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"Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell'orbo e incerto oblio. Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli e non riannodi, e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo. Quante delle mie rimangono intatte, delle molte fiducie concesse da chi tanto ha creduto nel suo istinto e non sempre ha fatto attenzione ed è stato ingenuo per troppo tempo? (Sempre meno, sempre meno, ma la diminuzione di tutto questo è molto lenta). Rimangono intatte quelle che ho posto in due amici che ancora le conservano, a fronte di quelle riposte in altri dieci che le hanno perdute o dissipate. [...] Arrecare offesa alla fiducia è anche questo: non soltanto essere indiscreto e provocare danno o rovina con ciò, non soltanto fare ricorso a quell'arma illecita quando i venti cambiano e si piglia di mira colui che ha raccontato e ha lasciato vedere, ma anche trarre vantaggio dalla conoscenza ottenuta per debolezza o distrazione o generosità dell'altro, senza rispettare né tenere in considerazione la via attraverso cui si è arrivati a sapere ciò che si travisa o si brandisce adesso: se furono le confessioni di una notte innamorata o di un giorno disperato, di un tramonto di colpa o di un risveglio desolato, o dell'ubriaca loquacità di un'insonnia: una notte o un giorno in cui chi parlava parlava come se non vi fosse futuro al di là di quella notte o di quel giorno e la sua lingua sciolta dovesse morire con loro, ignorando che c'è sempre un altro che deve venire, rimane sempre, un po' di più..." (Javier Marias, Il tuo volto domani)

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lunedì, 26 febbraio 2007

Ma noi ci conosciamo?

Sali sulla navetta quasi deserta, la prima è già partita, che ti porta all'aereo per Paris.
C'è una giovane donna che ti fa un gran sorriso e tu la guardi perplesso. il viso non ti è nuovo, quel sorriso neppure. Per un secondo pensi che non si stia rivolgendo a te, ma la navetta, appunto, è deserta, e alle tue spalle non c'è nessuno. Quindi decidi di ricambiare il sorriso e le rivolgi quella domanda. Lei sorride ancora di più e sta per risponderti quando per fortuna il tuo cerebro sovrappone un'immagine vecchia di tredici anni a quegli occhi verdi e a quel sorriso luminoso. Pronunci il nome e lei s'illumina ancora un poco di più.
Tredici anni fa, lei faceva parte della classe, una di quelle prime sei dell'inizio della tua vita di prof, che ti vide per sei mesi insegnarle matematica e fisica. Tu ne avevi 24 e una laurea con sei mesi di vita, lei, allora, 19 e la maturità alle porte. Dopo aver capito che cosa ognuno fa lì sul quella navetta, scoprite che il computer vi ha pure assegnato il posto accanto. Per la precisione siete in una fila da tre, tu sul corridoio e lei sul finestrino, nessuno in mezzo, solo i vostri sguardi e i sorrisi e le tantissime chiacchiere. E' così che iniziano quattro ore che passerete insieme, parlando fitto, ridendo, ricordando, con una naturalezza che è riconquistata dopo due minuti, a tredici anni di distanza, e l'ultima volta lei ti dava persino del lei. Ti eri portato dietro i-pod e fred vargas, e non toccherai neppure una volta nessuno dei due in quelle ore insieme. Arrivati al De Gaulle lei scopre la sua valigia danneggiata (e tu scoprirai l'implosione dello shampoo solo a Toulose). Mentre parlate ti tornano in mente tante cose. Quegli occhi sono rimasti gli stessi, ma lei allora aveva i capelli molto più lunghi e due trecce che le scendevano quasi fino sulle spalle e vestiva come una ragazza di diciannove. Torna tutto in frettissima e si mischia torrenziale ai racconti reciproci, e c'è una cosa stranissima che rende questo pomeriggio francamente stupefacente: quando vi allontanate per qualche minuto, prima tu per prendere il carrello dei bagagli, poi lei per fare la denuncia di danno della valigia, prima tu per andare alla toilette, poi lei per la stessa ragione, ebbene ti accade una cosa stranissima: ogni volta che la perdi per un secondo di vista, lei scompare e diventa una giovane donna molto francese (anche se lo è solo di madre e di marito) tra la folla, poi quando vi cercate e vi trovate il sorriso la rende di nuovo lei ed è come se ogni volta la riscoprissi. Poi c'è una corsa a prendere la rer e poi la metro, perchè dopo il volo comune e il posto accanto anche il percorso metropolitano è lo stesso, lei abita solo a quattro fermate da dove devi scendere tu... Infine uno slalom divertente dove correte come pazzi per i corridoi della metro parigina, entrambi carichi di bagagli, tu pure col violino che per la prima volta porti en france. Il saluto è rapidissimo e tu scappi a prendere il Tgv.
Ma prima, sempre ridendo, lei ti dà il suo biglietto da visita, e stasera, come avete concordato, le scrivi. Dovrai spedirle un po' di musica, ma ne approfitti per postillare quanto segue: "è stata una sorpresa molto gradita e gradevole incontrarti, fare il viaggio insieme e chiacchierare, e sono piacevolmente stupito della naturalezza con cui è capitato. Ti ricordavo una ragazza graziosa e intelligente, ho ritrovato una donna bella e interessante."
E questo rientro in Francia è stato il più gradevole che ricordassi dei tantissimi di quasi sette anni.
Non puoi dire se vi siate ritrovati, perchè è difficile dire se foste mai stati vicini, a parte in quella classe lontana, ai due lati opposti della cattedra: è successo qualcosa di particolare, almeno per te. E anche se fosse limitato a quelle sole quattro inaspettatissime ore di aereo, chiacchiere, metro, ancora chiacchiere e corsa, è stata una sorpresa che t'ha illuminato e deliziato.
postato da: Eteriele alle ore 02:32 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento: ad maiora melioraque
mercoledì, 21 febbraio 2007

La mia Toulouse

E' la lunga e bella mail di un'altra amica felicemente ritrovata che mi fa pensare.
Lei scrive di Toulouse, in cui vissi per due anni dal 2000 al 2002 col mio amore italiano d'allora, Madame J. E dove lei trovò Monsieur J. dopo quasi cinque anni passati a fare progetti insieme a me,  scappo' con lui. Succede, anche se il come, beh... quello cambiò tutto.
Ma la mia Toulouse di oggi, che la mia altra amica ritrovata descrive con crudezza come piena di ricordi devastanti, in realtà è molto più complessa d'allora. Non migliore o peggiore, ma diversa.
Non è cambiato il mio amore fortissimo per quella città e i suoi fantastici dintorni. Quello resterà: qui sono Eteriele e Toulouse nudi e crudi,  faccia a faccia. E non sono neppure più i ricordi, che pur essendo presenti non devastano, davvero non più, ogni tanto è solo un misto d'incredulo stupore, di assurdità velata di malinconia.
E' che prima io non stavo lì da solo, ma dentro una coppia che pensavo essere la "vera" coppia. La città la vivevamo in due e, pur lavorandoci, era stato un po' come essere immersi in un viaggio bellisimo e lungo due anni. Viaggio che in realità facevo da solo, ma questo l'ho capito dopo, oppure non era lo stesso viaggio. Ora, invece, siamo io e la città: ossia moi, la di me solitudine, Toulouse e la sua solitudine intrinseca.
Insomma: questa Toulouse è ormai profondamente mia e solo mia, e per arrivare a questa constatazione dovevo passare le forche caudine del ritorno lì. E nell'essermene riappropriato da solo, i suoi colori sono molto cambiati. Non è più un viaggio, questo. Ora siamo io e lei e basta, non c'è alcun rapporto d'amore personale con Mesdames vere o piuttosto presunte, non ci sono amicizie e nessun altro filtro interno. Moi et elle: Eteriele e la città conosciuta e battuta, amata e straniera.
E ora che so di amarla, Toulouse, sempre moltissimo e so pure che ci tornerò, forse, in futuro, mi è anche chiare che quest'amore è un fatto tra noi, non c'entra piu Baldraque M.: è un amore più duro, più scarno, più essenziale e che mostra tutti i suoi limiti, perchè non ci sono focolari calorosi che m'attendono, o sguardi che si scambiano, o complicità, che pure forse non ci sono mai state, a rendermi la permanenza più soffice e meno straniera. Moi et elle, dunque. Moi et Toulouse, la vera, la bella, l'algida e la desertica.
postato da: Eteriele alle ore 00:47 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
argomento:

Sono troppo stanco

...questa sarebbe dovuta essere una settimana di riposo italiano.
Invece: sono attaccato allo strumento che misura i campetti magnetici prodotti dalle nanoparticelline... Una settimana senza sosta. Poi domenica riparto a Toulouse, e da lunedì di nuovo al massacro tra microscopi e lezioni.
Ora: tutto questo non è masochismo. E' desiderio di scoprire delle cose nuove, di non perdere il rapporto con le due colleghe italiane con cui lavoro più a contatto e a cui sono legato, di essere coinvolto nello studio di alcuni materiali carini e nuovi.
Inoltre: da settembre tornerò in Italia, ma sarò in condivisione tra la mia università d'origine, nella quale ormai terrò solo un po' di lezioni, e un nuovo centro di ricerca del nord italia che mi ha proposto di coronare il più fantastico e impensabile dei miei annosi sogni di fisico, la direzione di un laboratorio nuovo di zecca di microscopia elettronica, con budget siderale, uno stipendio finalmente decente e la possibilità di scegliermi le persone con cui lavorare. Alea Jacta Est:
la capa universitaria è ora informata e mi sostiene.
Ma, ma... talvolta, come oggi, ad esempio, scricchiolo. Quest'anno di massacro didattico francofono mi ha visto sentire gli scricchiolii più netti mai ascoltati finora. Ho paura di non farcela, e che gli scricchiolii si trasformino in uno schianto. Ci proverò lo stesso, ma i timori ci sono. Cosa accadrà, non so.
Ma so anche che c'è una parte di me, che non ha nulla a che fare col lavoro ma va molto più in profondità, che si è rotta della solitudine, che vorrebbe, banalmente, uscire all'aperto. E che, a differenza di quella lavorativa, dove la lotta quotidiana contro stanchezza, ansia, dubbi mi ha visto alla fine tirare una somma positiva e raccogliere i frutti di molta fatica e di tante difficoltà, quella personale sembra si sia bloccata in un angolino da cui non riesce a sfilarsi. Ma poi, vedremo.
postato da: Eteriele alle ore 00:29 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
argomento: sogni, dubbi
giovedì, 15 febbraio 2007

Il vento, del passato

Giorni ventosi qua a Toulouse. Le folate tiepide sferzano i prati del campus, gli alberi spogli, la città dai mattoncini rossi... Sembra lontano l'inverno scorso, senza vento ma molto freddo. Quest'anno sui Pirenei non c'è neve, solo un piccolo strato di ghiaccio che non permette alcuna escursione: tristezza.
E soffia anche il vento del passato, ha soffiato questo fine settimana, un piccolo contatto con quell'amore antico, sono passati tanti anni.
Cosa accadde è facile a dirsi. Fu una storia di un anno. Tu ne avevi 27 e lei 20. E te la ricordi come una storia dolce, passionale e imperfetta, molto parziale, frammentaria, pure. Perchè non avevi testa, perchè l'amore di lei, che pure credi ci fosse, non copriva la differenza d'età che sentivi troppo grande. Quando scopristi che l'amavi davvero e che forse ce l'avreste potuta fare, era tardi, molto tardi, troppo tardi. Lei era perduta, ed era andata a vivere con un uomo ben più grande di te in un paese lontano.
Non l'hai vista che due volte in questi anni. La seconda poco più di tre anni fa, dopo averle scritto un piccolo biglietto. Credevi d'averla ritrovata, ti sembrava contenta, pensavi che avreste potuto rivedervi, almeno di tanto in tanto, da qualche parte. Durante quelle poche ore ti accorgesti che l'amavi sempre, almeno un po', ma non glielo dicesti, avresti solo generato una fuga. Ma la fuga ci fu ugualmente: qualcosa accadde, dopo, dalla sua parte, e lei si allontanò in fretta, e di fronte al tuo stupore (ed anche alla tua manifestata cocente delusione per quella marcia indietro) lei si rifiutò di dare spiegazioni. Fino ad un tuo breve e-mail provocatorio al quale rispose, incredibilmente e al suo posto, l'uomo lontano, che colse l'occasione per dirti che si sarebbero a breve sposati (vivevano insieme da sei anni in casa di lui). Rispondesti, a lui, molto duramente: ma nel contempo ti fu subito chiara la ragione della marcia indietro di lei, nei mesi precedenti. Non era libera di vederti e, come sempre le avevi visto fare in passato, aveva accettato la limitazione della libertà finendo per convincersi che fosse una decisione sua. Aspettasti più di un anno, poi le mandasti una piccolissima e-mail con gli auguri di compleanno e Natale. Rispose, con molto ritardo, ringraziando. Da allora solo qualche e-mail, le sue risposte sempre molto tardive: non conti più per me, aspetta. Ok, decidi di aspettare, in fondo che fretta c'è?
Ma domenica, domenica vi riscrivete, e tu le mandi della musica (che è il suo mestiere). Scherzando, davvero senza malizia, le dici una cosa del tipo: e tanti saluti dal tuo ex fidanzato. Accade una cosa strana: risponde piccata. E quando mai io e te siamo stati fidanzati? Ok, d'accordo, le rispondi. E, aggiungi: ho capito che t'amavo troppo tardi. Quindi niente fidanzati, eravamo solo amici-amanti. Una vecchia definizione che allora usavi con lei, e che la faceva un po' arrabbiare. Sì, le scrivi, facevamo una parte delle cose che fanno i fidanzati, quelle dolci, quelle passionali, ma mancava il resto. Non va bene neppure così: ti risponde che no, non eravate neppure amanti. Perchè se tu fossi stato il di lei amante, avresti dovuto avere una fidanzata fissa che tradivi con lei. Ma poichè lei era l'unica, e non l'hai mai tradita, non puoi definirti amante. Ed ra basta con questo discorso, aggiunge, nonostante l'abbia iniziato lei.
Ma che diavolo succede?
C'è una cosa che ti è chiara: quel suo nervo è scoperto, almeno un pochino. La cosa assurda è che lei mostra che è scoperto nell'affermare con durezza che non lo è. Che tu non conti nulla, alla fine, nè hai mai contato nulla. Le scrivi che ok,  questo l'hai capito, e che sei passato invano. Ma lei non risponde più.
E' la storia della tua vita, questa: ami donne che poi fuggono. E poi si sposano. Chi come lei, perchè non ci sei stato abbastanza, chi, come quell'altra, intimamente corrotta, perchè non le servivi più a niente ma anzi, eri pure d'intralcio e per di più non riusciva a farti credere il contrario. Ma sentirsi dire: non conti nulla, non hai mai contato nulla, anche dopo tanti anni, e proprio da lei che è il tuo passato più dolce e passionale, fa un po' male. Ma se non contavi nulla, perchè un anno con te? E, infine, se non contavi nulla nè conti più niente - tutto legittimo intendiamoci - perchè ora lei s'incazza tanto? Ma è proprio questo il punto: non puoi più parlare di questo con lei.
Il vento del passato soffia, soffia, e si porta via le tue parole, e resta solo il ricordo di un calore tanto intenso quanto lontano, ormai quasi negato da lei, che invece era affianco a te, allora, anche se ora preferisce riscrivere il tutto in maniera diversa. Ora quel ricordo lo puoi preservare solo tu, e così farai, che lei lo voglia o meno.
postato da: Eteriele alle ore 01:30 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
argomento: sogni
martedì, 13 febbraio 2007

Secondo anniversario

Stesso giorno dell'anno.
Prima, una troppo lunga discussione, senza alcun senso e che si avvita su se stessa, in cui ti rendi conto che non è proprio il caso.
Poi è un parcheggio deserto dove lasci la tua macchinina cotidie.
Poi sono dei baci, delle parole dolci e delle carezze, di alcune ore.
E' dolce, sembra bello. E' fallace, incerto, confuso come le labbra che inumidisci e le dita che intrecci. E infatti ha la consistenza di poche ore.
Poi, alcuni mesi dopo, la titolare delle labbra e delle dita si rivela per ciò che è e che non ha. Non è colpa sua: sei tu che non hai voluto vedere che era così. Non sei neppure stupito, quindi non è questo il problema.
La domanda invece è: com'è che ti sbagli sempre?
postato da: Eteriele alle ore 22:17 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
argomento:
venerdì, 09 febbraio 2007

Giuliano Carmignola e i late violin concertos di Vivaldi

Ripercorro il mio blog, vado su e giù per i quattordici e più mesi della sua esistenza (che possono, malamente, aggiungersi a quelli dei due più radi e meno densi blog precedenti) e mi rendo conto che negli ultimi qualcosa è cambiato. Autoanalisi veloce ma dalla risposta quasi scontata: conosco il perchè del cambiamento non tanto in quello che scrivo (giro sempre intorno alle stesse cose, come accade di frequente) ma nel come lo scrivo. E il cambiamento essenzialmente è questo: mi prendo un po' meno sul serio (ma comunque sempre troppo). Perchè? E' facile la risposta: per tre o quattro cose che mo' vado ad elencarvi.
La prima è l'Amica Ritrovata. In realtà l'avevo ritrovata da un po', ma ora questo reincontrarsi ha preso forma quasi quotidiana. L'Amica Ritrovata... il mio antico e duraturo e non corrisposto amore della giovinezza. Non posso parlare che per me: so cosa è tornato su, so quale sia stata la mia gioia nel rivederla, quale la mia (a tratti un po' incredula) contentezza nel sentirla per msn, sapere che è lì, che dopo 20 (venti!) anni da quelle lontane giornate che ci vedevano sedere a pochi metri di distanza in una classe liceale, l'affetto, la confidenza, la capacità di parlarsi e di capirsi (tutte cose che ho sempre saputo essere state reciproche ma che per tantissimi anni pensavo si fossero perdute in due vite diverse e lontane) sono tornate con naturalezza. La cosa assurda è che questo è iniziato ad accadere, l'Amica Ritrovata sa bene perchè, in un frangente disperante e orrendo. E' stata, a farci ritrovare, una persona che ora non c'è più, e che abbiamo amato (e amiamo e ameremo sempre) molto entrambi, in maniera diversa. E questo è stato, dal mio punto di vista, l'ennesimo, estremo regalo. Ecco: da quando l'Amica Ritrovata è tornata, io mi sento meno solo. E non aggiungerò altro, lei capirà.
La seconda cosa è la fine di un incubo lavorativo. Ma questo non è molto interessante.
La terza cosa è il sorriso di C. C. è una giovane donna, assai più giovane di me, a cui ho avuto il piacere di insegnare un po' di fisica in questi mesi, ma soprattutto di perdermi nei suoi occhi e nei suoi sorrisi. Sì: di sorriderle e di avere il suo sorriso. C. è una persona di cui non so quasi nulla, di cui ho solo potuto osservare la vitalità esplosiva e l'intelligenza allegra, come una persona ben più grande e diversa può fare. Il sorriso di C. mi ha accompagnato, ed è un peccato che ora non la potrò vedere quasi più, perchè non sarò più suo prof., ma quel sorriso verrà comunque con me.
La quarta e ultima cosa si chiama Julie alias LoreleidelReno alias Eufonica Ormonale (e per trovarti dei nuovi nomi, il me faut du temps: ché pure Bastiano Baldassarre Bucci, molto più talentuoso di me, ebbe i suoi bei problemi per trovare il nome alla principessa della turris eburnea). Lorelei, che se chiude davvero il suo blog, giuro che salgo su un treno o un aereo e vado a legnarla. Julie, che non so se incontrerò mai pirsonalmente di pirsona, ma che è il buonumore quotidiano (mi ripeto, je sais...) nell'aprire il suo blog. L'Eufonica, che non ha ancora chiara la propria rara luminosità, o forse l'intuisce e ne ha timore, oppure ne vede i riflessi su specchi che gliela rimandano indietro deformandola... A cui auguro di cuore, anche solo per questi mesi di risate tanto silenziose quanto tonanti che le sue scalette sentimentali a chiocciola mi hanno provocato, di trovare quel che cerca. E se non cerca nulla, di trovarlo lo stesso.
postato da: Eteriele alle ore 23:17 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
argomento: viaggi, sogni
lunedì, 05 febbraio 2007

Ok, l'intenzione iniziale era...

...quella di scrivere un post del tutto inutile su una beve uscita assai orchitogena di giovedì.
Volevo provavre a farlo scherzoso, ma per ora è uscito questo, di cui sarà inutile lamentarsi alla fine della lettura, vi avverto: non ci sarà rimborso.
Dunque, giovedì mattina propongo un cinema, con titolo preciso, al collega italiano, ricevo un sì, poi il cinema si trasforma magicamente in birra per altrui incantesimo... Chi è il mago che ha potuto tanto? Niente mago, ma tre fatine dalle sembianze di masculi latini hanno condotto il sortilegio: il collega italiano molto confuso, un brasiliano ed uno spagnolo. Al punto d'incontro faccio presente che non ho mangiato e così altri due su tre... E' lo spagnolo inesorabile a dare il tono alla serata: è la sua prima uscita lontano dal "mi amor", come la chiama lui, la sua ragazza che è venuta a vivere qua en france per non lasciarlo solo e che sta a casa ad attenderlo, a fare i mestieri della brava donnina à maison. E, lui aggiunge, "mi amor sa come far felice un uomo" (spero che non si riferisca alla sola qualità del repassage) tanto da proporre alle altre ragazze spagnole del gruppo, che lo ascoltano basite, "voi dovreste prendere lenzioni dal mi amor", ed era serio. Ma la temporanea lontananza del su amor sortisce un effetto neppure strano su di lui: giovedì sera sembra che gli sia saltato il tappo. Quindi: dopo il cinema - mannaggia, a me quel film interessava davvero! - le tre fatine ascoltano il mio successivo desiderio/proposta, che si faccia un salto a mangiar qualcosa in un ristorantino argentino vicino carino e cheap. Ma le tre fatine compiono il secondo incantesimo, ché non si deve spendere troppo: il petit resto argentin si trasforma come per magilla nel peggiore kebab della mia vita e nel posto più squallido dove sia mai finito, ma il lauto menu tout compris è a cinqueurocinque e su questo colpo di culo lo spagnolo è irremovibile: che sia quel kebab o nulla. Infatti la cena da piccoli Luculli viene consumata in un locale senza porta e finestre (non è che sia chiuso: è completamente aperto sulla strada ghiacciata) dove consumiamo il kebab più immondo dela regione, e a tre gradi sotto sero (reali), per cui io mangio seduto ad un tavolino tenendo sciarpa, giaccone e cappello e i coglioni che mi fumano. Reggo poco, la mia voglia di strozzare le fatine cresce inspiegabilmente e esponenzialmente. Poco dopo capisco il perchè di tanto risparmio sul cibo: è alla birra che puntano le fatucchierine. Finiamo in una birreria pseudo belga per hobbit, dove le tre piccole magascie sperperano il triplo di quel che hanno speso per quel Kebab di Trimalcione, che Petronio le fulmini...
Nel locale, con le tre fatine di sesso maschile, soprattutto con quello che ha perduto il su amor - il da lui proposto argomento "sperma" tiene, allora e a lungo, banco - alterno pochi fallimentari tentativi di girarla a ridere a lunghi momenti di assenza dove dirigo il mio spirito in una sorta di limbo per cercare di lenire il dolore delle mie parte basse, ormai incenerite dall'incazzo.
Solo un'ultima cosa... intravedo dietro il bancone un barista: alto, magro, capelli corti neri, fumatore e altri tipici optional che lo fan sembrare un modello base dotato di qualche menata aggiuntiva. Se non è surfista, sono pronto a giocarmi una palla (anzi no: mi gioco il mucchietto di cenere rimasto dal pietoso ufficio della crematio testicolorum) che è un free climber. L'intravedo, l'osservo brevemente, poi mi balocco nel fantasticare non su di lui, ma sulla categoria, e sull'idea di scriverci una storia. Questo sì che porebbe dare origine ad un vero post.
postato da: Eteriele alle ore 02:57 | link | commenti (7) | commenti (7)(pop-up)
argomento: ad metalla