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![]() Marco!Ride, fa smorfie, mangia moltissimo e dorme pochissimo...
Eccolo qui, il primo (e per ora unico) nipote di mesi tre, in un momento di insolita ritrosia. ![]() Il posto delle fragolePassa, ieri, sul satellite, lo vedo e lo registro a casa del mio papà.
Tra altre cose di Bergman, viste più volte negli anni, su questo - dalla tarda adolescenza - non ero più tornato. E' un'ora e venti che mi paralizza, avevo dimenticato quasi tutto, o piuttosto non l'avevo vissuto perchè - a sedici anni - molte cose non si capiscono. Mentre ora i discorsi del professor Borg con Marianne, e Sara, e tutti gli altri personaggi del film, hanno tutto un altro peso ed un altro impatto. Ed è, quello invece lo ricordavo, un bianco e nero straordinario, scarno, asciutto, bellissimo che fa da cornice a questo primo spaccato sulla ferocia e la profondità di Bergman, sulle visioni del passato che si mischia al presente, sulle miserie e sulle contraddizioni umane e sul peso dei sogni e degli incubi e dei fantasmi delle passioni sfuggite e dei tradimenti consumati e... Ora tocca a Sussurri e grida, poi, di nuovo, felicemente, a Fanny ed Alexander. La condannaPer l'ennesima volta, il rientro italiano è disastroso nell'impatto, da subito. Il salto che faccio dal De Gaulle a Linate è catastrofico, prima d'ogni altra cosa nei modi, nei rumori, nell'organizzazione: arrivo in un aeroporto sporco, organizzato a cazzo, con i cartelli malscritti che penzolano, le file vocianti ed incazzate al bar, al check-in, al controllo bagagli ed all'imbarco, ma è il secondo aeroporto della capitale economica del paese. Poi apro i giornali italiani, e per la prima volta volta da tante settimane leggo con calma... E leggo di un governo che ho votato e in cui ho sperato che, appena dopo sei mesi dal suo inizio, è in evidente difficoltà. Leggo di una legge finanziaria che non rispetta quasi nessuno dei patti sottoscritti con gli elettori, che delude e fa incazzare, che tampona senza spiegare e non investe nulla in lavoro, istruzione e in ricerca. Che condanna tutti, anche me, e duramente: ragazzi, qui non c'è posto per voi, non ci sono soldi, nessuna risorsa. Ragazzi, abbiamo scherzato, sarà già molto se non andrà peggio ancora.
No, non mi stupisce che la destra italiana, questa pattuglia curiosa di pregiudicati, di piccoli fallocrati, di ex fascisti omofobi da discoteca di borgata e di leghisti asini e razzisti, di vecchi democristiani zozzoni - di fronte a quel che accade - stia riprendendo forza con, alla testa, quell'assurdo civile e morale che si chiama Silvio Berlusconi. Sono invece tristemente rassegnato per la rapidità con cui si sta manifestando l'incapacità dei suoi avversari oggi al potere, la flebilità di un Prodi inesistente, il corto circuito fenomenale e raggelante che hanno da subito instaurato con i loro elettori, da cui si allontanano a velocità della luce senza saper spendere neppure una mesta parola di spiegazione. La dura realtà è che il paese è fatto, strafatto, giocato. Che se aveva poche o nulle difese prima - nel 1996 la caduta di Prodi avvenne dopo due anni e con molti mal di pancia - ora non ne ha più nessuna. Che non ha sviluppato alcun anticorpo contro il cancro morale del berlusconismo, dell'interesse privato che diventa affare pubblico, del calpestio sistematico delle regole che diventa gioco a chi è più furbo e più figo, dell'aperto dileggio e isolamento di chi le rispetta e cerca di farle rispettare, con contorno di rumorio di ganasce soddisfatte che si allontanano ruttando dopo aver lasciato le macerie alle spalle. La mia dura realtà è che il centro-sinistra, che credevo essere l'unica debole alternativa a quest'andazzo, è già ridotto al peggio e dopo pochi mesi: si è subito presentato con la bella ideona dell'indulto e dei furbetti del quartierino spediti a casa dalle Mastelliane benedizioni, ora passa il tempo a litigare, i ministri dei dicasteri importanti non sanno che cucina loro quello dell'economia, il presidente del consiglio non c'è o, se c'è, non si sente. Non c'è spiegazione, non c'è dialogo tra l'Unione e i suoi allibiti elettori: non c'è nessuno che spieghi - se esiste - il perchè delle norme finanziarie che oggi tradiscono una buona parte degli impegni presi, non c'è nessuno che indichi la strada da seguire, nessuno che tracci, che rivendichi una differenza con i terrificanti predecessori che riprendono rapido vigore. C'è un paese malato, un paese che non sa riacquistare dignità, un paese di volgari e furbi ognuno convinto di essere più furbo degli altri, dove la quantità di precarietà e di incertezza è cresciuta esponenzialmente negli anni, dove avere un lavoro stabile e fare figli ed una famiglia è diventato un lusso e/o un privilegio. Berlusconi non è una variabile impazzita del gioco: è quella parte della nazione che ha sempre giocato sporco, è il compagno di scuola filibustiere, è l'amico del politico vicino di casa, è il funzionarietto squallido che, beccato nel suo misto di ignoranza e piccolo intrallazzo, cerca di distrarre il pubblico raccontando una bazellettaccia, possibilmente sporca e/o vagamente razzista. Solo che la malattia, già endemica, già diffusa, è diventata contagio generale, è diventata malpensiero collettivo, è diventata norma. La classe scolastica non è più quella dei venti studenti contro uno o due asini che cercano un po' di balle per farla franca, è quella di venti asini che sbeffeggiano l'unico che - costretto a forza dalla famiglia - cerca di prendere una sufficienza senza debito, ma senza sapere perchè. E il centro-sinistra non solo deve fare i conti con questa catastrofe che l'investe, ma ne ha purtroppo interiorizzato una parte, da cui l'incapacità di far fronte allo sfacelo e di tentare anche solo un timido tentativo d'invertire la rotta: è un po' perchè non sa come fare, un po' perchè non vuole farlo.
In questa caduta - senza freni - nel burrone, in questo precipitare che trascina tutti, ma soprattutto i più indifesi e precari, verso il fondo, c'è un piccolo fatto che la dice lunga sul livello della nostra classe politica e delle sue preoccupazioni: il bel dibattito se il deputato Luxuria debba usare il cesso degli uomini o quello delle femmine. Non c'è più speranza, credo, che lo sfacelo si fermi: il paese lo vuole, ed alla fine è drammaticamente giusto che Berlusconi torni al potere, per amministrare quello sfacelo di cui è glorioso interprete e fautore, senza contraddizioni o incertezze. Il salvataggio, ora, è diventato davvero solo una scelta singola e personale, non c'è, se mai c'è stata, alcuna speranza che passi per una scelta collettiva, questo richiederebbe una politica che invece è dissolta. Si riparte!!!Oggi lezione con i norvegesi, poi laboratorio, sempre con loro, fino alle cinque.
Quindi di corsa a casa a preparare la valigia, poi cena con famiglia di amici, quindi sonno e sveglia alle quattro per prendere l'aereo per Parigi, poi Milano e infine l'amata isolaccia d'origine. (E chissà se riesco a fare almeno una gita al mare...) Poi a cena con mio papà: mi addormenterò sul piatto. Spero almeno in una settimana più decente, ma rispetto alle sei passare fino ad ora, non ci vuole molto... Mi aspettano comunque i miei amici, quelli veri, e pure il nipotastro bellissimo e che sta riducendo a due cadaveri i suoi due poveri e felici genitori. Samuel Barber, concerto per violino: andanteC'è la curva del collo, la pelle bianca e tesa. I capelli lunghi, chiari, che cadono sui due lati del capo, della testa che lei ogni tanto volge verso di me. Proprio lì al termine della nuca i capelli diventano sottilissimi, mantengono la consistenza di ciuffi di bambina. Ogni tanto lei si volta e mi guarda, le sue iridi blu scurissimo parlano al posto della voce, ed è come una commozione leggera, un'incredulità felice, una passione trattenuta. Si sente solo il rumore del nostro respiro e del nostro movimento quasi impercettibile ma che travolge entrambi, come sapevamo che sarebbe successo appena ci siamo sfiorati. I piedi, le gambe, il sedere e la sua schiena sono rivolti verso di me, le mie dita stringono la sua pelle chiara mentre ci muoviamo piano, e lei ogni tanto si volta e mi guarda. E alla fine, solo alla fine, quando sento arrivare lo spasmo, rallento il mio movimento fino quasi a fermarmi e lei si volta ancora e mi sussurra qualcosa, forse nella nostra sola lingua comune o forse nella sua, diversissima dalla mia e per me ignota, ma in ogni caso non capisco il suo sussurro. E mentre quello spasmo arriva, è la disperazione che arriva con lui, una disperazione tenuta a bada da un tempo di cui ho quasi perduto nozione, una disperazione che si è manifestata quasi sempre solo nel mio dormire di questi anni, una disperazione che ora monta violenta e spazza ogni argine o resistenza, che è inarrestabile come il mio venire, che è liberatoria, che in pochi secondi mi priva di tutto: forza, lucidità, messa a fuoco della sua schiena e dei suoi fianchi e delle sue gambe piegate... Inizia con un grido soffocato, un grido che reprimo e che diventa prima un singhiozzo e poi un pianto dirotto, irrefrenabile, che è il dolore accumulato che se ne va, ma per andarsene deve uscire, che mi consegna a lei, a lei che ora mi guarda e si gira e mi abbraccia, e mi tiene stretto, e calma il mio pianto senza soffocarlo, e mi ama senza fare domande, solo mi stringe e mi fissa con gli occhi blu profondo, mentre le mie lacrime scendono sulle punte dei suoi capelli che ora avvolgono la mia testa e sulla sua pelle, ed io la stringo, la stringo, e piango, piango, piango.
E' quasi l'una del mattino......e mi trovo ad una festa di ragazzi che in media hanno almeno dieci anni meno di me. Capelloni, rasta, gay, beoni vari... Sinistra un po' radical chic, erasmus in quantità, prevalentemente spagnoli, e poi alcune giovani ragazze svedesi e tedesche, deliziose e sexy. La ragione per cui ci vado, a parte l'invito del mio amico Pier, è che c'è Isys, una ragazza barcellonese che mi piace molto e a cui ho fermamente deciso, prima di uscire di casa, di chiedere il numero di telefono per uscire. Arrivo verso mezzanotte, dopo essermi versato, dalla vicina d'appartamento, dell'eccellente armagnac sui pantaloni ed averli dovuti cambiare. Ecco Pier, e poi c'è Isys...
Scendo nella cave dell'appartamento: fumo, gran casino, bottiglie ovunque... Li guardo e penso che non ho molto in comune con loro... poi penso ad un raduno di giovani di destra, e ancora una volta capisco perchè qui mi sento solo fuori posto mentre lì mi sentirei male. Un ragazzo spagnolo completamente sbronzo cerca di aprire una bottiglia di whisky, una di quelle col tappo di metallo a vite, già semivuota, con un cavatappi... Lo vedo da lontano e capisco che sta per combinare un casino e farsi pure male. Mi avvicino, gli levo il cavatappi di mano e sorridendo gli svito il tappo metallico dalla bottiglia. E' gay, è sbronzo, apprezza il gesto e cerca di abbracciarmi e palparmi il sedere: "t'es le meilleur au monde!", mi grida... "J'y crois pas du tout..." scherzo, ma mi sa che non capisce: continua a cercare di abbracciarmi e vuole versarmi a tutti i costi il whisky dalla bottiglia magicamente aperta... Continua con la storia del migliore al mondo, ed io continuo a schernirmi fin quando, pur di uscirne, torno al piano di sopra. Chiacchiero per un'ora e mezza con due francesi, il primo è simpatico, il secondo sembra normale: "piacere François, studente di leggi, sociologia, master del III anno, e voglio andare a fare la tesi in Quebec...", manca solo che mi declini anche gli estremi della carta d'identità. Piacere, Eteriele, insegno fisica qui all'Insa... Mi guarda mi sorride: "Ahh... io invece sono François, studente di leggi, sociologia, master del III anno, e voglio andare a fare la tesi in Quebec...". Ok, l'ho capito. Quindi chiacchieriamo per qualche minuto, poi ad un certo punto mi dà la mano e mi chiede: come ti chiami? Eteriele. E cosa fai? Insegno fisica all'Insa, ma sono italiano... ""Ahh, figo...!!! Piacere! Io invece mi chiamo François, sono studente di leggi, sociologia, master del III anno, e voglio andare a fare la tesi in Quebec...". Inutile dire che me ne vado dopo aver parlato poco con Isys e senza aver avuto il coraggio di chiederle il numero di telefono. Vediamo se non è una boutade...Da Repubblica.it di oggi:
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