuttavia è in realtà silenziosamente sconvolgente la comparazione che la storia immediatamente suggerisce di fare con un rapporto segnato da un tempo che scorra nello stesso verso: nulla assicura che, pure in questa normalità, il rapporto non sia che fugace, temporaneo e destinato alla corruzione e alla fine.
Il film in sè non offre grandi prove da parte di nessuno - a parte quelle, indubbie, degli abili truccatori - e va piuttosto peggiorando in banalità con lo scorrere delle sue quasi tre ore di durata. C'è la prestanza, sfruttata in maniera un po' caricaturale ma dall'esito infine banale, di Brad Pitt. Il fascino a tratti etereo, a tratti carnale, di Cate Blanchett. C'è il cameo della bravissima - come al solito - Tilda Swinton, indimenticata protagonista del geniale e raffinato  "Orlando" di Sally Potter.
Ma la storia resta intrigante e non è del tutto pessima l'idea della coprotagonista che la racconta alla figlia dal suo letto di malata terminale: mentre lei spende le ultime energie per lottare contro il male che internamente la devasta e contro la morfina che l'obnubila, subito all'esterno di quella stanza d'ospedale la tempesta muove verso New Orleans: è l'uragano Katrina che sta arrivando.
postato da: Eteriele alle ore 01:07 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento: film
lunedì, 09 febbraio 2009

Eluana, che ti sia lieve la terra

E ora silenzio.
postato da: Eteriele alle ore 20:42 | link | commenti | commenti (pop-up)
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