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Utente: Eteriele
"Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell'orbo e incerto oblio. Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli e non riannodi, e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo. Quante delle mie rimangono intatte, delle molte fiducie concesse da chi tanto ha creduto nel suo istinto e non sempre ha fatto attenzione ed è stato ingenuo per troppo tempo? (Sempre meno, sempre meno, ma la diminuzione di tutto questo è molto lenta). Rimangono intatte quelle che ho posto in due amici che ancora le conservano, a fronte di quelle riposte in altri dieci che le hanno perdute o dissipate. [...] Arrecare offesa alla fiducia è anche questo: non soltanto essere indiscreto e provocare danno o rovina con ciò, non soltanto fare ricorso a quell'arma illecita quando i venti cambiano e si piglia di mira colui che ha raccontato e ha lasciato vedere, ma anche trarre vantaggio dalla conoscenza ottenuta per debolezza o distrazione o generosità dell'altro, senza rispettare né tenere in considerazione la via attraverso cui si è arrivati a sapere ciò che si travisa o si brandisce adesso: se furono le confessioni di una notte innamorata o di un giorno disperato, di un tramonto di colpa o di un risveglio desolato, o dell'ubriaca loquacità di un'insonnia: una notte o un giorno in cui chi parlava parlava come se non vi fosse futuro al di là di quella notte o di quel giorno e la sua lingua sciolta dovesse morire con loro, ignorando che c'è sempre un altro che deve venire, rimane sempre, un po' di più..." (Javier Marias, Il tuo volto domani)

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mercoledì, 31 maggio 2006

Brahms - Piano Concerto n.2 in Si - Andante

Questo pezzo, il titolo del piccolo post, è citato da un finto scrittore, un imbroglione giapponese che si chiama Haruki Murakami. Il pezzo è citato in Norvegian Woods (Tokio Blues), l'unica cosa poco sopra la decenza che Murakami abbia mai scritto. Un libro comunque furbo che, all'epoca - tanti anni fa - mi fece pure un po' male.
Ma il terzo movimento del Concerto in Si, col suo tema struggente, che viene esposto all'inizio non dal piano, che resta in silenzio per un po', ma dal violoncello, è davvero meraviglioso. Lo conoscevo da più di dieci anni prima di leggere il libro. Di quelli che ascolto cinque, sei volte di seguito senza mai stancarmi... Di quelli che m'accompagnano spesso, che m'aiutano a transitare nel sonno con dolcezza.
postato da: Eteriele alle ore 15:10 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
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martedì, 30 maggio 2006

Tomaso Vitali - Ciaccona

Per i 25 anni di matrimonio i tuoi fecero una piccola messa, unici invitati tu, la tua sorellina e il tuo fratellino. Correva il dicembre 1992. Meno di quattro anni dopo si separavano per l'ennesima volta. Non sarebbe durata. No, non sarebbe durata se non fosse stato per una ribellione che l'RNA di transfert fece nella gola del tuo papà. Il quale riuscì a liberarsi di quello stronzissimo acido ribonucleico, e nel contempo - in qualche modo - la tua mamma fece, per fortuna, il suo più clamoroso autogol che mandò il tavolo a gambe all'aria...
D'accordo: ma per quelle nozze d'argento i tuoi avevano fatto confezionare una piccola medaglia d'oro con incisi i vostri nomi e i loro... Poco più di sette anni dopo rigiravi quella medaglietta tra le mani e pensavi che era insensata, davvero. Non avevi soldi, ma volevi regalare lo stesso una cosa tua, pensata da te, al tuo amore che partiva per la Francia. Andasti dall'orafo, facesti fondere la medaglina e preparare un anellino satinato con minuscola pietruzza. La medaglina era sufficientemente pesante perchè l'oro rimasto pagasse anche la manodopera dell'orafo, e ti avanzò forse qualcosa. Pensavi: da questa medaglina preparata sull'altare di un amore sbagliato e ormai finito hai fatto fare un anellino pieno d'amore vero.
Lei se lo strinse al cuore e partì, l'anellino al dito. Tre anni dopo, capito quel che accadeva, volesti fare una prova: cattiva, autoflagellante, idiota; e ne conoscevi già il risultato. Le nascondesti l'anellino in mezzo ad una poltrona, volevi vedere se se ne sarebbe accorta, se l'avrebbe cercato, preoccupata. Ovviamente non se ne accorse per mesi, nè lo cercò: non gliene poteva sbattere di meno. Tre anni, ma sembravano una vita... Pensasti, allora, che forse non avresti dovuto usare quella medaglina...
postato da: Eteriele alle ore 23:32 | link | commenti (4) | commenti (4)(pop-up)
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The law of enclosures, una vecchia recensione (Schubert in sottofondo)

Scritta a fine luglio 2004, la tristezza dopo la tempesta...
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Chi sono Beatrice ed Henry?

E' un coup de foudre quel che spinge lei verso di lui, quando si rende conto di avere di fronte a sé un ragazzo gravemente malato?
Ed Henry, con quella palla che gli spunta sulla nuca, un tumore cerebrale che lo ha condannato ad una vita piena di dolore ed ora ad una fine ormai prossima, perché accetta di farsi prendere da questa ragazza di rara e strana bellezza, orfana dei genitori e sull'orlo di una devastante crisi finanziaria che ha ereditato e cui non può far fronte, perché Henry sceglie di farsi scegliere, di iniziare a far l'amore con lei?
postato da: Eteriele alle ore 21:34 | link | commenti | commenti (pop-up)
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Franco Battiato - Radio Varsavia

Si chiamava Alberto ed era il padre di mia nonna Sara.
Era figlio di una famiglia contadina, senza una lira. Per studiare era entrato in seminario, pur non avendo alcuna intenzione di prendere i voti. Per chi faceva così, alla fine degli studi c'era la scomunica. E la scomunica arrivò. Fece di peggio, dopo la militanza nel partito socialista, seguì Gramsci e aderì al partito comunista. La scomunica venne raddoppiata. Nonna Federica, la mamma di mia nonna, era una cattolica praticante, e così tutte le sue figlie: Mercedes, Antonella, Arsenia e Sara. Il prete passava a benedire le case e saltava la loro, la casa di uno scomunicato. Loro, le donne della famiglia, morivano di dolore ma non smettevano d'andare a messa.
Nonno Alberto, alla fine degli anni dieci, diventò il sindaco comunista del suo paese, un paese di contadini. Lui che aveva studiato ed era diventato avvocato. Il fascio si costituì presto anche in quel paesino caldo e assolato del centro-sud dell'isola, e ovviamente la prima vittima doveva essere lui e la sua famiglia. Mia nonna raccontava sempre delle bombe artigianali che venivano fatte esploldere di fronte a casa loro, nel paesello. Le sue sorelle la prendevano diversamente. Mercedes, ad esempio, che non sapeva se sarebbe arrivata alla mattina successiva, scappava di casa ed andava a cuccare con un soldato tedesco che poi sparì. Antonella, devotissima, pregava i suoi santini e le sue madonnine. Ho visto, un giorno, una delle pochissime foto di Antonella e sono rimasto allibito. Era di una bellezza straordinaria. Ebbe un solo amore nella vita, un uomo che la lasciò perchè era compromettente flirtare con la figlia dell'ex-sindaco comunista e per di più senza una dote solida. Restò sola per il resto della vita. Bellissima e, a detta di mia madre, dolcissima.
Nonno Alberto era l'avvocato dei poveri, e si spostò nel capoluogo dopo che i fascisti l'avevano defenestrato dal comune. Durante la sua fuga (che finì male) dalla milizia e dall'ovra, Gramsci venne chiuso in casa del bisnonno per settimane. Mia nonna raccontava sempre di come fosse loro proibito avvicinarsi ad una stanzetta in cui Gramsci era nascosto. Tutto questo non guadagnò al mio bisnonno le simpatie di nessuno. Il capoluogo non era una città dove la violenza fascista avesse particolarmente attecchito, ergo lui fu lasciato in vita, per quanto non riuscisse quasi più ad esercitare la professione per divieto del regime.
Dopo la fine della guerra, e fu l'ultimo suo atto politico, nonno Alberto diventò il capo del locale comitato di liberazione nazionale. Impose una linea precisa all'azione del CLN. Non dovevano esserci rappresaglie contro gli ex-fascisti, nessuna violenza, e così fu.
Mia madre era ancora bambina quando nonno Alberto morì. Ma lo ricorda benissimo: gli occhi azzurri, lo sguardo dolce (lo sguardo di mia nonna), spolverava sempre il capello liso e lucidava le scarpe prima di uscire di casa. Questo esser dignitoso nella povertà (non possedette mai una casa sua, ad esempio) l'aveva trasmesso bene alle figlie. Mi resterà sempre vivo il ricordo di nonna Sara, sua figlia e mia nonna, che tutte le sere, dopo aver finito le faccende di casa, aver pulito, stirato, cucinato, mangiato, si lavava e truccava: rossetto, cipria, pettinatura accurata. Non per uscire, no, perchè non poteva: era completamente sorda. Ma per sedersi di fronte alla televisione, per leggere qualche giornale prima di andare a letto. Quello era il momento che concedeva a se stessa, abbandonata dal marito e reclusa dentro un appartamento di cui non sentiva i rumori. E, per quel suo momento quotidiano, doveva essere elegante e inappuntabile.
postato da: Eteriele alle ore 17:53 | link | commenti (5) | commenti (5)(pop-up)
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lunedì, 29 maggio 2006

Anja Lechner e Vassilis Tsabropoulos - Bayaty

C'è uno strano parallelismo tra quel che accade alle tue prospettive lavorative ed il tempo tolosano, anche se le due cose non sono proprio in fase.
Montagne russe o, meglio, docce scozzesi. La mattina sole battente, poi, du coup, arrivano nuvole nere e la temperatura piomba giù di più di cinque gradi in un'ora. Eppoi: di nuovo il sole e il caldo, poi il vento, poi le nuvole. Sul tempo ti piace, anche perchè sai che nell'isola lontana le nuvole sono ormai scomparse, e la temperatura va sempre sopra i 30, tra poco apriranno gli stabilimenti balneari e le spiagge si stanno già riempiendo. Qui, abbastanza spesso, il caldo dà requie. Per il lavoro: si vedrà.
Continui la correzione notturna delle copies, bagnandole di sidro di Cornovaglia.
postato da: Eteriele alle ore 21:38 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
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Cinquanta...

...che mi guardano da questo lungo piano di formica che nel  contratto d'affitto è definito pomposamente tavolo.
Che ghignano, perchè sanno che sarò costretto ad occuparmi di loro. E pure in fretta.
Che mi sbeffeggiano, perchè si godono la mia riluttanza a prendermene cura.
Cinquanta, cazzo.
Cinquanta compiti di fisica generale, cinquanta copies - come li chiamano qui - dei miei cinquanta ex studenti di ingegneria di Toulouse, Francia.
Vabbene, ho capito... Eccomi, eccomi... arrivo... je suis tout à vous, stronzi.
postato da: Eteriele alle ore 17:06 | link | commenti (1) | commenti (1)(pop-up)
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domenica, 28 maggio 2006

La strana storia di R.

R. è stata una mia amica, con alterne vicende, per dieci anni.
Un'amicizia permeata, a tratti, di complicità, di reciproco riconoscimento di alcune affinità, di mutua paura per le enormi differenze, prima della rottura, ormai quasi solo sua, direi.
postato da: Eteriele alle ore 13:58 | link | commenti | commenti (pop-up)
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"L'amore è questione di fame"

Mia madre mi racconta di un approccio avuto in gioventù.
Un suo collega che la corteggiava (parliamo degli anni sessanta, credo) le aveva così spiegato il suo concetto d'amour. Mia madre aggiunge: "...io non sono mai stata d'accordo con questa idea...".
postato da: Eteriele alle ore 11:11 | link | commenti (3) | commenti (3)(pop-up)
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venerdì, 26 maggio 2006

Questo non l'hai mai scritto prima...

Ci sono tanti ricordi che spuntano, che fanno capolino da dietro un incrocio o appena oltre lo spigolo di un muro. Che improvvisamente fanno cucù tra la folla di una strada del centro o di un mercato all'aperto.
I ricordi sono tanti, ma la base è sempre quella. E' la tua storia, ed è anche l'immagine che hai di te. Nel tempo immagine e realtà, per tua decisione e sforzo, si sono sovrapposte. Ci sei tu, ci sei tu tanti anni fa in quella casa grande, quella villa di mattoni rossi col glicine all'entrata, in quel giardino enorme e meraviglioso che tutti i tuoi compagni di scuola ti invidiavano.
Ci sono quell'uomo e quella donna, che ora si avviano verso la vecchiaia con i loro diversi ritmi, le nevrosi mai risolte, acuite dall'età e fossilizzate dal tempo. Due persone che amavi, che ora spesso osservi con triste distacco. Non è per i loro limiti, umani e comprensibili, ma per quello che avrebbero potuto fare e non hanno fatto, per il fatto che sono stati loro a consumare il primo tradimento verso di te e verso due altre persone che amavi, e tutti e tre potevate difendervi poco e male. Non c'era cattiveria, questo era il paradosso. C'era un antico amore che aveva preso stade perverse. C'era l'incapacità di trovare un linguaggio comune. C'erano le loro famiglie, diversamente ma gravemente malate entrambe, che si erano portati dietro. Gli vuoi sempre bene, sono il tuo papà e la tua mamma: lui ha cercato di continuare a tenere vivo e con molta difficoltà un po' di fuoco dell'anima, lei, che pure di benzina ne aveva tanta, tanta di più, l'ha sprecata tutta ed è ormai fissata come in una foto che non sbiadisce: intelligente, acuta, colta, senza più sentimenti, piena di rancori che ogni tanto riesce a mettere al guinzaglio ma che in passato hanno devastato lei e chi l'amava.
E poi... e poi i tradimenti sono stati altri, ma lo sai che gli altri tradiscono, che è difficile amare senza sosta, senza ma, e lo sai perchè hai assitito a quei decenni di scempio la cui causa era solo l'amore, nient'altro che l'amore profondo e due immagini di sè che diventavano sempre più il succedaneo di un sè che sanguinava per le botte. Sarebbe tutto più semplice, basterebbe fermarsi, fissare uno o due punti dell'anima, uno o due paletti del cuore, ma è invece così difficile. I punti si dimenticano, i paletti si consumano ed è complicato ritrovarli e ritrovarsi. Non è, questo, un tuo desiderio che tutto resti uguale, per nulla, l'evoluzione non solo non ti spaventa ma ti attira moltissimo. Ma il fatto che questa evoluzione significhi anche corruzione, consunzione, questa legge che qualcuno ha sfidato e vinto, questa legge non ti piace e non ti è mai piaciuta, e perchè ne hai le cicatrici dentro. Non c'entra la cultura, non c'entrano i luoghi, non c'entra il benessere. Quelli che hanno resistito, quelli che hanno evoluto senza tradire e senza distruggere ci sono, e sono spesso degli insospettabili.
Sei stato, in passato, un figlio strano, sofferente, arrabbiato, triste, più di ora, più di ora che hai pian piano imparato a capire e a giustificare, a osservare in silenzio e ad amare senza fare affidamento.
Questo, no davvero, non l'hai mai scritto e neppure detto a nessuno. E' questo che ti manca, è per questo  che quell'errore del passato t'ha così fatto male. Non pensavi che, dopo tutto quello che credevi di aver costruito, saresti stato ancora una volta tradito. Volevi solo qualcuno che t'amasse senza ma.
postato da: Eteriele alle ore 16:24 | link | commenti | commenti (pop-up)
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Prima o poi glielo racconterò...

Stanotte ho sognato una signora che mi conosce bene, che ha lavorato sui miei sogni per lungo tempo.
Ero - che palle! - a casa dei miei genitori, quella in cui vissero insieme per ventidue anni prima che il caso scompaginasse le loro incartate e peste carte.
Squilla il telefono: è lei, la signora di cui sopra.
Mi dice che s'è fatta una canna - testuale - e che sotto effetto della canna ha avuto nostalgia di un vecchio amore. Urgh: una discepola del vecchio ebreo austriaco che si canna e che sogna perduti amori...
E poi mi dice: "ho capito qual è il problema". Ed è anche piuttosto incazzata.
E cioè?
"Lei non deve amare! Deve vivere!".
Prima o poi glielo dovrò raccontare questo sogno, e se si sogna d'interpretarlo la meno.
Però stamani, quando mi sono svegliato, dopo aver messo a fuoco il sogno ho iniziato a ridere come un matto...
postato da: Eteriele alle ore 10:29 | link | commenti (1) | commenti (1)(pop-up)
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