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Utente: Eteriele
"Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell'orbo e incerto oblio. Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli e non riannodi, e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo. Quante delle mie rimangono intatte, delle molte fiducie concesse da chi tanto ha creduto nel suo istinto e non sempre ha fatto attenzione ed è stato ingenuo per troppo tempo? (Sempre meno, sempre meno, ma la diminuzione di tutto questo è molto lenta). Rimangono intatte quelle che ho posto in due amici che ancora le conservano, a fronte di quelle riposte in altri dieci che le hanno perdute o dissipate. [...] Arrecare offesa alla fiducia è anche questo: non soltanto essere indiscreto e provocare danno o rovina con ciò, non soltanto fare ricorso a quell'arma illecita quando i venti cambiano e si piglia di mira colui che ha raccontato e ha lasciato vedere, ma anche trarre vantaggio dalla conoscenza ottenuta per debolezza o distrazione o generosità dell'altro, senza rispettare né tenere in considerazione la via attraverso cui si è arrivati a sapere ciò che si travisa o si brandisce adesso: se furono le confessioni di una notte innamorata o di un giorno disperato, di un tramonto di colpa o di un risveglio desolato, o dell'ubriaca loquacità di un'insonnia: una notte o un giorno in cui chi parlava parlava come se non vi fosse futuro al di là di quella notte o di quel giorno e la sua lingua sciolta dovesse morire con loro, ignorando che c'è sempre un altro che deve venire, rimane sempre, un po' di più..." (Javier Marias, Il tuo volto domani)

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mercoledì, 27 dicembre 2006

Pausetta capodannizia

Causa vacanza (anche informatica, credo, salvo ripensamenti last minute) del sottoscritto, il presente blog resterà inattivo fino ai primi di gennaio, per quanto la notizia rivesta importanza nullla.
Una vigorosa stretta di mano agli affezionati lettori e tutto il resto alle affezionate lettrici.
postato da: Eteriele alle ore 01:08 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento:
lunedì, 25 dicembre 2006

Due palle

Una massa di gente, prevalentemente di ragazzi, si aggira per un intrico di caverne: è un congresso di microscopia elettronica. Alla fine del congresso, in un parcheggio semideserto all'esterno di un complesso militare, il tutto immerso nella notte e nel gelo, incontro il direttore generale di un centro di ricerca e mi metto a discutere con lui di posti e ruoli proposti...
Meglio un bel sogno erotico, grazie. Molto meglio. Devo smettere di parlare di lavoro durante il giorno.
postato da: Eteriele alle ore 05:50 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento: sogni
domenica, 24 dicembre 2006

Auguri a

Tutti si scambiano gli auguri di buon Natale.
Anche io voglio inviarne uno, col pensiero. Alla famiglia di Piergiorgio Welby, a sua moglie in particolare.
E scrivere una piccola cosa a margine. Visto che stanotte è il momento in cui, in teoria, si festeggia la nascita del Cristo di Nazareth, mi permetto una parola su questo. Io non credo - non più da tanto, ormai - alla divinità di questa figura, ma resta una figura bella, dolce, pulita, che fosse o meno il figlio di un dio o un semplice uomo coraggioso e un po' folle. E per quanto io non creda alla sua essenza metafisica, se ci fosse, per quello che ho letto nel Vangelo, non sarà certo il sadismo inumano di qualche stupido, arido prete della chiesa cattolica ad impedire che Welby sia accolto dal Cristo, se c'è quel dopo a cui i cattolici credono. E non mi va di sprecare molte altre parole sull'assenza di umanità di questa chiesa che, nel solco di una tradizione secolare, predica una cosa e fa esattamente il contrario, applicando con gelida, oscena ipocrisia le proprie stupide regole sulla pelle degli altri: e mai contro i potenti, sempre contro i poveracci. Il mio Vangelo e il mio Cristo, quello del discorso della montagna, per intenderci, non hanno nulla a che fare con questa gentaglia.
Resta, in ogni caso, per quel poco che vale, la vicinanza umana a queste persone che non ho visto se non in qualche immagine e di cui ho letto sui giornali. A Piergiorgio Welby, l'augurio più forte che gli sia lieve la terra. Alla sua famiglia, di trovare ora, come possibile, un po' di pace.
postato da: Eteriele alle ore 20:03 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento:

Programma della vigilia

In ordine sparso o quasi...

Trasferire un po' di cidìs in mp3.
Referare articolo su nanoparticelle magnetiche.
Riordinare i dati microscopici e spettroscopici dei campioni catalitici di Philippe.
Accoppare sine pietade i vicini mononeuronici del piano di sotto, accompagnandone l'agonia con soddisfatte und cavernose risate.
Comprare della nourriture per domani.
Riordinare i documenti del concorso di Roma.
Comprare un po' di carta per i pacchettini.
Farmi fare due ricette dal babbo e andare in farmacia e prendere le relative medicine.
Comprare tre dividì-roms per trasferire un paio di filmaggi.
Demolire l'orribile libreria.
Organizzare un convegno carnale con qualcuna che mi piaccia e mi stenda e indi farmi materassare in saecula saeculorum.

Invero: il penultimo proposito è per ora non realizzabile, non ho ancora comprato quella nuova. Ma ogni volta che guardo questa, mi viene da prendere un piccone. L'ultimo proposito ricade in quella peculiare costruzione latina che si chiama periodo ipotetico dell'irrealtà.
postato da: Eteriele alle ore 09:15 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento:
sabato, 23 dicembre 2006

Sincronizzata sul mio scroto...

...la mia augusta genitrice, riesce a chiamarmi al telefono nei momenti più neri. In generale non rispondo, ma quando - all'ennesimo tentativo - cedo stupidamente al senso di colpa (o decido che basta, è ora di darci un taglio) riesce quasi sempre col solo tono della voce ad assestare il colpo di grazia agli zebedei già sfrangiati. E' un modello vivente di antiempatia: mai conosciuto nessuno che riesca aessere così non vicino agli altri come lei, perennemente depressa, ricattatrice e piagnucolosa, nessuno che riesca a volgere al peggio con questa precisione anche le cose migliori. Più forte di lei: decenni di allenamento la rendono un campione nello sport della demolizione dell'umore altrui. Inevitabile che intorno abbia il deserto, anche il masochismo più sfrenato e i sensi di colpa più radicati scappano urlando di fronte a questa rasatrice delle soddisfazioni degli altri. (Esempio recentissimo: ha chiamato il fratellino, che le ha dato contento la notizia della propria assunzione a tempo indeterminato. Risposta entiempatica con tono cimeteriale: ah.)
Insomma, a quarantacinque anni di distanza da quando si conobbero, a quasi quaranta da quando si sposarono, a undici da quando si sono separati, mio papà le chiede ora il divorzio. La chiama per spiegarle come poter fare nella maniera più rapida e indolore. Sembra che non gliene importi nulla, ma di certo cercherà di vedere se può farsi aumentare un po' il mensile, tra una lacrima e l'altra. Anche papà non sceglie di certo il momento più adatto: l'approssimarsi delle feste l'ha sempre resa (è una tradizione decennale) più nera e rompiballe del resto dell'anno (dove pure si dà da fare), non conto più tutte le vacanze natalizie da incubo passate, quando io e i fratelli eravamo prima bambini e poi ragazzi, con lei barricata nella stanza da letto ad imporre la propria depressione ai cosidetti cari.
E se si capisce che sono (e sarò sempre) furente con lei, beh... è esattamente così.
postato da: Eteriele alle ore 22:36 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento:

Mai schiacciare il pisolo pomeridiano...

(...dopo aver scritto il post come quello che precede il presente
e aver buttato giù troppa pasta e due bicchieri di rosso)


Sono a Toulouse e vago per i viali alberati intorno all'allèe des demoiselles, verso il mio vecchio laboratorio. Cerco un posto dove fare il bucato, almeno credo, o forse sto andando a lavorare proprio in quel laboratorio. Salto cancellate e siepi, m'infilo in giardini sconosciuti per poi uscirne alla ricerca di una scorciatoia per arrivare prima. E' un primo pomeriggio di primavera inoltrata, il sole è alto e picchia, c'è caldo.
Squilla il cellulare: numero mai visto prima.
Moi: Sì? Pronto...
MJ: Sono MJ, ciao.
Moi: Che vuoi?
MJ: Niente... pensavo che forse dovremmo vederci e uscire insieme...
Moi: Ma a me risulta che sei potentemente marriée...
MJ: E' vero... ahahahaha...!!!
Moi: Non c'è un cazzo da ridere! Come al solito non hai capito la battuta...
Clic.
(Quel potentemente non so da dove arrivi: nella vita di veglia non credo di averlo mai usato)
Risquilla.
Moi: Ancora?
MJ: Ma perchè non possiamo vederci?
Moi: Senti io non ho nessuna intenzione di vederti. Hai fatto quel che volevi, no? Quindi basta...
Clic.
Continuo a girare per i giardini soleggiati, sono incazzato come un'idra.
Risquilla.
MJ: Ho capito, ho capito... peccato.
Moi: Sentimi bene, non mi chiamare più, chiaro?, mai più.
Clic.
Poi mi ricordo alcune altre cose sgradevoli da dire... Cerco il numero da cui MJ ha chiamato, lo compongo. Messaggio dell'operatore: "lei si trova su un numero collegato ad un doppio cellulare, la sua chiamata non può essere inoltrata".

(...ma che c'era nel cibo prandiale?)
postato da: Eteriele alle ore 19:23 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento: sogni

Se si sale un difficile scalino...

Per tanto tempo non ho fatto altro che pensare a tutte le piccole cochonneries, betises, conneries et coullionades fatte da Madame J. in quei tanti mesi di schifo... Ognuna era indigeribile, la somma del tutto era insopportabile, ma le ricordavo, rielencavo, riordinavo mentalmente, meticolosamente e sempre con quella sensazione d'incredulità rabbiosa... Non che non mi tornino ancora in mente, ma meno, e solo relativamente di recente sono riuscito a passare al livello superiore. Se ci si concentra troppo a lungo sui particolari - anche orrendi o proprio perchè tali - si perde rapidamente la visione del tutto. I particolari aiutano a capire i particolari, ma non il tutto. Salgo quel gradino alto, arduo che è il lasciarli andare, almeno per un po', e riguardare invece il tutto da quella nuova altezza. Il gradino è alto perchè necessita di quel distacco, di quell'accettazione che arriva non subito, nel mio caso sono passati quasi tre anni dopo i cinque avec Madame. Insomma: ora riguardo il tutto e vedo una cosa ancora diversa, meno dolorosa nel particolare ma squallida e tristissima nel suo proprio generale. E' calcolo becero quel che viene fuori dalle scelte di Madame J., nella vita quotidiana tanto surreale quanto indefesso censore dei comportamenti sempre e solo altrui, e rabbiosamente indisponibile ad accettare il minimo giudizio sui propri. E' studio dell'opportunità, quello che fece a mie spese Madame, mentre teneva in caldo Monsieur J. e intanto mi giurava che l'amore per me c'era ancora e che io ero sempre l'uomo della sua vita, e intanto vedeva cosa sarebbe accaduto al suo lavoro (come e, soprattutto, dove) e dove quindi avere il letto pieno. Monsieur J. vinse, alla fine: posizione geografica e sottomissione ideali.
Torno al gradino inferiore del particolare: l'ultima frase di Madame J., che stava già con Monsieur J., nel mio telefono fu "ma tanto lo so che, prima o poi, io e te ci reincontreremo." Fammi toccare le palle, cara. E gira al largo, anche se tanto lo so che, prima o poi, quello sì, avrai l'impudicizia di rimanifestarti, perchè tu e la vergogna siete ortogonali.

(E sia chiaro che Madame J. non legge queste righe:
non sa che questo blog esiste, e anche se lo sapesse
non le importerebbe un granchè)
postato da: Eteriele alle ore 12:12 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento: ad metalla
venerdì, 22 dicembre 2006

Stanotte baci

Dopo tantissimo, ma proprio tantissimo tempo, stanotte ho sognato di baciare ed esser baciato. Era la giovane catalana compagna d'opera. Sarà buon segno?

(non per la catalana, ma per la qualità della mia vita onirico-erotica o erotico-onirica,
che è la stessa cosa perchè, appunto, ormai non è che in sogno che...)
postato da: Eteriele alle ore 20:06 | link | commenti (5) | commenti (5)(pop-up)
argomento: sogni
mercoledì, 20 dicembre 2006

Ma perchè entro in questi negozi?

Entro in un negozio TIM della capitale, per dare uno sguardo a tempo perso ai telefonini... Nessuna intenzione di comprarne uno nuovo, solo per guardare e per fare ora... Mi arpiona una ragazza e mi propone il cambio di operatore. La tariffazione è vantaggiosa, accetto. Mentre la ragazza trascrive i miei dati, una signora sulla cinquantina sta chiedendo a gran voce aiuto ad un giovane commesso accanto a me:
"sentascusi, macchèmmepotrebbeaiutà? Avreibbisognoddunaconsulenza!"
"Dicaaaasignò!"
"Stoacercàunnocchiacheppparla, celavvetevvoi sto' telefono?"
"Quello nuncestà... mabbiamo ernocchiacoateecammerazaissdeprescisione!"
Ma... e un telefono per telefonare, no?
Via! Via!

postato da: Eteriele alle ore 18:33 | link | commenti (3) | commenti (3)(pop-up)
argomento: ad metalla
martedì, 19 dicembre 2006

Roma uno

(ma non è detto che ci sarà il due)

La prima volta è stato nel maggio nel 1989, con l'allegra famigliola, e avevo vent'anni.  Anzi no: non era la prima, la prima era stata nel 1974, di anni ne avevo cinque e ho un ricordo vago: mio padre venne qui per accompagnare suo fratello per una visita medica. Ricordo l'andata allo zoo, e poi a San Pietro, e poi un treno notturno per Civitavecchia e una nave e una poltrona addormentato su papà, e tanta sete e lui che andò a cercarmi dell'acqua. Poi tantissime volte nel 1991, erano partenze e rientri in giornata, un venerdì ogni due, tutta la famiglia. Anche qui la ragione era medica, diciamo così. Dopo l'ennesima crisi grave di quella che allora era la coppia del mio papà e della mia mamma, si fece, tutti e cinque, quel che si chiama una terapia familiare. Tutti insieme, senza molta passione, in una stanza, lo studio era in Via Ottavilla, ripresi da una telecamera nascosta. La cosa funzionò e non funzionò: non servì al papà e alla mamma, che continuarono il massacro (lei a generarlo e lui a subirlo), ma servì, almeno, un po' a me ed alla sorellina, imparammo un po' a difenderci. Meglio di niente. Comunque quei mesi di avanti e indietro mi fecero conoscere e amare moltissimo questa città meravigliosa, col suo accento insopportabile (almeno per me), con questo traffico da incubo, e con i suoi palazzi e basiliche e negozi e ristoranti e rovine, e soprattutto col fascino del centro della politica della nazione. Fino ad allora, per me, qualcosa di presente (la politica, la storia del paese, le figure importanti del potere repubblicano) e di intangibile insieme: nomi, strade, palazzi, partiti... Ma tutto lontano, in quella città vicina ma mai vissuta e vista davvero, fino a quel momento. Avevo nove anni da poco quando Pertini fu eletto, e gli scrissi una letterina, aiutato dal mio papà entusiasta per quell'elezione, e ai primi di luglio, ero in costume nel nostro immenso giardino - quel giardino che è un mito nella mia memoria e che ora in gran parte non esiste più - a fare la doccia con l'acqua gelida del pozzo, arrivò il postino con una risposta firmata dal segretario generale della Presidenza della Repubblica... Andai seminudo a farmi passare quella busta di carta pregiata attraverso il cancellino della grande villa, e sgranavo gli occhi di fronte ai caratteri svolazzanti e al ringraziamento scritto. Il Presidente Partigiano aveva risposto, a me, minuscolo cittadino scemo padre-guidato, di anni nove e della provincia dell'isola oltretirreno. Roma, città lontana, Roma della politica, Roma della Chiesa, Roma dei grandi teatri dove i miei andavano - spendendo tutti i pochi soldi che avevano - per vedere qualche spettacolo particolare, ma prima e solo poco dopo la mia nascita, e allora si amavano, credo. Roma, che stasera ripercorro in lungo e in largo, e non mi stanco mai, e sto bene qui, e mi sento a casa anche se casa non è. Passo il fiume di Tiberio, poi arrivo in Via di Ripetta, poi il Corso, poi i Palazzi della Repubblica (e, cazzo, da chi sono occupati oggi: che follia!), poi Via del Tritone, adesso Internet cafè di Via Barberini, poi salirò ancora. Roma, la mia prima ansiogena esperienza di ricerca extra moenia, novembre 1996. Roma, dove feci il primo viaggio con Madame J., era l'inizio del bellissimo maggio 1999, e almeno questo ricordo è così bello che vorrei cercare di tenerlo, anche se è dura per la demolizione che ne ha fatto, e l'amavo pazzamente e pensavo che niente e nessuno ci avrebbe separati. Roma con Madame J. ai primi di agosto del 2003, un incubo, e avevo voglia di piangere, il nessuno non era nessuno ma Monsieur J., e percorrevamo quelle stesse strade sotto la calura mostruosa e i gas di scarico, avevo voglia di piangere e mi dicevo che erano le marmitte e non la mia testa e il mio cuore. E Roma, poi, solo qualche transito veloce fino ad oggi, a questa sera non fredda in cui percorro le strade deserte, e guardo i Palazzi, e le Basiliche, e ripercorro anche la memoria, e sto bene, sono allegro stasera, ho ritrovato una parte di me, anzi no: tante parti di me, dei miei cinque, venti, ventidue, trenta e trentaquattro, tutte diverse, e tutte qui, più quella che oggi s'aggiunge. Posto senza rileggere.

postato da: Eteriele alle ore 23:02 | link | commenti | commenti (pop-up)
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