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![]() EccallàCarina, curata, italiana, aria tra il triste e l'annoiato. E soprattutto tamarro-dotata: lui sembra uscito da un cattivo programma che genera orrende quintalate di fuchi sprovvisti di parola. (Note caratteristiche: pettinatura a coefficiente aerodinamico molto basso, occhiali da sole a superficie edificabile che si tengono anche nel sonno: non sono appoggiati, ma attaccati al cuoio capelluto e sicuramente pure vascolarizzati: se li si stacca sanguinano.)
l programma si chiama Basic Tamarro Self Creating: dummies for dummies, si scarica in rete (esiste la sola versione 0.01 che nessuno ha mai osato aggiornare) ed è piccolo: 15 kB in tutto. Non prevede infatti che le creature generate siano dotate di sistemi complessi come il cerebro. Unici parametri soggetti a variazione sono la quantità di peli (che non può scendere però sotto una certa soglia), tipo e quantità di brillantina, oggi più consonamente chiamata gel per capelli, colore degli abiti aderenti, modello di orologio, montatura dell'occhiale testato per protezione totale su Mercurio, volume massimo dei grandi glutei, bracciale e catenone sì/no. ![]() (La foto è mia, finalmente il 420 mm della nuova macchina è servito: ora la vendo.)
postato da: Eteriele
alle ore 11:57 | link
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argomento: ad metalla Moi et l'ARAR è l'Amica Ritrovata.
AR: "Eteriele, posso essere sincera?" Moi: "Aspetta che stappo una bottiglia...." AR: "lo prendo per un sì... " Moi: "..." AR" Tu sei un un ottimo ragazzo. Hai un sacco di buone qualità che possono ineressare molto ad una ragazza vera. Ma la tua ansia di 'trovare' l'amore traspare da te e questo è negativo". Moi: ![]() AR: "Con le donne NON funziona...!" Moi: ![]() AR: "Perchè le donne sono stupide. Non vogliono essere cacciate, vogliono cacciare. Non vogliono essere scelte, vogliono scegliere. Chiaro?" Moi: ![]() AR: "Un uomo sicuro di sè ha più successo di uno 'incompleto' e disponibile all'amore..." Moi: ![]() AR: "Il fatto è che anche se siamo cambiati in realtà siamo sempre gli stessi due di venti anni fa e anche se non ci vediamo io ti conosco. Come tu conosci me. Quindi il mio commento è affettuoso, davvero." Moi: ![]() AR: "...lo dico proprio perchè immagino la tua faccia adesso! E perchè conosco il mio pollo!!!!!!!" Moi: "Posso pubblicarlo sul mio blog come "conversazione masterpiece"?" AR: "Certo!" Moi: "Grazie." AR: "Prego!... Insomma, ci siamo capiti vero?" Moi: "Alla perfezione...! Scusa, scappo a fare una cosa... Avrai presto mie notizie... Baci." L'ottimo ragazzo:
postato da: Eteriele
alle ore 14:38 | link
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argomento: conversazione masterpiece Gidon and ItzhakMentre leggevo gli ultimi post di wetterfuehlig, stasera, e dopo un po' di ore che stamane, in treno, ho passato ad ascoltar musica, mi sono venute in mente queste righe...
L'eterna amica che non tradisce mai, la musica. Che m'accompagna quotidianamente e che levo solo quando devo parlare con altri o memorizzare qualcosa, ma che è l'intima compagna notturna, dei lunghi e meno lunghi viaggi, dei momenti di stanchezza, delle lunghe sedute di laboratorio, delle ore passate a far calcoli e trattare dati... Tutto sarebbe grigio, senza. Tutto è più sopportabile, avec. Distende, emoziona, commuove, coccola, acuisce, sopisce, addormenta, sveglia. Fa compagnia, ma soprattutto riempie il vuoto senza bisogno di parole, senza fallo e senza pretese di cui non ha bisogno. E di cui non sono geloso: il rapporto che ha con me è un fatto privato tra noi. E poi il violino, anche lui altro punto di riferimento negli anni, da ascoltatore sempre e quando posso da tardivo strimpellatore incostante e rabbioso: ho cominciato tardi, ho capito troppo in là che per poter suonare bene bisogna crescere con lo strumento, ed io ero già cresciuto quando l'ho conosciuto. Quindi itzhak e Gidon, cioè Perlman e Kremer: dopo la morte degli ultimi grandi del secolo ventesimo, probabilmente i due più osannati violinisti viventi, assediati ma non molto preoccupati dai giovani che avanzano e stupiscono: Maxim Vengerov, Vadim Repin, Hilary Hahn, Peter Zimmermann... Itzhak, che siede sulla sedia a rotelle da una vita dopo l'infantile poliomelite, grasso, ormai anche imbolsito ma non nella musica. Sempre contento, l'israeliano di nascita e newyorchese d'adozione che ha ereditato il meglio della tradizione violinistica degli ebrei russi, levandovi il dubbio e aggiungendovi quel tanto di dolcezza e di gusto da americano sovradimensionato e crapulone, da roseo Bacco del violino che si gode la vita nonostante l'impedimento fisico. Oggi sessantaduenne, le mani enormi e paffute, le unghie piccole che quasi scompaiono nelle dita gonfie e cicciose, lui che non cambia quasi mai posizione, lui che violenta insopportabilmente i barocchi, tartassa orribilmente mozart affogandolo nel vibrato rotondo e nel suono poderoso, lui che solo a partire dai romantici riesce a convincere. Lui con la tecnica impeccabile e mostruosa che usa con la disinvoltura di un grande che esagera spesso perchè non si sofferma troppo, ma che può permettersi Prokofiev e Stravinsky e poi a seguire gli amici con cui suona (ottimamente) le contagiose e frenetiche melodie yiddish, divertendosi come un pazzo e gridando "this is great!!!" mentre percuote lo stradivari che quasi scompare tra quelle manone, il mento un po' cadente e gonfio di carne e l'enorme spalla. Lui che ha inciso per l'amico Steven il tema struggente di Schindler's List. E' tondo il suo suono: impetuoso, divertito, un suono sonoro, che non arretra mai ed è carico di forza e trascina e coinvolge. E' un suono che non ha dubbi, che ha la prepotenza di un bambino goloso e ipernutrito, superdotato musicalmente e ben cosciente di esserlo. E poi c'è Gidon, il geniale figlio di Riga, l'unico allievo riconosciuto come grandioso del mostro sacro e compagno sovietico David Oistrakh, e oggi anche fondatore e direttore di una piccola ottima orchestra cui ha dato, con ironica immodestia, il nome di Kremerata Baltica. Gidon, io lo trovo sempre più il vero alter ego di Itzhak. Sa fare tutto e chiede al violino di adattarsi, e quello si adatta. E' alto, magro, le braccia lunghissime, le mani affusolate e belle, i denti quasi sporgenti e irregolarmente appuntiti, la testa lunga, ovoidale e parzialmente pelata: l'esatto contrario della rotondità irrimediabilmente e densamente riccioluta di Perlman. Gidon ha qualcosa di simpaticamente scimmiesco, talvolta, ed il suo violinismo è davvero borderline, ma sempre fantastico. Riesce a fare tutto, ma proprio tutto, e con gli anni ha consentito alle infinite varietà musicali che esegue (oltre alla classica, il jazz, i tango e le fughe di Piazzolla, le colonne sonore di film...) di contaminarsi. Per cui i legati agghiaccianti che impone a serie infinite di note, e senza perderne mezza, invece prevedevano un balzato: e non solo non infastidiscono ma fanno sussurrare sempre uno stupito "...ma senti tu...", e anche questo marca la differenza con Perlman, che si mangia interi pezzi con onnivora incoscienza. Kremer tira l'arco fino quasi a suonare il ponticello, fino al limite dello stridio, quando esegue piazzolla o rota o milhaud, ma sempre perfetto, originale, veloce e stupefacente. Gidon è un vero intellettuale, dietro le sue esecuzioni non c'è solo la divertentissima e comprovata capacità di stupire ma riflessione, rivisitazione, contaminazione controllata e un po' sperimentale... E le sue incisioni abbastanza recenti, meno di quindici anni di vita, per Deutsche Grammophon, delle sonate di Beethoven per violino e piano con Marta Argerich in splendida forma, restano memorabili per forza, intelligenza, assoluta grandiosità tecnica e originalità mai esagerata. E' una presunzione diversa quella di Gidon, rispetto a quella di Itzhak, e che si riflette anche sul suono. Quella di Perlman in fondo è casereccia, è più buona, è innocua, e infatti lui è ascoltabile sempre, qualsiasi siano le condizioni di umore, perchè sai sempre cosa sta per fare e come ne uscirà. Per ascoltare Kremer invece bisogna in qualche modo prepararsi ad avvicinarsi al limite che separa la tecnica dalla follia, sapendo che mentre incideva era cosciente, e ghignava alle tue spalle, perchè sapeva che avresti ascoltato quel che non ti aspettavi di sentire e ne saresti rimasto scosso, perchè sceglie sempre con estrema accuratezza cosa fare e come farlo. Sono due mostri violinistici, due divoratori di musica: solo che Perlman va molto più a quantità, si riempie il piatto pentagrammato di grosse salsiccie virtuosistiche e poi mangia e mangia e mangia senza sentir troppo il sapore, mentre il violinismo di Gidon è alla qualità, alla ricercatezza che bada. Il suo cibo deve essere curato in ogni dettaglio, prima di tutto nell'infinità varietà di sapori che devono manifestarsi appena posi la porzione di musica sulla tua lingua da melomane e lì la lasci a consumarsi con lentezza, e poi anche nella forma, nelle piccole verdure messe a contorno, nella spolverata di spezie, nel filino di miele amaro che costeggia i bordi del piatto... ![]()
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