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![]() Arriva tutto insieme, come previstoDopo gli abituali due giorni di assestamento: il trasloco, la paura per la scelta futura rimandata, i colleghi di qui e quelli italiani, il dolore del passato, la vecchia casa abbandonata vicino alla spiaggia, la spiaggia, quella famiglia lasciata senza averne voglia, quella famiglia che non mi lasciava anche se ne avevo voglia, tanti treni che passano e io che li perdo, una donna che mi trascina a far l'amore di nascosto e poi fugge, la rabbia e il pianto e un po' di morte...
Poi, per fortuna, dopo tre ore di questa roba, mi sono svegliato. Perchè Eteriele (2 di 4)Tre Il vecchio gesuita, il volto scarno e scavato, si lasciò andare pesantemente sulla sedia. Degnò di una breve occhiata infastidita le carte che giacevano sulla scrivania di legno bruno. Si passò una mano tra i capelli unti e quindi si fissò le unghie ormai lunghe e mangiucchiate. Considerò l’ipotesi di asportare col tagliacarte il filo nero che si era depositato sotto di esse quando un timido bussare interruppe i suoi pensieri. Attese un istante prima di pronunciare uno stanco “Avanti.” Il sogno di stanotteE' la strada, il viale che portava da casa dei miei fino al liceo. La stessa strada, trecento metri di distanza: comodo. Meno comodo essere nel cammino di passaggio della stragrande maggioranza dei compagni di scuola e di classe. Quando ero bambino e rientravo dalle scuole medie, che stavano in una strada più distante (ma più bella), incrociavo l'onda degli studenti che uscivano dal liceo, quello che poi sarebbe stato il mio, adorato e mai dimenticato. Vista la vicinanza della mia casa d'allora all'edificio che ospita il liceo, l'onda degli studenti in uscita non s'era in quel punto ancora dissipata nei mille rivoli dei diversi cammini di rientro, e quindi l'incrociavo che era ancora densa e spaventosa. Mi sembravano grandissimi, e provavo una grande soggezione. L'evoluzione ciclica del sentirsi piccoli rispetto ai grandi, e poi medi, e infine grandi, ma poi, dopo ogni salto, dopo ogni passaggio, di nuovo tra i piccoli...
Poi entrai al liceo, così di qull'onda entrai a far parte pure io, onda scura in inverno e più chiara in primavera, onda che sciamava, all'una e mezza, alla fine del grande viale. Qualche anno dopo averlo lasciato come diplomato, tornai al liceo in veste d'insegnante. E proprio al mio: il primo incarico, di un anno, è stato lì. In un vecchio blog che non esiste più, anni fa avevo scritto di questo ritorno alle origini, ed avevo usato queste parole (si perdoni l'immodestia implicita, insita nell'autocitazione): "...e quando li vedevo rincorrersi per i corridoi, i miei stessi corridoi di ragazzino, adolescente e maturando, con lo sguardo rapito o incazzato, nascondersi dietro una porta, sdraiarsi su un davanzale per coprirsi di baci, di carezze, di parole, d'insulti, di pettegolezzi, di risate e di pianti... Anche io mi rivedevo, e ricordavo i visi, le smorfie, le mie e quelle dei miei compagni di quella strana, impervia, calorosa strada che è stata il mio liceo... E quante volte mi sono innamorato, invaghito, sentito attratto o perduto negli occhi delle mie piccole allieve, io piccolo tra i piccoli, che non potevo e non dovevo mostrarmi tale. Ma il senso di colpa, onestamente, non l'ho mai provato davvero: non ti vergogni? Anzichè pensare al modo migliore di spiegare la legge di Fourier o il significato profondo del teorema di Gauss, o le strane e meravigliose analogie tra Coulomb e Newton, mi ritrovavo a fissare i loro bei visi freschi, il loro seno, il modo di vestirsi, di guardare, di muovere le mani, i piccoli particolari, i diari, il modo di rispondere alle mie richieste, di cercarsi... E spesso pensavo: chissà che donna bella diventerà, chissà che compagno sceglierà in futuro. Riuscirà a star dietro all'evoluzione della sua freschezza? Quanto ho sognato, ho rivissuto, ho tremato, ho pianto, ho sentito, mi ha emozionato e ho patito... Ho fatto bene a smettere presto: tutto questo resterà per sempre una parte di me, talvolta si confonde e sovrappone ai miei ricordi di liceale, l'oblio non potrà mai inghiottirlo." E stanotte c'eravamo di nuovo tutti, o meglio: quasi tutti... La nanetta ricciolona e tettuta che è sempre uguale - agghiacciantemente uguale - a quando aveva 19 anni (ed è così nella realtà vera) e una parte degli altri compagni di scuola, sempre in quel liceo e lungo il viale. Ma tutti avevano le età di oggi, tutti vicini ai quaranta, io ero tra i più piccoli. E mancavano due compagne importanti. La prima è stata l'amore più importante della mia giovinezza (colpi e sussurri, ma prevalentemente colpi). Ho continuato ad amarla senza sosta per quasi sei anni, dopo che nell'autunno del 1987 avevamo smesso di vederci perchè la cosa era ingestibile, con un fidanzato di mezzo che lei amava e che l'amava. E poi, e poi... lei, lei che se n'è andata due giorni prima del natale dell'orrendo 2004. Che brutta classe, pensavo nel sogno, non ho più niente in comune con voi, salvo i due compagni omonimi tra loro, un po' scemi e produttori industriali di battute e pernacchie: erano, loro sì, del tutto identici al passato. Mi sono svegliato, e ho capito di aver pianto, di aver pianto per lei che non c'è più: la sua morte ha raggiunto ora anche i miei sogni. Perchè EterieleDue amici blogger che passano spesso a dare uno sguardo qui m'hanno, a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro, chiesto spiegazioni sull'origine del mio nick.
La risposta banale è che quello è stato il primo nome che m'è venuto in mente al momento dell'apertura del blog. L'Io ci fotte sempre, come dice una antica copine che quando aveva un anno è caduta, in puro stile Obelix, in un pentolone di un potente farmaco depressivo (che credete? mica ci sono solo quelli che la fanno passare...). La storia del nome è invece leggermente diversa. Eteriele era il protagonista di un bellissimo racconto di Isaac Asimov che lessi a quindici anni e che si intitolava "L'ultima tromba". Quattordici anni più tardi, nel 1998, scrissi un racconto che come ambientazione s'ispirava a quello di Asimov e lasciai ad uno dei personaggi il nome d'origine, mentre il secondo nome che compare è una citazione di un film di Wim Wenders. Eteriele e Cassiele sono due angeli. Questo racconto è stato sul punto di essere pubblicato nel 1999, poi la cosa non andò in porto, e a me oggi basta che sia letto. L'ho ritoccato più volte in questi anni. Quella che pubblico qui sotto è l'ultima versione. Poichè è un po' lungo, lo divido in quattro pezzi. Gli altri tre seguiranno nei prossimi giorni. Commenti e critiche anche aspre sono graditissimi, ovviamente. Il titolo del racconto è: L'abbraccio di Cassiele. postato da: Eteriele
alle ore 18:44 | link
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argomento: racconti Nel seggio......per gentile concessione di M., scrutatrice in una remota zona dell'operosa Padania, in occasione del referendum di ieri e avant'ieri.
"Scusi, ma per votare si devo mettere la croce sul si?"
"Ma dove sono le liste?"
Uscendo dalla cabina con la scheda in mano:
"Dov'è che bisogna firmare?"
"Guardi che non deve assolutamente firmare e rendere riconoscibile il voto.."
"Ma come? Se sono 25 anni che firmo sempre la scheda..."
SI', HO UNA FACCIA DA PIRLA![]() "Confido che i risultati saranno migliori rispetto al primo exit poll. Se dovessero essere confermati dovremmo dire che a vincere il referendum e’ stata la campagna di menzogne dell’Unione ma nel giro di quale giorno si capira"’. Lo ha detto Lucio Malan al comitato dei Si’ per il referendum, commentando i primi dati sul voto referendario.
(Dal sito ufficiale di ForzaItalia) Attualmente: 62% al No, 38% al Sì. In attesa che si capisca, Malan: mille auguri.... Capacità. E voglia. - Max Raabe: Capri FischerRileggevo l'ultimo post e mi si chiariva di colpo perchè l'amica, recente, di Bakis mi piace. Assomiglia tantissimo a Manuela, la compagna delle elementari.
Ripenso anche ad una discussione che ho avuto con un amico e coetaneo, una discussione sul cui tema siamo tornati più volte in questi anni. Lui sosteneva che con l'età il suo modo di innamorarsi è cambiato. Ci ho pensato spesso, chiedendomi se fosse vero. Non posso che rispondere per me: lo è. Ma forse devo specificare che questo cambiamento non riguarda solo l'innamorarsi, ma tutte le cose. Più il tempo scorre, più le emozioni (non i sentimenti, al contrario) diventano fugaci. Col passare degli anni ascolto sempre meno i borbottii della pancia, di più i sussurri del cuore e gli allarmi della testa. E in tutto... E se l'innamorarsi è quel sentire "le farfalle nella pancia", come le aveva definite Anna, o "i colpi allo stomaco", come le chiamava quell'antico e sbagliato amore - che li confondeva con l'amore, perchè quest'ultimo non sa dove stia di casa - bene... I colpi allo stomaco, con l'acqua che è scorsa sotto i ponti, hanno perso peso, mentre i sussurri del cuore hanno via via assunto un'importanza fondamentale. Ovviamente per me. Quando ero bambino non ero che un minuscolo - e unico - colpo allo stomaco. Ma proprio quell'ultimo amore mi è servito - almeno questo - per conoscere quanto quei colpi siano fallaci, traditori e anche, solo talvolta, un po' scemi. No, non è la schiavitù o la dipendenza dalla testa. E' il fatto che l'amore, e sempre non parlo che di me, è altro: è la temutissima quotidianità, è la nostalgia, è la risata inaspettata, è la complicità improvvisa, è l'affinità silenziosa e veloce e la differenza che non fa paura. Il che non significa disconoscere l'emozione del colpo allo stomaco, ma è cercare di capire da dove arriva e perchè. Ora, il prossimo passo sarebbe scrivere qualcosa di più su cosa - o meglio: chi - sussurri al mio cuore, e perchè. Ma no... mi limito solo ad un ricordo recente, o non troppo vecchio, circa due anni e pure meno: estate 2004, febbraio 2005. E lei, che decisi di corteggiare, la scelsi solo per il colpo allo stomaco che mi dava. Perchè ero stanco, troppo stanco, e le mie orecchie erano sorde. Quando ci baciammo - e fu tanto bello - lei diceva "è strano, è strano..". E non era il mio bacio, ma il fantasma di un amore che l'aveva a lungo inaridita. Peccato, pensai qualche giorno dopo quando mi costrinse a chiudere con lei. Peccato perchè quei baci erano stati belli. Ma nello stesso tempo iniziai a risentire i sussurri, i sussurri del cuore, e le parole che pronunciarono, beh... non erano proprio incoraggianti. Vivaldi - Il cimento, concerto ottavo in re minoreE' iniziata, direi, in quarta o quinta elementare.
Lei si chiamava Manuela e aveva una sorella gemella, identica, che si chiamava Adriana. Il mio primo bacio, nel giardino di casa mia, su un vecchio tronco marcito per metà era stato con lei, una domenica mattina, all'uscita del catechismo. Questo in seconda elementare. In terza si innamorò del mio compagno di banco e grande amico, Riccardo. E lui, oltretutto, abitava molto più vicino a lei. Che dolore: li odiavo, anche se a lui continuavo a volere bene. Poi Riccardo, che leggeva tantissimo, mi iniziava a tantissime parole che non avevo mai sentito. Per esempio, mi chiese, eravamo a cavalcioni di un ramo alto di uno degli alberi giganti di fico, sempre nel giardino immenso della casa dei miei: "allora vuoi essere mio nemico?". Nemico? Mai sentita prima. Mi feci spiegare e gli risposi che no, per nulla, non volevo esserlo. Non ci siamo visti per più di venticinque anni con Riccardo, e quando ho comprato la mia casetta isolana chi ho trovato come dirimpettaio, nello stesso pianerottolo? Lui. Comunque: odiavo Manuela. Allora ci pensai su un paio di annetti, e intanto lei mollò anche Riccardo e si fidanzò con un altro, la zoccola. Però ero sempre innamorato moltissimo di lei. Quindi scrissi una lettera a "Topolino", alla posta dei lettori che si chiamava "Qui Paperino Quack!". Ci misi qualche settimana per scrivere questa lettera, che iniziava così: "Caro Paperino, ho il problema di non essere attraente...". Un paio di mesi più tardi, avevo ormai perso ogni speranza in una risposta, tornando a casa con la mia copia settimanale del giornaletto, l'aprii svogliatamente alla luce di un lampione tardoautunnale, alla rubrica della posta. La prima lettera era la mia. Ricordo il cuore che mi balzò in gola e le gambe che stavano per cedere. Lessi in fretta la risposta e poi tornai a casa, correndo come un matto per i duecento metri che ancora mancavano all'ingresso del grande giardino. "Caro amico di penna, di piuma e di...", seguiva il nome della mia città, ed era l'inizio della lunga risposta di Paperino. A casa mi prendettero a pernacchie per qualche mese per quell' "amico di penna e di piuma", così venni appellato per un bel po'... La mattina dopo, tutto orgoglione, portai il giornalino a scuola. Lo consegnai bello soddisfatto a Manuela. Lei sorrise, e lo lesse a voce, piano piano, per me, con un sorrisetto maligno sulle labbra. Il consiglio finale di Paperino a me era "essere attraenti è amare il mondo che ci circonda". Manuela arrestò per un istante la lettura, il sorrisetto diventò un grande sorriso, disse: "sia chiaro che io non sono il mondo che ti circonda...". Shostakovich - Preludio e fuga n. 6 in si minore suonato da Keith JarretQualche mese fa mi domandavo, su questo blog, quali potessero essere le motivazioni che spingono qualcuno ad aprirne uno, me compreso.
Lo spunto più interessante lo diede l'OmbelicaleAutoreferenziale Bakis: "è un contenitore di una piccola parte di ciò che ci passa per la testa e che, altrimenti, verrebbe gettato". Però... però... lo spunto è una risposta parziale alla domanda. Se è vero che questa è una buona definizione per dire cosa è un blog, resta insesaudita la domanda sul perchè lo si apre e lo si tiene. E' una domanda che, ovviamente, ha infinite risposte, tante quanti sono i blog. Ognuno ha le proprie ragioni. Ora, ho riguardato quel che ho scritto in questi mesi e mi sono riposto la stessa domanda... L'ho posta a me stesso e basta, ovviamente. All'inizio il mio blog arrivava da questo: voglia di riprendere a scrivere, desiderio di trovare interlocutori, desiderio di liberarmi di alcune cose che non avevo mai raccontato. La scrittura, in questo, m'ha sempre aiutato: per me è una valvolina regolabile. E' mettere un po' d'ordine e nello stesso tempo vagare, cercare libere associazioni, intravedere quel che m'è suggito. E, come sempre, è bello rileggere a distanza ciò che si è scritto. Ogni post prende vita sua, appena pubblicato inizia a esistere per i fatti suoi, e poi è interessante vedere come è diventato, dopo un po', che effetto fa... Tutto questo per dire che una cosa è mutata in questi mesi, pure se mi sono sempre attenuto (ho cercato di attenermi...) alla regola che mi ero dato: non mentire su me stesso, non costruire personaggi alternativi, non mostrare nulla che non sia, in quel momento, dettato da me. Ma ciò che è mutato è che i miei - più o meno fissi - interlocutori in qualche modo hanno diretto il mio scrivere... In qualche modo - ovviamente il meccanismo è mio - tengo presente chi mi leggerà, ed un po' scrivo per lui. E alla fine è arrivataTempesta.
Tuoni e fulmini violentissimi, un abbassamento della temperatura di cinque gradi in due ore. Meno male: oggi era mortale. Per fortuna è arrivata... Magari domani si respirerà un po' di più. E, domani sera, visione ad hoc da me e per me, L'arco di Kim Ki-duk, tanto per cambiare regista. E ho anche trovato un piccolo appartamento per l'anno prossimo... In mezzo alla collina boscosa vicina alla Facoltà: il prossimo anno starò anche in una casa vera. |