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"Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell'orbo e incerto oblio. Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli e non riannodi, e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo. Quante delle mie rimangono intatte, delle molte fiducie concesse da chi tanto ha creduto nel suo istinto e non sempre ha fatto attenzione ed è stato ingenuo per troppo tempo? (Sempre meno, sempre meno, ma la diminuzione di tutto questo è molto lenta). Rimangono intatte quelle che ho posto in due amici che ancora le conservano, a fronte di quelle riposte in altri dieci che le hanno perdute o dissipate. [...] Arrecare offesa alla fiducia è anche questo: non soltanto essere indiscreto e provocare danno o rovina con ciò, non soltanto fare ricorso a quell'arma illecita quando i venti cambiano e si piglia di mira colui che ha raccontato e ha lasciato vedere, ma anche trarre vantaggio dalla conoscenza ottenuta per debolezza o distrazione o generosità dell'altro, senza rispettare né tenere in considerazione la via attraverso cui si è arrivati a sapere ciò che si travisa o si brandisce adesso: se furono le confessioni di una notte innamorata o di un giorno disperato, di un tramonto di colpa o di un risveglio desolato, o dell'ubriaca loquacità di un'insonnia: una notte o un giorno in cui chi parlava parlava come se non vi fosse futuro al di là di quella notte o di quel giorno e la sua lingua sciolta dovesse morire con loro, ignorando che c'è sempre un altro che deve venire, rimane sempre, un po' di più..." (Javier Marias, Il tuo volto domani)

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martedì, 31 ottobre 2006

Marco!

Ride, fa smorfie, mangia moltissimo e dorme pochissimo...
Eccolo qui, il primo (e per ora unico) nipote di mesi tre, in un momento di insolita ritrosia.

...mio nipote

postato da: Eteriele alle ore 16:07 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
argomento:
lunedì, 30 ottobre 2006

Il posto delle fragole

Passa, ieri, sul satellite, lo vedo e lo registro a casa del mio papà.
Tra altre cose di Bergman, viste più volte negli anni, su questo - dalla tarda adolescenza - non ero più tornato.
E' un'ora e venti che mi paralizza, avevo dimenticato quasi tutto, o piuttosto non l'avevo vissuto perchè - a sedici anni - molte cose non si capiscono. Mentre ora i discorsi del professor Borg con Marianne, e Sara, e tutti gli altri personaggi del film, hanno tutto un altro peso ed un altro impatto. Ed è, quello invece lo ricordavo, un bianco e nero straordinario, scarno, asciutto, bellissimo che fa da cornice a questo primo spaccato sulla ferocia e la profondità di Bergman, sulle visioni del passato che si mischia al presente, sulle miserie e sulle contraddizioni umane e sul peso dei sogni e degli incubi e dei fantasmi delle passioni sfuggite e dei tradimenti consumati e...
Ora tocca a Sussurri e grida, poi, di nuovo, felicemente, a Fanny ed Alexander.
postato da: Eteriele alle ore 23:44 | link | commenti (3) | commenti (3)(pop-up)
argomento: film

La condanna

Per l'ennesima volta, il rientro italiano è disastroso nell'impatto, da subito. Il salto che faccio dal De Gaulle a Linate è catastrofico, prima d'ogni altra cosa nei modi, nei rumori, nell'organizzazione: arrivo in un aeroporto sporco, organizzato a cazzo, con i cartelli malscritti che penzolano, le file vocianti ed incazzate al bar, al check-in, al controllo bagagli ed all'imbarco, ma è il secondo aeroporto della capitale economica del paese. Poi apro i giornali italiani, e per la prima volta volta da tante settimane leggo con calma... E leggo di un governo che ho votato e in cui ho sperato che, appena dopo sei mesi dal suo inizio, è in evidente difficoltà. Leggo di una legge finanziaria che non rispetta quasi nessuno dei patti sottoscritti con gli elettori, che delude e fa incazzare, che tampona senza spiegare e non investe nulla in lavoro, istruzione e in ricerca. Che condanna tutti, anche me, e duramente: ragazzi, qui non c'è posto per voi, non ci sono soldi, nessuna risorsa. Ragazzi, abbiamo scherzato, sarà già molto se non andrà peggio ancora.
No, non mi stupisce che la destra italiana, questa pattuglia curiosa di pregiudicati, di piccoli fallocrati, di ex fascisti omofobi da discoteca di borgata e di leghisti asini e razzisti, di vecchi democristiani zozzoni - di fronte a quel che accade - stia riprendendo forza con, alla testa, quell'assurdo civile e morale che si chiama Silvio Berlusconi. Sono invece tristemente rassegnato per la rapidità con cui si sta manifestando l'incapacità dei suoi avversari oggi al potere, la flebilità di un Prodi inesistente, il corto circuito fenomenale e raggelante che hanno da subito instaurato con i loro elettori, da cui si allontanano a velocità della luce senza saper spendere neppure una mesta parola di spiegazione.
La dura realtà è che il paese è fatto, strafatto, giocato. Che se aveva poche o nulle difese prima - nel 1996 la caduta di Prodi avvenne dopo due anni e con molti mal di pancia - ora non ne ha più nessuna. Che non ha sviluppato alcun anticorpo contro il cancro morale del berlusconismo, dell'interesse privato che diventa affare pubblico, del calpestio sistematico delle regole che diventa gioco a chi è più furbo e più figo, dell'aperto dileggio e isolamento di chi le rispetta e cerca di farle rispettare, con contorno di rumorio di ganasce soddisfatte che si allontanano ruttando dopo aver lasciato le macerie alle spalle. La mia dura realtà è che il centro-sinistra, che credevo essere l'unica debole alternativa a quest'andazzo, è già ridotto al peggio e dopo pochi mesi: si è subito presentato con la bella ideona dell'indulto e dei furbetti del quartierino spediti a casa dalle Mastelliane benedizioni, ora passa il tempo a litigare, i ministri dei dicasteri importanti non sanno che cucina loro quello dell'economia, il presidente del consiglio non c'è o, se c'è, non si sente. Non c'è spiegazione, non c'è dialogo tra l'Unione e i suoi allibiti elettori: non c'è nessuno che spieghi - se esiste - il perchè delle norme finanziarie che oggi tradiscono una buona parte degli impegni presi, non c'è nessuno che indichi la strada da seguire, nessuno che tracci, che rivendichi una differenza con i terrificanti predecessori che riprendono rapido vigore.
C'è un paese malato, un paese che non sa riacquistare dignità, un paese di volgari e furbi ognuno convinto di essere più furbo degli altri, dove la quantità di precarietà e di incertezza è cresciuta esponenzialmente negli anni, dove avere un lavoro stabile e fare figli ed una famiglia è diventato un lusso e/o un privilegio. Berlusconi non è una variabile impazzita del gioco: è quella parte della nazione che ha sempre giocato sporco, è il compagno di scuola filibustiere, è l'amico del politico vicino di casa, è il funzionarietto squallido che, beccato nel suo misto di ignoranza e piccolo intrallazzo, cerca di distrarre il pubblico raccontando una bazellettaccia, possibilmente sporca e/o vagamente razzista. Solo che la malattia, già endemica, già diffusa, è diventata contagio generale, è diventata malpensiero collettivo, è diventata norma. La classe scolastica non è più quella dei venti studenti contro uno o due asini che cercano un po' di balle per farla franca, è quella di venti asini che sbeffeggiano l'unico che - costretto a forza dalla famiglia - cerca di prendere una sufficienza senza debito, ma senza sapere perchè. E il centro-sinistra non solo deve fare i conti con questa catastrofe che l'investe, ma ne ha purtroppo interiorizzato una parte, da cui l'incapacità di far fronte allo sfacelo e di tentare anche solo un timido tentativo d'invertire la rotta: è un po' perchè non sa come fare, un po' perchè non vuole farlo.
In questa caduta - senza freni - nel burrone, in questo precipitare che trascina tutti, ma soprattutto i più indifesi e precari, verso il fondo, c'è un piccolo fatto che la dice lunga sul livello della nostra classe politica e delle sue preoccupazioni: il bel dibattito se il deputato Luxuria debba usare il cesso degli uomini o quello delle femmine. Non c'è più speranza, credo, che lo sfacelo si fermi: il paese lo vuole, ed alla fine è drammaticamente giusto che Berlusconi torni al potere, per amministrare quello sfacelo di cui è glorioso interprete e fautore, senza contraddizioni o incertezze. Il salvataggio, ora, è diventato davvero solo una scelta singola e personale, non c'è, se mai c'è stata, alcuna speranza che passi per una scelta collettiva, questo richiederebbe una politica che invece è dissolta.
postato da: Eteriele alle ore 00:31 | link | commenti (1) | commenti (1)(pop-up)
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venerdì, 27 ottobre 2006

Si riparte!!!

Oggi lezione con i norvegesi, poi laboratorio, sempre con loro, fino alle cinque.
Quindi di corsa a casa a preparare la valigia, poi cena con famiglia di amici, quindi sonno e sveglia alle quattro per prendere l'aereo per Parigi, poi Milano e infine l'amata isolaccia d'origine. (E chissà se riesco a fare almeno una gita al mare...) Poi a cena con mio papà: mi addormenterò sul piatto. Spero almeno in una settimana più decente, ma rispetto alle sei passare fino ad ora, non ci vuole molto... Mi aspettano comunque i miei amici, quelli veri, e pure il nipotastro bellissimo e che sta riducendo a due cadaveri i suoi due poveri e felici genitori.
postato da: Eteriele alle ore 10:23 | link | commenti (6) | commenti (6)(pop-up)
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domenica, 22 ottobre 2006

Samuel Barber, concerto per violino: andante

C'è la curva del collo, la pelle bianca e tesa. I capelli lunghi, chiari, che cadono sui due lati del capo, della testa che lei ogni tanto volge verso di me. Proprio lì al termine della nuca i capelli diventano sottilissimi, mantengono la consistenza di ciuffi di bambina. Ogni tanto lei si volta e mi guarda, le sue iridi blu scurissimo parlano al posto della voce, ed è come una commozione leggera, un'incredulità felice, una passione trattenuta. Si sente solo il rumore del nostro respiro e del nostro movimento quasi impercettibile ma che travolge entrambi, come sapevamo che sarebbe successo appena ci siamo sfiorati. I piedi, le gambe, il sedere e la sua schiena sono rivolti verso di me, le mie dita stringono la sua pelle chiara mentre ci muoviamo piano, e lei ogni tanto si volta e mi guarda. E alla fine, solo alla fine, quando sento arrivare lo spasmo, rallento il mio movimento fino quasi a fermarmi e lei si volta ancora e mi sussurra qualcosa, forse nella nostra sola lingua comune o forse nella sua, diversissima dalla mia e per me ignota, ma in ogni caso non capisco il suo sussurro. E mentre quello spasmo arriva, è la disperazione che arriva con lui, una disperazione tenuta a bada da un tempo di cui ho quasi perduto nozione, una disperazione che si è manifestata quasi sempre solo nel mio dormire di questi anni, una disperazione che ora monta violenta e spazza ogni argine o resistenza, che è inarrestabile come il mio venire, che è liberatoria, che in pochi secondi mi priva di tutto: forza, lucidità, messa a fuoco della sua schiena e dei suoi fianchi e delle sue gambe piegate... Inizia con un grido soffocato, un grido che reprimo e che diventa prima un singhiozzo e poi un pianto dirotto, irrefrenabile, che è il dolore accumulato che se ne va, ma per andarsene deve uscire, che mi consegna a lei, a lei che ora mi guarda e si gira e mi abbraccia, e mi tiene stretto, e calma il mio pianto senza soffocarlo, e mi ama senza fare domande, solo mi stringe e mi fissa con gli occhi blu profondo, mentre le mie lacrime scendono sulle punte dei suoi capelli che ora avvolgono la mia testa e sulla sua pelle, ed io la stringo, la stringo, e piango, piango, piango.
postato da: Eteriele alle ore 20:05 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento: racconti

E' quasi l'una del mattino...

...e mi trovo ad una festa di ragazzi che in media hanno almeno dieci anni meno di me. Capelloni, rasta, gay, beoni vari... Sinistra un po' radical chic, erasmus in quantità, prevalentemente spagnoli, e poi alcune giovani ragazze svedesi e tedesche, deliziose e sexy. La ragione per cui ci vado, a parte l'invito del mio amico Pier, è che c'è Isys, una ragazza barcellonese che mi piace molto e a cui ho fermamente deciso, prima di uscire di casa, di chiedere il numero di telefono per uscire. Arrivo verso mezzanotte, dopo essermi versato, dalla vicina d'appartamento, dell'eccellente armagnac sui pantaloni ed averli dovuti cambiare. Ecco Pier, e poi c'è Isys...
Scendo nella cave dell'appartamento: fumo, gran casino, bottiglie ovunque... Li guardo e penso che non ho molto in comune con loro... poi penso ad un raduno di giovani di destra, e ancora una volta capisco perchè qui mi sento solo fuori posto mentre lì mi sentirei male. Un ragazzo spagnolo completamente sbronzo cerca di aprire una bottiglia di whisky, una di quelle col tappo di metallo a vite, già semivuota, con un cavatappi... Lo vedo da lontano e capisco che sta per combinare un casino e farsi pure male. Mi avvicino, gli levo il cavatappi di mano e sorridendo gli svito il tappo metallico dalla bottiglia. E' gay, è sbronzo, apprezza il gesto e cerca di abbracciarmi e palparmi il sedere: "t'es le meilleur au monde!", mi grida... "J'y crois pas du tout..." scherzo, ma mi sa che non capisce: continua a cercare di abbracciarmi e vuole versarmi a tutti i costi il whisky dalla bottiglia magicamente aperta... Continua con la storia del migliore al mondo, ed io continuo a schernirmi fin quando, pur di uscirne, torno al piano di sopra.
Chiacchiero per un'ora e mezza con due francesi, il primo è simpatico, il secondo sembra normale: "piacere François, studente di leggi, sociologia, master del III anno, e voglio andare a fare la tesi in Quebec...", manca solo che mi declini anche gli estremi della carta d'identità. Piacere, Eteriele, insegno fisica qui all'Insa... Mi guarda mi sorride: "Ahh... io invece sono  François, studente di leggi, sociologia, master del III anno, e voglio andare a fare la tesi in Quebec...". Ok, l'ho capito. Quindi chiacchieriamo per qualche minuto, poi ad un certo punto mi dà la mano e mi chiede: come ti chiami? Eteriele. E cosa fai? Insegno fisica all'Insa, ma sono italiano... ""Ahh, figo...!!! Piacere! Io invece mi chiamo François, sono studente di leggi, sociologia, master del III anno, e voglio andare a fare la tesi in Quebec...".
Inutile dire che me ne vado dopo aver parlato poco con Isys e senza aver avuto il coraggio di chiederle il numero di telefono.
postato da: Eteriele alle ore 02:23 | link | commenti (5) | commenti (5)(pop-up)
argomento:
sabato, 21 ottobre 2006

Vediamo se non è una boutade...

Da Repubblica.it di oggi:

Il ministro dell'Università minaccia le dimissioni se non si rivede la Finanziaria
"Stiamo deludendo il mondo dell'istruzione, così ci allontaniamo dall'Europa

Mussi: "Stiamo deludendo scuola e ricerca
Non mi prendo la responsabilità dei tagli"

ROMA - Il ministro della Ricerca scientifica e dell'Università e pronto a dimettersi se la manovra non cambia e rimangono i tagli al suo dicastero. Fabio Mussi, alla direzione dei Ds, è categorico: "Non penso che questo governo possa presentarsi come quello che fa una politica che si allontana dagli obiettivi di Lisbona. Certo questo ministro non è disposto ad assumersi questa responsabilità".
E il ministro chiede che il partito metta il suo peso per una correzione perché, avverte, "si sta alzando un'onda ripida di delusione nel mondo della scuola e della ricerca dove altissime erano le aspettative. Attenti perché se si delude qui le conseguenze possono essere pesanti".
"La missione - sostiene il ministro dell'Università e della Ricerca scientifica - della nostra coalizione è quella di una politica volta a creare lavoro buono, portare giustizia sociale e innovazione, scienza, cultura, ricerca. In questa Finanziaria ci sono innovazioni di sistema importanti ma è insostenibile la parte che riguarda l'università dove noi aggiungiamo 94 milioni di euro e, con un'inflazione al due per cento e una crescita oltre l'uno ne togliamo 150, tagliando nei consumi intermedi".
"Da luglio - si lamenta Mussi - provo a dirlo in tutti i modi e trovo un muro. Ma queste non sono scelte che possono stare in mano ai tecnici".
postato da: Eteriele alle ore 14:42 | link | commenti | commenti (pop-up)
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venerdì, 20 ottobre 2006

Ma vaffanculo...

Il 30 marzo scorso, nove giorni prima delle elezioni che - pure col mio voto - hanno portato Prodi alla testa di un governo di centro-sinistra, ho riportato in questo blog:

Giornata di protesta della ricerca. Manifestazione a Roma, quasi 30mila adesioni e l'intervento di molti dei più noti scienziati italiani

Ricercatori e scienziati al governo
"Così dilaga la fuga dei cervelli"

ROMA - E' stata la giornata della protesta del mondo della ricerca italiana, dopo le tante grida d'allarme anche internazionali per l'abbandono di un settore decisivo per il futuro di ogni paese.
[...]
E il leader dei Ds Piero Fassino fa rientrare il tema nella polemica elettorale: "l'Unione intende investire molto di più, - ha detto - per arrivare nel 2011 al 2-3 per cento sul prodotto interno lordo, ma con strumenti di valutazione della qualità della ricerca". Secondo Fassino vanno assunti "cinquemila nuovi ricercatori stabili, non precari, nelle Università".
www.Repubblica.it (30 marzo 2006)


Ora il governo presieduto dal Prof. Prodi, in cui i DS diretti da Piero Fassino sono il partito più forte ed esprimono il Ministro dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi, ha tagliato ulteriormente i fondi per università e ricerca ed ha proposto - facendosi stoppare brutalmente dalla sua stessa maggioranza parlamentare - il congelamento degli stipendi di ricercatori e docenti universitari. Così a nessuno sano di mene verrà mai in mente di venire a fare ricerca in Italia, a meno che non desideri essere pagato male e non avere un euro per la ricerca.
Intanto le assunzioni di nuovi ricercatori restano bloccate (non c'è una lira), la precarietà dilaga, l'università si prepara allo sciopero, l'ennesimo.
Come al solito molti ministri del governo Prodi - sempre attenti ai segnali che arrivano dai loro elettori che non capiscono una ceppa: che ci vuoi fare, popolo bue - interpellati al riguardo (Mussi tace) dicono che purtroppo si tratta di mettere a posto i conti e quindi pace, qualcuno dovrà pure sacrificarsi.
Due domande ai ministri eletti pure col mio voto.
Non lo sapevate che i conti erano in disordine, quando prometteste un'inversione di marcia - nel finanziamento di ricerca, istruzione e università - rispetto alla catastrofe Berlusconian-Morattiana?
Ma c'è qualcuno che controlla il Prof. Padoa-Schioppa, mentre scrive la legge finanziaria? C'è insomma qualcuno che ha pensato di fargli avere una copia del programma dell'Unione, quantomeno per verificare cosa era stato promesso (in senso buono) agli elettori?

La prossima volta, caro Fassino, me ne sto a casa.
postato da: Eteriele alle ore 00:19 | link | commenti | commenti (pop-up)
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giovedì, 19 ottobre 2006

R L C

Scrivo formule alla lavagna, disegno circuiti elettrici, estraggo radici quadrate, discuto delle soluzioni reali e complesse di un'equazione differenziale... I miei dieci studenti norvegesi mi seguono, riempiono i loro quadernini, pongono domande, controllano i miei calcoli... E' un momento, mentre spiego un grafico dove funzioni oscillanti e esponenziali si accoppiano, è un momento quello in cui mi viene il dubbio... Ma perchè? Perchè mi piace? Perchè lo trovo interessante? Ma è davvero interessante sapere che diavolo succede quando si mettono in serie condensatori, induttori, resistenze, generatori oscillanti... E mi piace davvero?
E' un momento, è un momento di cui loro - i dieci norvegesi - non possono sapere, un momento in cui ripenso ai miei lontani studi delle stesse cose, è un momento in cui penso alla sequenza di scelte, di decisioni, di inciampi e di colpi di fortuna, ma soprattutto alla serie di persone incontrate in questi anni, all'insieme di tutto quello che oggi fa sì che sia qui da solo, che sia pagato da una università straniera per disegnare, scrivere e calcolare, per riempire lavagne di simboli e formule e grafici con gessetti rossi, bianchi, blu e gialli... E se avessi scelto di studiare leggi, oppure ingegneria? Il giorno in cui m'iscrissi all'università, avevo nella cartella due domande uguali, entrambe con la stessa marca da bollo incollata, che differivano solo per il nome di una facoltà... e scelsi per esclusione e per una ragione assolutamente futile: per non incontrare troppo spesso una persona, e poi restai incerto di quella scelta per almeno due anni.
E mi rendo conto che sono stanco, e che mi sfugge il senso profondo di questo lavoro, ma il problema è che non ne so fare altri... E se lo sguardo contento di Cathinka, e Camilla, e Marianne - chissà perchè cito solo le ragazze - alla fine della lezione di fisica in qualche modo mi ripaga e mi intenerisce, eppure ho il forte sospetto di esser qui per sbaglio, per caso e forse pure per forza quando poi, alla fine, nessuno mi ha mai obbligato a fare niente che non volessi.
postato da: Eteriele alle ore 23:41 | link | commenti (4) | commenti (4)(pop-up)
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martedì, 10 ottobre 2006

Avendo pensato a

Mi chiedo sempre come mi sia stato possibile sentirmi coinvolto in un rapporto non-rapporto con una persona che non ho mai visto in faccia, di cui non conosco il modo di muoversi, di parlare, di cui non ho mai sentito l'odore, ma che si è manifestata solo attraverso uno schermo a cristalli liquidi, solo attraverso dei caratteri, su un blog, qualche lettera, qualche scambio sul messenger. Perchè mi è capitato - nei primi mesi di quest'anno - e per quanto mi dia diverse spiegazioni razionali, tutte verificate, tutte funzionanti, e per quanto abbia riflettuto sul quando e sul come e sul dove, resta sempre quel dubbio di fondo. Il coinvolgimento verso un'idea - solo un'idea - e le scosse, perlopiù non buone, avute quando l'idea si rivelava e io trovavo le normali divergenze tra ciò che immaginavo e ciò che si manifestava. Eppure la fase dell'amore dell'idea e dello scontro con la realtà l'ho passata, più volte.
Forse, alla base, c'era una cosa mia che aveva bisogno d'accendersi e che ora s'è tranquillizzata. Ma quel che l'ha accesa, questo ancora non mi è del tutto chiaro e quel che di mio intravedo neppure mi piace troppo.
postato da: Eteriele alle ore 21:51 | link | commenti (16) | commenti (16)(pop-up)
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