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Utente: Eteriele
"Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell'orbo e incerto oblio. Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli e non riannodi, e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo. Quante delle mie rimangono intatte, delle molte fiducie concesse da chi tanto ha creduto nel suo istinto e non sempre ha fatto attenzione ed è stato ingenuo per troppo tempo? (Sempre meno, sempre meno, ma la diminuzione di tutto questo è molto lenta). Rimangono intatte quelle che ho posto in due amici che ancora le conservano, a fronte di quelle riposte in altri dieci che le hanno perdute o dissipate. [...] Arrecare offesa alla fiducia è anche questo: non soltanto essere indiscreto e provocare danno o rovina con ciò, non soltanto fare ricorso a quell'arma illecita quando i venti cambiano e si piglia di mira colui che ha raccontato e ha lasciato vedere, ma anche trarre vantaggio dalla conoscenza ottenuta per debolezza o distrazione o generosità dell'altro, senza rispettare né tenere in considerazione la via attraverso cui si è arrivati a sapere ciò che si travisa o si brandisce adesso: se furono le confessioni di una notte innamorata o di un giorno disperato, di un tramonto di colpa o di un risveglio desolato, o dell'ubriaca loquacità di un'insonnia: una notte o un giorno in cui chi parlava parlava come se non vi fosse futuro al di là di quella notte o di quel giorno e la sua lingua sciolta dovesse morire con loro, ignorando che c'è sempre un altro che deve venire, rimane sempre, un po' di più..." (Javier Marias, Il tuo volto domani)

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giovedì, 30 novembre 2006

Quella con l'acca che dimentico quasi sempre...

...qualche giorno fa m'ha segnalato Broken Flowers di Jim Jarmush. Abitualmente scrivo dei film che ho visto, ma stavolta preferisco fare diversamente.
Ho capito stasera perchè la flautista non vuole più vedermi: va bene che ci scriviamo, ma appena faccio un passo verso di lei, è la fuga.
Ho capito perchè da un certo punto in poi la solitudine non è più evitabile ma diventa la terribile condizione naturale, dolorosa e inevitabile.
Ho capito perchè rivedere Madame mi sarà per sempre impossibile.
Ho capito perchè un incontro con la mia prima storia non mi sarà mai neppure lontanamente gradito.
La scia degli affetti passati... quella strana sensazione che arriva quando ti guardi indietro e vedi un pezzo del tuo passato che hai perduto, perchè te ne sei andato o se n'è andato, e ogni pezzo ha portato con sè una parte di te, in maniera del tutto autonoma ed imprevedibile: chi con dolcezza, chi con rimpianto, chi come se nulla fosse accaduto, chi con rabbia immutata o forse lungamente coltivata.
Mi piacerebbe riparlarne con quella con l'acca che dimentico quasi sempre.
postato da: Eteriele alle ore 00:51 | link | commenti (3) | commenti (3)(pop-up)
argomento: film
mercoledì, 29 novembre 2006

Sì, però... anche durante...

"Il momento più bello del bacio secondo me é quando vedi il suo viso che si avvicina al tuo e capisci che stai per essere baciata. Quell'attimo... quell'attimo prima é una cosa stupenda."

Voce fuori campo all'inizio del film
RITRATTO DI SIGNORA di Jane Campion, 1996
postato da: Eteriele alle ore 00:57 | link | commenti (6) | commenti (6)(pop-up)
argomento:

Marchigianemiliantolosano

La canzone che segue, vincitrice del premio simpatia alla nota manifestazione "Cantamanzolino", l'ha scritta il mio amico PF, meglio noto nei nostri ambienti come "Il maniaco del Cemes". Costui, microscopista a tempo molto perso, naviga per la rete lasciando perle di genio sotto i più svariati pseudonimi, come i famosi "il masoschiavo" alias "zzerozzerociccio chiama rubinetto", per citare due tra i più sensati.
Spero che gli affezionati lettori perdonino questa temporanea digressione dallo stile autoreferenziale spaccapalle del mio blog. Ma di fronte a versi immortali come:  "e triste rimpiangi il suo petto villoso, ma ti resta di lui solo una pagnotta" comprenderete tutti che siffatto genio non poteva essere lasciato passare sotto silenzio.

Bando alle ciance, ecco il capolavoro il cui titolo è: "BACIAMI ROSETTA".

------

Sei morbida e dorata
leggera e fragrante
ogni tua imperfezione
ti rende ancora più eccitante

ti guardo mentre dormi
non respiri neanche sembra
quanto vorrei abbracciarti
stringendoti tra le mie membra

sentire il tuo calore freddo su di me
baciami Rosetta sono pazzo di te

sei bella come il sole
mi eccita il tuo odore
tu sei l'equivalente umano della parola amore

io non riesco a pensare alla mia vita senza te
sarei come un inglese a cui avessero tolto il tè

sentire il tuo calore freddo su di me
baciami Rosetta!
sono pazzo di te

baciami Rosetta baciami

si rosetta è una pagnotta
e la amo sai perché
prova tu a star con un uomo che ogni notte alle 3
se na ve per impastare il pane

ed intanto tu rimani sola il tempo fuori è uggioso
e triste rimpiangi il suo petto villoso
ma ti resta di lui solo una pagnotta

così tenera e dolce
pura ispida e dorata
così calda e sensuale
che sembra appena sfornata

io la bacio mentre aspetto che il mio amore torni

TI AMO!
mario!

non vedo l'ora che tu inforni
non vedo l'ora che tu torni
con un'altra rosetta per me
postato da: Eteriele alle ore 00:18 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento: musica, ad metalla
lunedì, 27 novembre 2006

Welby

Repubblica.it:
"La battaglia di Piergiorgio Welby per vedersi riconosciuto il diritto di sottrarsi a cure che non vuole, si arricchisce di un nuovo capitolo. E cioè una richiesta scritta di farla finita con quello che lui giudica un accanimento terapeutico. Ecco il testo: "Il sottoscritto Piergiorgio Welby chiede il distacco dal ventilatore polmonare sotto sedazione terminale, se possibile orale". E' con queste parole, dunque, che l'uomo, co-presidente dell'associazione Coscioni, si rivolge a uno dei due medici che lo hanno in cura. Per chiedere formalmente quello che da tempo ha annunciato: l'eutanasia.
Un tema delicato per eccellenza, tornato prepotentemente alla ribalta nel dibattito politico e civile, proprio per iniziativa di Welby. Che, da tempo malato di distrofia muscolare, il 22 settembre scorso scrive un videoappello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Per mostrare la propria condizione di paziente terminale, per ottenere la dolce morte. Un filmato di grande impatto emotivo. Per un uomo condannato a vivere attaccato a un respiratore artificiale, a trascorrere le giornate vegetando. In attesa di morire. "Io amo la vita, presidente - dice la voce metallica, nel messaggio indirizzato al capo dello Stato - vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso e morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche".

Ricordo una vecchia discussione con mio padre, medico da tantissimi anni; lui mi disse: "io non m'accanisco mai con i pazienti che so essere in stato terminale. Credo che ognuno abbia diritto di morire in pace, e senza dolore. Un giorno, una settimana in più di sofferenza e di sonno morfinico è solo un trattamento stupido ed inumano. Nello stesso tempo io sono un medico, ho fatto questo lavoro per dare sollievo e cura, non per dare la morte."
Però mi rendo conto che qui la condizione è ancora diversa, Welby non è un malato neoplastico, è tenuto in vita da un respiratore che pompa l'aria nei suoi polmoni (il malato neoplastico respira da solo, invece, fin quando la malattia non provoca l'arresto delle sue funzioni vitali). Quindi, se non fosse per quel respiratore, Welby sarebbe già morto. E il respiratore non se lo può levare da solo, non più: deve essere qualcun altro a farlo per lui. Se avesse la possibilità di farlo da sè, probabilmente farebbe da solo. Ma se potesse farlo da sè, non avrebbe bisogno del respiratore perchè vorrebbe dire che i suoi muscoli funzionerebbero a sufficienza da soli.
Quello che quest'uomo chiede è quello che gli anlosassoni chiamano, mi pare, l'habeas corpus, il diritto di fare di sè ciò che si vuole. Per quanto sia un discorso orrendo e angosciante, ogni essere umano "normale" ha sempre la scelta, se vuole, di togliersi la vita. E per quanto nessuno speri che questo accada, quando questo accade non ci si può fare nulla.
Ora Welby chiede di riavere il suo habeas corpus. E la sua richiesta, io credo - con mille dubbi - è una richiesta giusta. La sua non è vita, è orrore, e la sua richiesta non solo non fa una grinza, ma è la richiesta umana di un essere umano che non vuole più essere costretto a vivere - contro la sua volontà, senza poter ribellarsi - quest'orrore. Ma ciònonostante non vorrei essere nei panni del medico a cui ha scritto la lettera.
postato da: Eteriele alle ore 16:31 | link | commenti (7) | commenti (7)(pop-up)
argomento:
domenica, 26 novembre 2006

Io e il mio amico P.

P: che figo questo vaio ha una funzione ficherrima!
Moi: cioè?
P: c'è un sensore che riconosce la mia impronta digitale e posso usarlo al posto delle password e per sbloccare una porzione di HD altrimenti invisibile
Moi: cazzo, che ficata...
P: fiQo!
Moi: mettici sopra il glande...
P.: haahaha.... ci metterei mezz'ora a passarlo sul sensore...
postato da: Eteriele alle ore 23:22 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento:

Non ce la faccio a tenermi

Dunque: stasera quel buffone di ex primo ministro italiano, quell'incredibile fenomeno da baraccone che solo una nazione di subnormali che la democrazia e la memoria non sanno dove stia di casa poteva generare, si accascia sul palco di una manifestazione di "piccoli stronzi rubano", la gioventù del suo partito, mentre grida i suoi abituali insulti da demente contro gli avversari. I quali non ne hanno bisogno alcuno perchè sanno farsi male benissimo da soli. L'impianto capillare trema, mentre l'azzimato servizio d'ordine lo sorregge e lo porta fuori. Quando si risveglia, accanto c'è un medico che non taglia la barba da due decenni, e lui lo scambia per Bin Laden: ovvio che non ha capito un cazzo, ma tutti gridano "battuta!". Porca puttana, un vero talento comico.
Sta di fatto che a quel punto amici (ma ne avrà?) e soprattutto avversari iniziano a chiamarlo per fargli gli auguri di pronta guarigione.
Quindi, ricapitoliamo: il nano zozzone impiantato insulta gli avversari senza sosta, e negli ultimi due giorni è venuto pure fuori che a) ha cercato di truccare le elezioni e b) che per diffamare gli stessi avversari, dopo aver fatto costituire una commissione parlamentare da burla sudamericana con lo scopo di pompare un dossier a cui nessuno aveva mai dato credito, e averla affidata a quel bizzarro perenne ragazzo-spazzola che risponde al nome di Paolo Guzzanti, aveva pure fatto venire un'ex spia russa nella speranza che dichiarasse qualcosa contro gli odiati nemici. Quindi aveva venduto le dichiarazioni della spia a quel sant'uomo e caro amico del Presidente russo, che ha provveduto a farla ammazzare.
E gli avversari che fanno, lo chiamano per fargli gli auguri????
Il tocco surreale finale lo danno però i fan telematici di Al-Quaeda che dopo il malore (ragassuoli, calma e maomettano gesso: il nanetto non è morto, era solo indigestione!) riempiono i loro siti di messaggi demenziali ("Allah è grande!"): dato che al risveglio il Nostro ha creduto di vedere Bin Laden, questo è un segno divino... Islamici cari, spiace dire che il vostro Allah in quanto a mira fa decisamente cagare: l'uomo dei trapianti e dei lifting sta benissimo, e i generosi avversari - oggi contriti - stanno facendo tutto il possibile per garantire a lui ed alla sua banda un prossimo roseo decennio di potere. Lasciate perdere Allah, Fassino e Rutelli non li batte nessuno.
postato da: Eteriele alle ore 22:51 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento:

...

"Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta é quello che riesci a essere quando sei con qualcuno."

Lo scrittore Macon Leary (William Hurt)
TURISTA PER CASO di Lawrence Kasdan, 1988
postato da: Eteriele alle ore 18:11 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento:

Johann Sebastian, cantata n. 54, aria, Andreas Scholl

La voce perfetta di Scholl vibra nelle mie cuffiette, e la sua interpretazione da contralto barocco geniale e senza difetti surclassa tutte quelle che avevo ascoltato finora. Questa (Widerstehe doch der suende) delle cantate Bachiane è la mia preferita, dal momento che l'ascoltai, tanti anni fa, cantata da un controtenore barocco di nome Russell e di cognome Oberlin che l'interpretava rigido come una scopa e accompagnato da Glenn Gould al pianoforte (rigorosamente chiuso) e alla direzione di un'orchestra canadese. A mio avviso, il tema della cantata è il più straordinario e commovente dei tanti meravigliosi temi di Johann Sebastian.
Ma mentre la voce di Scholl vibra, e il mio colon si piega in più parti per manifestare il suo disappunto alla quantità di stress cui mi sto sottoponendo, facendo piegare me in due dal dolore, comme d'habitude è il giusto momento per una veloce riflessione...
Tanti anni fa studiavo musica, e pian piano tirai fuori da quello strumento dei suoni e non più dei rumori, delle note e non degli ululati di un gatto scorticato da vivo... Fino a quel momento mia madre mi aveva spedito in cantina, risalii solo quando quegli ululati erano finiti. Uno strano rapporto con quell'affarino di legno: prima era cinese, poi veneziano vecchio di centosessant'anni, ora è un ventenne rumeno che grida la sua giovinezza senza curarsi troppo della rotondità dei propri suoni, quella arriverà. L'abitudine ai piccoli movimenti m'era sconosciuta fino a quel periodo, così come il controllo della buona posizione del corpo, l'equilibrio tra muscoli e testa. E poi arivò l'ascolto di quello che usciva dalla piccola cassa di acero, arrivò incredibilmente lo spostamento delle dita sulla tastiera nera e muta, spostamento incredibile perchè avveniva senza il controllo della ragione,  troppo lenta ed inadeguata per passare al vaglio quei movimenti, ma sulla base di qualcosa che non c'era prima, la mano sinistra e il braccio destro rispondevano a qualcos'altro, indicibile.
E quindi arrivò anche Johann Sebastian, almeno nei suoi pezzi meno tosti, il concerto in la, quello in re per due, qualche sonata e addirittura qualche piccolo frammento della seconda partita. E poi, poi smisi... Fisica batteva musica, dieci a uno: la prima doveva essere il mio mestiere, la seconda no, quindi la prima esigeva e la seconda si adeguava, che peccato. Avevo iniziato troppo tardi, non c'era speranza di invertire quell'ordine. E in più la musica non tollera le assenze, se si smette si involve, immediatamente, e per evolvere la quantità d'ore necessaria era insostenibile. Ogni tanto ci torno su, ma fa male prendere atto ogni volta dell'involuzione, e recuperare diventa sempre più lungo... Oggi ho anche una viola canadese, che mi fa compagnia (è meno esigente del fratellino rumeno) nei momenti di sconforto.
Ma c'è un'altra cosa, un'ultima alla quale non ho mai dato una risposta finale, tante piccole ma mai una sola: perchè far ascoltare la mia musica agli altri? E perchè non farlo e tenerla per me? E perchè oggi la mia musica abituale è la voce, la voce che uso per raccontare di fisica, attività molto più faticosa e meno soddisfacente: non consente sottintesi, lascia poche interpretazioni, a chi parla come a chi ascolta, non emoziona che me e in pochi momenti.
Che peccato, davvero, aver capito tardi e dover frequentare Johann Sebastian solo da lontano o non da abbastanza vicino, quando penso che saremmo andati davvero d'accordo.
postato da: Eteriele alle ore 14:36 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento: musica

Lotta di Titani

Repubblica.it: "ROMA - Dopo un lungo matrimonio, è arrivato un divorzio - tra i due re della commedia natalizia all'italiana, Christian De Sica e Massimo Boldi - che è una vera sfida. Anzi, la sfida delle sfide: perché dopo tanti film insieme, la coppia dei cinepanettoni, come ormai quasi tutti sanno, si è 'scoppiata'. Boldi se ne è andato in Spagna insieme a Vincenzo Salemme, Daryll Hanna e Natalia Estrada a girare Olè dei fratelli Vanzina; De Sica invece è rimasto fedele ad Aurelio De Laurentiis e Neri Parenti, interpretando Natale a New York in compagnia di Massimo Ghini, Sabrina Ferilli, Claudio Bisio e Fabio De Luigi.
Gli interessati, ovviamente, minimizzano la portata della competizione. Ma guarda caso le rispettive pellicole escono in contemporanea, venerdì 15 dicembre: la guerra per conquistare gli spettatori, dunque, sarà inevitabilmente all'ultimo sangue."

Cazzo, non dormirò più la notte: chi vincerà? Ma se guerra all'ultimo sangue deve essere, io il sangue lo vorrei vedere davvero.
In ogni caso, tranquilli: chi perderà diventerà ministro. Per entrambi ci sono buone possibilità nel prossimo governo della destra, ma per De Sica non escluderei neppure una proposta dall'ottimo Prodi, magari come consulente di Mastella alla Giustizia (e tra i due, quello intelligente sarebbe De Sica).
postato da: Eteriele alle ore 11:47 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento: ad metalla

Bach, concerto per violino e oboe a volume pieno: il suono del legno

Si chiama S. e l'ho notata suito, appena sceso dalla macchina, stamane, per montare sul bus che mi ha portato, con i miei studenti norvegesi, per una gita cultural-gastronomica nel sud della Francia, coté Narbonne. Aveva l'aria assonnata e i capelli ancora umidi di doccia.
Il nome non l'ho saputo subito, solo l'ho vista ed ho pensato: è lei.
L'ho guardata tutto il giorno, aveva un maglioncino di cotone bianco, occhi verde foglia, capelli sottili castano scuri, quell'aria tenera, riservata, misteriosa, tranquilla che mi fa impazzire.
Inutile dire che non sono riuscito a parlarle, nè a sedermi vicino a pranzo, nè ad avere il coraggio di farlo nel bus, mentre guardavo con ansia crescente la distanza che ci separava da Toulouse diminuire sempre più, e mentre i ragazzi norvegesi mi intervistano senza darmi tregua sulle italiche abitudini... ah, l'itaglia, che per loro è un mito, pure negativo, ma sempre mito è: quindi avere un giovane prof itagliano a disposizione era un'occasione che non si sono lasciati sfuggire per levarsi plein de curiosités... (A parte che nessuno accetta che un itagliano odi il calcio e non ne capisca una ceppa).
Potrei raggiungere S. cercandone il cognome tra gli allievi del politecnico, e poi inviandole un e-mail alla comune boite electronique. Ma come la prenderebbe, ricevere un e-mail da un prof, ben più grande, che non è riuscito neanche a parlarle ma solo a guardarla, e come se non bastasse è pure itagliano?

postato da: Eteriele alle ore 00:21 | link | commenti (3) | commenti (3)(pop-up)
argomento: