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"Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell'orbo e incerto oblio. Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli e non riannodi, e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo. Quante delle mie rimangono intatte, delle molte fiducie concesse da chi tanto ha creduto nel suo istinto e non sempre ha fatto attenzione ed è stato ingenuo per troppo tempo? (Sempre meno, sempre meno, ma la diminuzione di tutto questo è molto lenta). Rimangono intatte quelle che ho posto in due amici che ancora le conservano, a fronte di quelle riposte in altri dieci che le hanno perdute o dissipate. [...] Arrecare offesa alla fiducia è anche questo: non soltanto essere indiscreto e provocare danno o rovina con ciò, non soltanto fare ricorso a quell'arma illecita quando i venti cambiano e si piglia di mira colui che ha raccontato e ha lasciato vedere, ma anche trarre vantaggio dalla conoscenza ottenuta per debolezza o distrazione o generosità dell'altro, senza rispettare né tenere in considerazione la via attraverso cui si è arrivati a sapere ciò che si travisa o si brandisce adesso: se furono le confessioni di una notte innamorata o di un giorno disperato, di un tramonto di colpa o di un risveglio desolato, o dell'ubriaca loquacità di un'insonnia: una notte o un giorno in cui chi parlava parlava come se non vi fosse futuro al di là di quella notte o di quel giorno e la sua lingua sciolta dovesse morire con loro, ignorando che c'è sempre un altro che deve venire, rimane sempre, un po' di più..." (Javier Marias, Il tuo volto domani)

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martedì, 27 marzo 2007

O bambino, del ciel, sulla paglia assopito...

Petra Magoni e Ferruccio Spinetti nelle mie cuffiette.
L'album è l'ultimo: "Quam dilecta"... Il primo brano è la Ninna Nanna di Brahms che si dispiega sui versi di Marcacci, e poi c'è l'Ave Verum di Mozart, la Signora delle Cime di De Marzi...
Sono senza parole: ascolto e riascolto l'album, addolcito e deliziato.
postato da: Eteriele alle ore 00:17 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento:
domenica, 25 marzo 2007

Le nuvole

Avrò avuto poco più di sei anni quando, nella villa rossa della mia infanzia e govinezza, avevo imparato un gioco credo comune a molti bambini. Mi sdraiavo sul divano del grande soggiorno e fissavo il cielo oltre il vetro della finestra. Guardavo le nuvole passare, mi concentravo sul loro movimento e immaginavo che non fossero loro a muoversi ma l'intera casa, insieme al giardino enorme che, allora, non m'era ancora del tutto noto, che era selvaggio in più d'una parte ed era puro. Ora, al posto di quel giardino c'è in gran parte una brutta palazzina, ma questa è un'altra storia. Guardavo le nuvole e mi pareva che la casa volasse in mezzo ad esse, che si muovesse silenziosa. Poi immaginavo che ci fosse un motore, un grande motore che spingesse il tutto, e iniziavo quindi a sentire prima un brusio poi una sorta di rombo, il suo rumore molto lontano e attutito.
Non ho più perduto, da allora, l'abitudine di sdraiarmi e di fissare il cielo e di guardare le nuvole. Lo faccio spesso, resto anche delle ore a osservare il loro passare, il loro modificarsi. Non sogno più che sia la casa a volare, però le guardo sempre con lo stesso stupore d'allora, anche se lo faccio da più di trent'anni. L'ho sempre fatto, almeno ogni volta che ho alloggiato in posti da cui si vedesse il cielo. E qui a Toulouse mi capita spesso, lo faccio attraverso i vetri del piccolo appartamento o da quelli dello studio al politecnico, e poi le tante giornate passate - piacevolmente - al microscopio elettronico, che si trova in un ambiente sempre scuro e ben isolato, mi spingono ancora di più a guardare il cielo all'uscita. E non esistono, non possono esistere per una semplice ragione di probabilità, due nuvole uguali. Ogni nuvola è qualcosa di unico, esisterà solo lei così, e muterà solo lei in quel modo.
Il cielo sono i sogni passati, i pochi realizzati e quelli, tanti, infranti, le speranze tradite e quelle esaudite, le persone perdute e quelle ritrovate, le amicizie, gli amori, le rade vitttorie e le fitte sconfitte. Le nuvole in viaggio sono il tempo che scorre, l'rrimediabilità delle cose, la brevità dell'esistenza, la fragilità che gli anni che passano fa sentire sempre più tangibile. Quando ero bambino tutto restava e permaneva, il tempo di latenza delle emozioni era grande; poi, con gli anni, è diventato sempre più breve, ma quel che invece è cresciuta è la sensazione di finitezza, d'incompletezza e di solitudine, mentre allora la vita sembrava immensa e senza fine come quel grande giardino in parte non conosciuto, ancora da esplorare e, più di ogni altra cosa, puro.
postato da: Eteriele alle ore 03:36 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento:
domenica, 11 marzo 2007

Domenica d'onda bassa

Fa male agognare un fine settimana dopo diverse di fatica ininterrotta. Ché lo so bene che fermarsi fa emergere quel che è stato messo da parte. E poichè era da un po' che non mi fermavo, da ieri mattina, all'arresto, il prevedibile, indesiderato rigurgito dell'io è arrivato, stimolato da una duplice cattiva idea. Una gita di una giornata nell'assurda Andorra, dove mi sono scoperto ad osservare le montagne sprofondate nella neve, a quattro sotto zero, col vento che batteva le piste e le folate che sollevavano ali grandi, bianche e impressionanti, almeno per me. La mia isola mi ha abituato a un tutto che è molto attutito, tranne la temperatura estiva, e questa violenza elementare in fondo sconosciuta mi affascina sempre, e attira e spaventa pure. E infine ha iniziato a fare emergere ricordi sepolti. Quindi eccoci alla seconda cattiva idea, o forse un passo falso: un lungo racconto serale, dal sedile posteriore dell'auto che mi riportava in città, alla coppia di amici, la sola che mi sia stata qui davvero vicina in questi tredici mesi, e naturalmente, al di là del fatto che oltre ad essere amici sono anche colleghi. E ho raccontato, lungamente, ho rimesso in ordine, o meglio reincasellato, reimpilato, dando forma e voce a quella base di ricordi sepolti il cui moto convettivo era iniziato con le folate di neve che si levavano dalle piste pirenaiche della mattina.
E quindi stamane, al risveglio, è bastato un attimo per capire cosa stava succedendo, e lo sforzo di arginare l'onda bassa di tristezza con la musica, le ripetute lessives e la vaisselle è stato piuttosto vano, perchè l'onda bassa non la fermi, lei passa, si insinua e inizia a diffondersi. E stamane, quindi, il desiderio di un abbraccio, di dolcezza, di risate era tanto forte quanto inesaudibile, e allora mi sono concentrato su johann sebastian e camicie, Lenny e pigiama, Igor e slip e piatti e bicchieri e posate, e poi le due crepes prandiali, e dei film che dovevano distrarmi... ma nulla, tutto inutile, l'onda bassa ha continuato la sua marcia, solo Fred Vargas stasera l'ha un po' attenuata, e domani sarà la solita anestesia del lavoro che supplirà un po'... ma insomma, è ora che la smetta - anche se poi è complicato farlo - e decida non se, ma come non badare più a quell'onda, una volta per tutte. Il problema resta quello, solito, di trovare l'appiglio per sollevarmi al di là del pelo dell'acqua, e che l'onda passi, mentre io sto sopra e non mi curo più di lei. Non c'è metodo che tenga, basterebbe un abbraccio, un sorriso e un bacio, lo so: oggi tanto ovvio quanto irraggiungibile.
postato da: Eteriele alle ore 22:18 | link | commenti (4) | commenti (4)(pop-up)
argomento:
sabato, 10 marzo 2007

Bernstein, serenata per violino solo, archi, arpa e percussioni

Claire, dunque.
E' una ragazza francese, amica e collega della barcellonese compagna d'opera ed ora di duo bachiano.
Claire è indubbiamente graziosa, abbastanza colta, ma nello stesso tempo sembra nascondere un lato piuttosto sofferente di cui non so l'origine, e sempre Claire piace molto ad un amico e collega che vive qui, e che in generale - ha un rapporto sentimentale stabile e forte - è sempre molto "asettico" con le altre donne. Per lei invece ha un'evidente predilezione e cerca di fare in modo d'averne in tutti i modi l'attenzione. Lei apprezza e contraccambia.
Invece da me è irritata. Non so perchè, ma la cosa è tanto evidente quanto me ne è oscuro il motivo. Ma essendo che la mia capacità di comunicazione con il sesso femminile è via via andata peggiorando nel tempo, e con la parte indigena è pure peggio, neppure con Claire le cose vanno diversamente.
Mi chiedo spesso dove io sbagli, cosa sia che vien fuori, di me, e che irrita così tanto un certo tipo di donne. Ce ne sono altre, ad esempio T., recente amica, che invece con me sono affettuose e dolci.
Ma mi pongo la domanda diversamente: Claire mi piace, ed è evidentemente il modo in cui lo manifesto a rendermi irritante. Magari lo sarei a prescindere, ma con lei è evidente.
Non riesco a trovare la ragione dell'impasse, che pure credo esista.
postato da: Eteriele alle ore 01:56 | link | commenti (1) | commenti (1)(pop-up)
argomento: sogni, dubbi
mercoledì, 07 marzo 2007

La notte prima degli esami

In confronto Muccino è Fellini.
Pellicola inesistente ed irritante da pieno evo berlusconian-rutelliano.
Pellicola dell'Italia superficiale, stupida, inconsistente di oggi: non si salva nulla, davvero nulla.
postato da: Eteriele alle ore 00:48 | link | commenti (7) | commenti (7)(pop-up)
argomento: film, ad metalla
martedì, 06 marzo 2007

Elle est partie

Sottotitolo e sottofondo:
Baut sich mal einer eine Villa,
dann ist es draußen er weiß oft wo.
Mein bester Freund hat auch 'ne Villa,
doch die liegt mitten direkt im Zoo.
Ich bin oft mit ihm beisammen,
weil wir aus der selben Gegend stammen.
Mein Gorilla hat 'ne Villa im Zoo
Mein Gorilla lebt zufrieden und froh...

Parlai di K., la rumorosa sciampista prestata ingiustamente alle scienze infermieristiche, locataire dell'appartamento sopra il mio, in un vecchio post.
Ora, per aggiungere qualche particolare a quanto scritto, K. è il genere tipico e diffusissimo, come ormai ho scoperto, di giovane francese senza capacità autoanalitica: scuola, autonomia economica precoce perchè il lavoro qui si trova, vita di relazione altrettanto precoce e in generale chiusa sulla coppia, oppure - il caso di K. - vita sociale limitata ad un tour forsennato delle boites il sabato sera, più qualche trombata spot quando capita...
K. è del tutto autoreferenziale e quando pone una domanda non aspetta una risposta, fa da sè: e fuori dai coglioni, grazie. Come la maggioranza di questi simpaticoni, K. proietta sul collettivo ciò che non ha sviluppato dentro: l'atteggiamento francese tipico. In realtà se ne strabattono di te in quanto persona, cercano di farti rientrare in una delle (non molte) categorie che hanno ben sviluppato (la mia, di default, è quella marcata "italie", e madonnina...), ed è questo loro sistema social-culturale che ti sorregge... O, almeno, loro delegano il suddetto ad occuparsi di te: il che accade, sia chiaro. Il lavoro scorre, lo stipendio arriva, la protezione sociale è una realtà vera e non fittizia, il termine "pubblico" ha senso e peso forte, per quanto in continua ridiscussione. E' l'interpersonale che è drammatico, nel senso che non c'è. Dopo la classificazione veloce che fanno di te usando una delle loro categorie, segue puntuale il disinteresse: poichè in generale non sanno guardarsi dentro, figuriamoci guardare dentro gli altri... In generale quindi sono degli incapaci affettivi, con una fortissima ideologia collettiva che fa da alibi condiviso e inconscio e da supplente. E il disinteresse - che è dei singoli verso i singoli - è mascherato da discrezione. Per cui se io provo a interessarmi a loro, a quelli che possono incuriosirmi, mi prendono per un impiccione. Capisco sempre meglio perchè per Madame J questo fosse il paese ideale.
Ma stavo scrivendo di K., quindi torniamo a K. Dopo che m'ha classificato come il locataire italien, e dopo aver subito un paio di interrogatori sull'Itaglia, in cui - appunto - non ha mai ascoltato le poche risposte che ho cercato di darle, ho lasciato perdere: era come parlare con un muro. Carino, il muro, ma sempre muro. E' scesa da me una sera di tre o quattro settimane fa per chiedermi di darle una mano col computer. Sono salito, le ho messo a posto il pc, cercando inutilmente di spiegarle perchè attaccare una tastiera al posto di un mouse non è garanzia di funzionamento se non si tratta di periferiche USB,  mentre ho dovuto farmi strada tra confezioni di farmaci contro la gastrite, lavande vaginali e blister di anticoncezionali vuoti o semivuoti sparsi ovunque...
Senonchè l'incrocio di nuovo una decina di giorni fa, e trova modo di dirmi che se ne va. Cerca un appartamento in centro, questo non fa più per lei (la sua vita sociale, il punto è questo, risente del fatto che lei abiti in una villetta non à la mode, lontana dalle boites ma prossima ad un boschetto...).
Oggi ho trovato la camionette parcheggiata di fronte a casa e l'ho sentita per tutto il pomeriggio trasbordare mobili e scatoloni.
Ora, la questione è questa: l'appartamento di sopra è vuoto. Siamo rimasti in due su quattro.
Io e i dirimpettai, una giovane coppia senza figli, lui sembra uscito da un brutto varietà di France 2: fa i versi, le vocine, le smorfie, le pernacchie e gli sbuffi che solo una nazione come questa può trovare comici. E ci sono due cose che meritano di essere segnalate. La prima avevo pensato anche di usarla come spunto per un racconto, ma vai a trovare il tempo per scriverlo...  A mio avviso il lui della coppia dirimpetto aveva una relazione con K. Ogni volta che la compagna usciva, lui si precipitava al piano di sopra. Salvo fare, poi, beaucoup de sympas repas tous ensemble... E questo lui aveva l'aria piuttosto triste, in questi giorni, il dubbio che mi resta è se la sua compagna abbia capito o no, sappia o meno.
La seconda cosa invece è mia: la partenza di K., l'inutile, sciampistica K., m'intristisce. Avevo imparato a conoscerne le abitudini, gli orari, il modo di zampettare sulle scale e di prepararsi i pasti. Le docce quasi sempre notturne. Sapere che stava e dormiva e mangiava sopra di me mi faceva sentire meno solo. Stanotte non viene un rumore da sù, l'appartamento credo ormai sia quasi vuoto. E, prima che me ne vada anch'io, tra qualche mese, mi chiedo chi arriverà al posto di K. e cosa capiterà alla coppia dirimpetto. Sento stanotte la mancanza di un'estranea piuttosto idiota a cui mi hanno legato non amicizia, o complicità e neppure antipatia: ma orari, rumori e odori (l'unica cosa che posso dire di buono di lei è che aveva un buon odore e due piedi carini). E questo la dice lunga sulla solitudine che permea la mia vita francese: nel breve sonno di questo pomeriggio, mentre K. traslocava e saliva e scendeva per le scale, ho fatto dei bizzarri sogni erotici a sfondo piuttosto angosciante, come da moltissimo non mi capitava.
postato da: Eteriele alle ore 01:32 | link | commenti (4) | commenti (4)(pop-up)
argomento: dubbi, ad metalla, ad maiora melioraque