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"Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell'orbo e incerto oblio. Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli e non riannodi, e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo. Quante delle mie rimangono intatte, delle molte fiducie concesse da chi tanto ha creduto nel suo istinto e non sempre ha fatto attenzione ed è stato ingenuo per troppo tempo? (Sempre meno, sempre meno, ma la diminuzione di tutto questo è molto lenta). Rimangono intatte quelle che ho posto in due amici che ancora le conservano, a fronte di quelle riposte in altri dieci che le hanno perdute o dissipate. [...] Arrecare offesa alla fiducia è anche questo: non soltanto essere indiscreto e provocare danno o rovina con ciò, non soltanto fare ricorso a quell'arma illecita quando i venti cambiano e si piglia di mira colui che ha raccontato e ha lasciato vedere, ma anche trarre vantaggio dalla conoscenza ottenuta per debolezza o distrazione o generosità dell'altro, senza rispettare né tenere in considerazione la via attraverso cui si è arrivati a sapere ciò che si travisa o si brandisce adesso: se furono le confessioni di una notte innamorata o di un giorno disperato, di un tramonto di colpa o di un risveglio desolato, o dell'ubriaca loquacità di un'insonnia: una notte o un giorno in cui chi parlava parlava come se non vi fosse futuro al di là di quella notte o di quel giorno e la sua lingua sciolta dovesse morire con loro, ignorando che c'è sempre un altro che deve venire, rimane sempre, un po' di più..." (Javier Marias, Il tuo volto domani)

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domenica, 30 aprile 2006

A proposito di Hilary

E' stato tra la fine del 1996 e i primi del 1997, e lei aveva tra i sedici e i diciassette anni quando ha inciso tre delle sonate e partite per violino solo di Bach, i pezzi forse più complessi, dal punto di vista interpretativo, della storia del violinismo solistico, il traguardo agognato di ogni strumentista che si rispetti. Hilary Hahn, un'allora giovanissima violinista americana di Baltimora, allieva di Klara Berkovich e dell'oggi defunto Jascha Brodsky - a sua volta uno degli allievi di Ysaye - ha registrato per Sony il suo Bach.
Tra i tre pezzi non poteva ovviamente mancare la seconda partita in re minore. Dentro la partita il brano musicale che ho ascoltato di più nella mia vita, l'ultimo movimento, la danza conclusiva: la Ciaccona.
Conosco diverse interpretazioni della Ciaccona: Accardo, Milstein, Szeryng, Grumiaux, Kremer (giovane e maturo), Monica Hughes, Menuhin, Kujiken. C'è chi mi piace di più (Grumiaux) e chi meno (Menuhin), ma Hilary, insomma, m'ha lasciato proprio di sasso...
E' andata così: vagavo per radio.blog, quando mi sono imbattuto in un piccolo estratto della Ciaccona suonata dalla giovane Hahn e m'ha colpito così tanto che l'ho riascoltato tantissime volte. Poi corsa alla fnac tolosana a cercare il CD. E quindi ripasso continuo di tutta la Ciaccona, dell'intera partita, dell'altra partita (la terza) e dell'altra sonata (sempre la terza) che si trovano nel CD.
Hilary Hahn l'avevo vista in un DVD, commentava l'effetto di Szeryng sul suo modo di sentire e suonare Bach. Ma nel video non suonava, e non avevo quindi mai avuto modo di ascoltare come fosse il suo suono e il suo, come dire...?, "dentro". Perchè da Bach, e dalla Ciaccona, viene fuori l'interno di tutti quelli che suonano, non si sfugge.
Ok, ciò detto, Hilary è... è... è difficile rendere a parole quel che trasmette il suo Bach. Straordinario e scolastico insieme. Pulito, ricco e vagamente autocompiaciuto. Tecnicamente perfetto, curato in ogni nota, dolce e profondo.
Non so che dire... La ascolto e riascolto e riascolto... e non so che pensare.
Sedici, diciassette anni, l'aria da brava e diligente bambina, da compìta figlia di famiglia.
E, dentro, l'infinito...

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giovedì, 27 aprile 2006

Ma che è...?

La notte non è iniziata bene. Hai rischiato di perdere, per pochi minuti, il treno notturno per Paris, con tanto di sudata per la corsa.
Salito a bordo, hai il sospetto che la signora sulla cinquantina seduta di fronte a te e che stazza un paio di tonnellate, alta un metro e cinquanta, larga un metro e cinquanta, profonda di più (e fin qui niente di male), hai il sospetto - insomma - che sia anche bizzarra. Il sospetto diventa realtà quando la signora inzia a prendere a cazzotti inumani il suo sedile per far scendere un poggiatesta che è già al suo minimo storico, per far di meglio bisognerebbe incassarlo nel sedile. Glielo spieghi, lei ti ringrazia contenta e poi si addormenta, russando come un rumoroso porcello e rilasciando un odore che ricorda un misto di pecora bagnata, urinatoi poco puliti, capelli piuttosto trascurati...
Il treno arriva a Cahors e tu, ormai rassegnato ad una convivenza di otto ore con la signora porcella, intravedi una figura graziosa oltre il vetro, sulla banchina della stazione che si ferma rispetto al vagone. Ha i capelli castani chiari e un grosso sac à dos. Pensi: sembra carina. Dopo due minuti si sta sedendo accanto a te, e allora vagoli con la mente: non sembra, è molto carina. Ti fa un sorriso, prende posto, si leva la giacchetta di tela grossa verdina, il maglioncino di cotone color salmone e resta con una magliettina nera che le dona. Ha le kickers (tuffo in un'infanzia ormai molto lontana). E' strano, sembra un misto di due visi già visti, Suzelle e Silvia... Tutto sembra confondersi, mentre lei tira fuori il suo romanzo e inizia a leggere. E' le chant du grand nord, secondo volume. In tre ore di una concentrazione che sembra senza sosta, passa dal capitolo 22 al 34 alla luce fioca del vagone. Tu hai iniziato una delle peggiori porcherie degli ultimi secoli: Valerio Evangelisti, l'inquisitore Nicolas Eymerich. Nelle prime venti pagine hai il dubbio, forte, che sia una cagata. Nelle successive ottanta il dubbio diventa un'atroce realtà. Lei intanto si addormenta, dopo essersi ordinatamente reinfilata il maglioncino rosa e la giacchina di tela. Dorme fermissima, serena, le labbra leggermente dischiuse: un piccolo gruppo di capelli che puoi osservare in controluce pende di fronte alla bocca e si muove con dolcezza sospinto dal respiro silenzioso e regolare. Resti ad osservarla per un po': le mani piccole e curate, la pelle chiara, le ciglia chiare e lunghe, le labbra lucenti, i capelli, il maglioncino salmone. E' pazzesco, pensi: la casualità porta ad un'intimità quasi totale con una sconosciuta alla quale, da quando l'hai vista sedersi accanto, sapevi che non avresti avuto il coraggio di rivolgere la parola. Ed infatti va così: il treno raggiunge Paris e tu resti perso nei tuoi pensieri, nella sovrapposizione delle immagini, dei ricordi, delle fantasie e delle emozioni, mentre lei dorme dolcemente ostile, semplicemente chiusa nel suo sonno regolare e elegante. Quell'intimità, tu che puoi osservare ogni suo piccolo particolare, dal libro che legge al suo respiro, dalla trama del suo pull al colore delle scarpe, è un'intimità quasi oscena... Non corrisponde ad alcun rapporto, non consente nessuno scambio vero. Lo sai perchè sei turbato, e ti arrabbi leggermente con te stesso: hai tantissima voglia di prenderle una mano e dormire così. E sai che ne hai voglia solo perchè t'appare così, chissà che ha dentro, mentre l'idea di fare lo stesso con la cicciona grufolante del posto di fronte al tuo ti fa venire un senso di nausea allo stomaco.
Cerchi di scuoterti e fai una fantasia dolce verso un futuro impossibile: ti appare una ragazza lontana che inizi un po' a conoscere, senza conoscerla, e che probabilmente non vedrai mai. Chissà come sta...
Alla Gare d'Austerlitz è il solito casino metropolitano, devi prendere due linee per arrivare all'aeroporto De Gaulle. Sei stanco, non hai chiuso occhio e quel risveglio di fine aprile della metropoli ti appare più sgradevole che mai. Arrivi all'aeroporto, fai la carta d'imbarco per Linate e ne approfitti per disfarti della schifezza: Evangelisti, lasciato a metà, e la sua storia brutta e molto malscritta finiscono veloci in una poubelle dell'aeroporto di Roissy, senza rimpianti e con un senso di malcelata soddisfazione.
Eccoti a Milano: una ragazza all'imbarco di Linate sta accanto alla coda, si è isolata in una conversazione mista a pianto dirotto in cui, si capisce, sta chiudendo una relazione. Senti questa frase, in mezzo ai sighiozzi: "...questa storia, così, non può andare avanti...". Piange, piange, piange, e la gente che le sfila accanto la guarda un po'  stranita. Molto improbabili, in Francia, entrambe le cose: ragazza e sguardi. Nella zona d'imbarco, l'incredibile aeroporto di Linate, squallido, maltenuto e sottodimensionato, un padano di Napoli ti convince a prendere una carta di credito: è vestito come un tuo quasi ex primo ministro buffone e ti fa un pistolotto da cui si capisce che lo pagano a cottimo. Fai la carta, tanto il primo anno è gratis. E mentre lui ti compila contento il modulo, transita il vicesindaco di Milano De Corato e gli fa un cenno di saluto. Ovviamente non sa di chi si tratti, ma così è un voto in più. Il campano dei navigli s'illumina: ha visto, ti dice, era il vicesindaco di Milano, m'ha riconosciuto. E avresti solo voglia di dirgli: e tu, tu non hai riconosciuto la faccia di uno di quelli che te l'hanno messa ben bene nel didietro e ti costringono a fare questo lavoro? Ma lui si sta già rivolgendo raggiante ai colleghi, compagni di sventura, per far notare il suo "tasso di riconoscimento", come avrebbe detto Moretti in "Sogni d'oro".
Bentornato in Italia, pensi.
Parti verso l'isola e ti chiedi: quando si riparte?
postato da: Eteriele alle ore 21:59 | link | commenti (9) | commenti (9)(pop-up)
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martedì, 25 aprile 2006

Tutto escluso

Qua en France le società di marketing incaricate da uno dei tre provider nazionali di telefonia mobile hanno verificato che ci sono almeno quattro milioni di connazionali che non sembrano avere la minima intenzione di acquistare un cellulare.
Di questi quattro, circa un milione è stimato nutrire siffatta contrarietà nei confronti dei "mobiles" a causa del fatto che l'apparecchietto portatile serve ormai a fare quasi tutto tranne telefonare: televisione, fotografia, messaggistica, giochi, suonerie personalizzate...
Per recuperare alla causa almeno quel milione di francesi che comprerebbero un telefono se fosse solo un telefono, il provider ha fatto produrre e ha messo in commercio un telefono col quale, incredibilmente, si può telefonare e basta. Non ha menù, non so se abbia uno schermino, ma non ci scommetterei troppo.
Chissà, mi sono chiesto, se al posto della tastierina non hanno pure messo uno di quei vecchi rotelloni (vedi figura) che rendevano la composizione del numero tanto soddisfacente quanto rischiosa, soprattutto quando la base della rotellona suddetta (che avrà un nome che non mi ricordo) non era più solidale col telefono ma iniziava a girare con la rotella. A quel punto capire che numero si era fatto era un po' come giocare al lotto.

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postato da: Eteriele alle ore 23:57 | link | commenti (3) | commenti (3)(pop-up)
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venerdì, 21 aprile 2006

Due gabbiani, una sola malattia

Ti sei dovuto tenere oggi, quando hai visto una foto idiota su un portfolio online di un'idiota e commentata da un'idiota.
Due uccelli, sembrano due gabbiani, volano nel cielo. Questa è la foto. Punto. Non c'è altro. L'ha pubblicata un'amica malata della ex donna della tua vita - lei ti diceva così - sul suo brutto e banale portfolio fotografico.
La malattia, infatti - quella malattia particolare di cui hai subito tutti gli effetti - è quel che di più importante queste due donne gravemente, profondamente malate condividono.
Il significato è semplice: i due gabbiani simboleggiano il libero, meraviglioso volo di due anime che si sono incontrate e hanno convolato. Ora tu sai cosa c'è dietro questa meraviglia. Perchè è una meraviglia che hai pagato tu e solo tu, sotto tutti i punti di vista, affettivo, lavorativo e economico. Questa meraviglia ti è costata tre anni interi di stipendio. Ti è costata un dolore immenso. Ti è costata solitudine, ti è costata una scelta lavorativa che si è rivelata catastrofica e alla quale non sai se e quando potrai rimediare.
Ma queste due idiote, queste due donne malate e cattive si complimentano reciprocamente per le proprie simpatiche doti. La cosa più triste, forse un po' comica, sicuramente patetica, è che credono di essere il contrario: sensibili.
Il fatto che poi siano gli altri a subire gli effetti della loro malattia grave e profonda non solo non interessa loro, ma in qualche modo se ne fanno pure vanto e si specchiano contente l'una nel'altra. Si celebrano e celebrano la propria follia arida e cattiva in tutta tranquillità.
Ti sei dovuto tenere, perchè hai avuto il desiderio molto forte di commentare anche tu quella foto idiota, sciatta, superficiale. Una foto che è lo specchio della profondità di queste persone. Sì, hai avuto il cattivo pensiero di far seguire il tuo commento - tu sei il più titolato a parlare in questo senso - a quello della malata che ringraziava per il pensiero e la condivisione della follia. Avresti voluto scrivere: "attenzione: non dimenticare che gli uccelli, soprattutto di quella stazza, volano così liberi solo dopo che hanno cagato a lungo".
Le due idiote non si curano - non l'hanno mai fatto e non lo faranno mai - di dove vanno a finire i loro escrementi, ma tu invece lo sai, perchè hai dovto spalarne una quantità immensa e per un tempo lunghissimo.
Ma alla fine, anzichè lasciare un commento, preferisci scrivere sul tuo blog questa piccola storia, l'ennesima triste testimonianza di quanto la malattia, la cecità, la stupidità e l'assenza di rispetto abbiano preso il sopravvento nella vita di due persone poco intelligenti e molto sporche che sono convinte di essere il contrario. Che tristezza.
postato da: Eteriele alle ore 16:08 | link | commenti (8) | commenti (8)(pop-up)
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mercoledì, 19 aprile 2006

Fulminazione...

Ora hai capito perchè in Francia ti trovi bene.
Sono sempre uguali a sè stessi. Si ripetono di continuo. Sono prevedibili. Segaioli mentali. Fortissimi nella teoria, fan cagare nella pratica. Pronti a scendere in piazza e a piantar casini se gli si toccano le conquiste sociali, poi riescono a fottere Jospin al primo turno ed a votarsi Chirac al secondo, per evitare la tragedia Le Pen. E dopo una setimana, non contenti, mandano al governo Raffarin, con sempiterno contorno di Superman Silvio Sarkozy.
La testimonianza più forte che in realtà non fanno mezzo passo avanti? La musica leggera.
Non quella più caratterizzata etnicamente, quella non è roba loro. Parli di quella doc. Mio dio: sono posseduti da Aznavour, da Brassens, persino (aaahhhh...!) da Nino Ferrer, al cui confronto gli effetti soporiferi di una miscela valium+martini sono acqua fresca. I cugini francesi non evolvono quasi nulla.
Chi ci ha provato ha finito per impazzire e ammazzare di botte la compagna in un albergo polacco.
Il più furbo è uno che scrive sempre la stessa colonna sonora, dove ricicla vecchi motivi stantii, da organetto per scalinata di Montmartre, abbellendoli con un'orchestra d'archi, un ostinato violino, qualche valzer strappalacrime.
Ecco perchè qui ti trovi bene: anche tu ti ripeti sempre. Percorri sempre gli stessi cammini. Sei conservatore nell'anima. Che lo sia sempre stato o lo sia diventato per reazione, chissenefrega.
Stasera hai sentito qualche altro orrore d'oltralpe: Richard Clederman e Pascal Danel.
Ami questo paese e non ne capisci gli abitanti.
Ti piacciono le bellezze indigene e non riesci a parlare con nessuna, il codice di comunicazione ti è ignoto.
Sopravviverai?
Quanto ti piacerebbe star qui con un amore italiano col quale passare la sera a raccontarsi le follie che prendono i figli di Cartesio...
postato da: Eteriele alle ore 23:00 | link | commenti (5) | commenti (5)(pop-up)
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martedì, 18 aprile 2006

Passaggio al nord

Quando viaggio - così come quando mi capita di conoscere una persona nuova - il primo impatto è fondamentale.
Due giorni prima di rientrare in Italia (a mie spese: secondo la vulgata in voga sono un vero coglione) nella mia città Italiana giusto il tempo di votare contro il Centro- Destra e per il Centro-Sinistra, ho trascorso circa ventiquattr’ore a milano. Quasi nulla, come le altre volte che ci sono passato.
Racconto poche cose che mi sono rimaste impresse, senza ordine nè logica.
Il primo episodio non è avvenuto a milano, ma nella coda (prevalentemente italiana) che all’aeroporto De Gaulle di Parigi attendeva di fare il check-in per prendere il volo per la capitale morale della nazione.
C’era una signora che spingeva un carrello. Una sessantina d’anni, magrissima: pantaloni, giacca, pullover. Sguardo perduto nel nulla. La coda era lunga e stretta perché easyjet aveva aperto all’inizio un solo banco. Alla successiva apertura di un secondo banco la gente si è ridistribuita in due file più corte. La signora non si è resa conto di nulla: del fatto che il secondo banco fosse stato aperto, che tutti si dividessero in due code e che la stessero superando e la guardassero male o come si guarda un matto. E’ rimasta ferma e del tutto ignara al centro della sala dell’aeroporto esattamente dove si trovava, solo che intorno a lei non c’era più nessuno. Tutti l’hanno sorpassata e lei non s’è mossa neppure di un centimetro. Dopo dieci minuti (è rimasta in quel punto ed in quella posizione per questo tempo), è arrivato un uomo che l’ha afferrata piano per il braccio e l’ha portata a raggiungere la fila, lei si muoveva a stento.
Arrivato a Milano, ho aspettato l’arrivo di mio fratello nella sala d’aspetto della stazione centrale, come sempre capita in questi posti si tratta di una sala piena di persone di ogni colore e età, uno spazio così male illuminato e sporco da risultare lugubramente surreale, anche interessante sotto un certo punto di vista. Accanto a me è seduta una donna di una certa età in compagnia di un figlio un po' meno che trentenne. Non parla quasi mai: ogni tanto contrae il viso in una smorfia di dolore, poi esplode in un pianto tanto silenzioso quanto disperato che dura diversi minuti. Ogni tanto si ricompone, ma dopo poco i pensieri neri evidentemente tornano e la disperazione riprende il sopravvento sul suo viso, mentre le lacrime scorrono e lei chiude le dita a pugno e stringe fino all’inverosimile.

Sul tram numero 19 (uno dei vecchi tram, bellissimo…) su diversi vetri è attaccato un manifestino con una faccia insopportabilmente sorridente, un’espressione felicemente idiota… Serate con Enrico Brignano: spettacoli previsti dal 7 febbraio al 5 marzo… Ma dov’è che l’ho già visto? Poi mi ricordo: uno dei tanti personaggi che animavano un'intollerabile serie televisiva, uno spettacolino di stile scolastico (elementari) per cerebrolesi della domenica sera che segnò l’avvento della tranquillizzante, dalemiana, familistica sinistra superbuonista alla Rai. Mi pare s’intitolasse “Un medico in famiglia” e ricordo di averne visto, all’epoca, qualche episodio e d’aver pensato che l’unico attore vero era Lino Banfi e che avrei calato con sommo piacere Giulio Scarpati (meriti principali, credo: aveva la tessera dei DS ed era considerato belloccio) e l’intero gruppo degli sceneggiatori in un tritacarne di dimensioni umane…
Infine, sempre dal tram, intravedo un locale dove, dietro un vetro, uomini e donne discutono animatamente, molto seri, molto presi. Mi chiedo di cosa si tratti, alzo la testa e leggo l’insegna: Tony&Guy. Parrucchieri. Al piano basso si esplora evidentemente la teoria mentre al piano superiore si mette in atto la pratica.

postato da: Eteriele alle ore 12:45 | link | commenti (4) | commenti (4)(pop-up)
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domenica, 09 aprile 2006

Il caimano

Forse non dovrei proprio oggi, ma insomma...

Non è un film prettamente politico, l'ultimo di Nanni Moretti.
Non è neppure un film che riesca a raccontare, scendendo in profondità, emozioni o sentimenti.
Non è un film su un certo genere di cinema italiano del passato.
Voleva in realtà essere un po' tutto questo ma... una certa superficialità m'è sembrata permeare il tutto. E mi dispiace tanto, non solo per l'attesa delusa, ma anche perchè l'idea di base, intrecciare l'aspetto della consapevolezza che per il protagonista, recitato dal bravissimo Silvio Orlando, giunge dolorosa sia sul fronte privato che su quello collettivo (politico), era molto interessante. E molto difficile, moltissimo.
Moretti ha probabilmente riversato nella pellicola la fine della sua storia con la moglie, Silvia Nono, fine consumatasi negli ultimi anni, e le difficoltà ed il dispiacere del figlio Pietro. E' comprensibile che non se la sia sentita di rappresentare in prima persona quelle situazioni che devono averlo visto reale protagonista nella vita privata, anche se questa è forse un po' dietrologia d'accatto. Sta di fatto che Silvio Orlando recita una parte che è una sorta di alter ego di Nanni, col risultato che alla fine finisce per trasporre le note (e amate) nevrosi, le frasi tipiche, gli atteggiamenti classici di Moretti - scritti e pensati da quest'ultimo - in un altro personaggio, che però non è Moretti: il risultato è piuttosto dubbio. L'unica scena per me veramente dura da digerire, che mi pare abbia centrato in pieno il clima della coppia che si rompe e del dolore connesso, è stata quella nella quale lui, tornato a casa, fa a pezzi il maglione della ex moglie, dopo esser fuggito, sconvolto, dal ristorante dove l'ha vista in compagnia di un altro uomo. Molto meno convincenti i quadretti di vita familiare, per quanto Silvio Orlando riesca comunque a dare l'impressione dell'essere umano che non vuole accettare la fine della sua storia matrimoniale, non riuscendo neppure a capirne davvero il perchè. Assolutamente ridicolo, invece, il momento del concerto...
Molto spassosa è al contrario la scena al ristorante, con Elio Cantarelli, già mitico direttore della Scuola Media "Marylin Monroe" in "Bianca", nella parte del critico culinario pazzo e Carlo Mazzacurati, autore degli ottimi "Notte italiana" e "Il prete bello", il più dotato degli allievi di Gianni Amelio, in quella del cameriere servile che s'inchina sempre.
Le scene conclusive sono interessanti ma un po' slegate. La comparsa della caravella di Colombo trascinata da un tir per le strade di Roma e diretta sulla spiaggia tirrenica è un bel tributo, per nulla nascosto, a Fellini. La scena finale, dove il set diventa realtà, la finzione realtà, l'incubo realtà, è l'agghiacciante parodia dell'Italia psicotica del Cavaliere, con Moretti che finalmente riesce a recitare la parte di quest'ultimo, ripetendo alcuni dei discorsi più orripilanti ed eversivi sul rapporto tra mister B. e i giudici, in un richiamo all'indimenticato personaggio del ministro Botero, un fil rouge effettivamente sensato, azzeccato e da brivido.
La caratteristica di Moretti, il suo tratto noto, è sempre stato quello di mettere sè stesso, con poche mediazioni, le sue manie e il suo egocentrismo nei suoi bei film. E, attraverso queste, mostrare la sua visione della realtà, la sua evoluzione personale e quella dei caratteri dei personaggi che ha scritto e pensato; condividere col pubblico il suo racconto intelligente, acuto, vissuto della storia della sinistra italiana di cui da sempre fa parte. La sinistra: che ama e svillaneggia e scuoia, quando - spesso - ce n'è bisogno. In quest'ultimo film, forse, questo restare fermo su sè stesso, questo osservarsi e ritrarsi ossessivo è alla fine diventato la principale fonte di blocco del racconto e dello sviluppo di personaggi e storie.
C'è una cosa che dice, nella parte iniziale del film, sul cavaliere, che mi trova completamente d'accordo, e che riassume, in una piccola frase, la follia, la spaccatura, lo svaccamento e il declino dell'Italia di questi anni: è inutile fare un film su Berlusconi, non c'è niente da raccontare. Si sa tutto: chi ha voluto capire ha capito.
Infine: Jasmine Trinca è bellissima ma recita come nella peggiore delle recite scolastiche.
 
postato da: Eteriele alle ore 22:57 | link | commenti (4) | commenti (4)(pop-up)
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martedì, 04 aprile 2006

La linea 24

Forse il primo contatto importante e ravvicinato con Toulouse l'ho avuto, sei anni fa, grazie a questa linea d'autobus che attraversa il centro, passa accanto ai grandi giardini, taglia il quartiere di Busca e quello di Rangueil per poi arrivare alla Citè Universitaire.

E...
Sulla linea 24 all'inizio per un po' non mi sono sentito solo in questa scoperta della mia seconda città.
Sulla linea 24 andavo spesso al lavoro, nei due anni passati qui, e mi muovevo solo e un po' impaurito a perlustrare nuove zone.
Sulla linea 24 vado a fare la spesa o a fare un giro in centro.
Sulla linea 24 vado al cinema la sera, oppure al ristorante o in enoteca per cercare e sperimentare i vini rossi francesi, che mi deludono troppo spesso.
Sulla linea 24, più di due anni fa, ho passato uno dei momenti più brutti, mentre l'autobus costeggiava quegli stessi luoghi dove avevo vissuto e amato e gioito e capivo, realizzavo che tutto era finito, che fiducia e amore erano stati traditi, proprio qui, che sacrifici, speranze, progetti e sogni venivano scaricati giù per un tombino come niente fosse.
Sulla linea 24 vado a fare il bucato nelle laverie a gettone.
A partire dalla linea 24 traccio i miei percorsi cittadini da pedone obbligato.
Sulla linea 24 carico la bicicletta quando devo muovermi un po' lontano.
Sulla linea 24 trovo spesso ragazze molto interessanti a cui non ho mai il coraggio di rivolgere la parola.
Sulla linea 24 ora non mi sento mai solo, anche se lo sono.

E l'immagine qui sotto - questa scaricata dalla rete - non è la linea 24, ma il canal du midi (uno dei simboli della città) in un momento di nebbia. Visto il rigoglio dei platani, deve trattarsi di un'immagine presa all'inizio dell'autunno.

The Canal du Midi

postato da: Eteriele alle ore 22:54 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
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lunedì, 03 aprile 2006

A proposito di Krzysztof...

                                                            

Avevo 22 anni e andai al cinema, l'unico piccolo e scomodo cinema d'essai che c'era allora nella mia città, a vedere "La double vie de Veronique". Ci andai tre volte di seguito, una sera dopo l'altra (c'era uno spettacolo per sera).
L'ho, nella versione italiana, in VHS, e l'ho ritrovato qui in versione originale e non tagliata su DVD. Per quanto parlare di versione originale sia difficile, visto che Kieslowski montò più di 15 versioni diverse e le mandò tutte nelle sale parigine. 15 film diversi, la quantità impressionante di girato glielo permise senza difficoltà.
Il DVD francese è un doppio: nel primo disco c'è il film, nel secondo una lunga e bellissima intervista al regista polacco, realizzata mentre lo girava, quindi inframezzata con parecchie riprese del set, dei ciak, della sala di montaggio, dei discorsi tra Kieslowski e Irene Jacob, tra lui e Slawomir Idziak, il direttore della fotografia che filmò il bellissimo Decalogo Cinque (Breve film sull'uccidere, nella versione lunga) e tutti e tre i colori. E che continuerà a lavorare in diverse grosse produzioni come "Gattaca" o uno degli Harry Potter... Dopo l'intervista al regista, ce n'è un'altra, breve e molto carina, all'ormai quarantenne Irene, che nell'invecchiare assomiglia sempre più a Fanny Ardant. Molto bello il modo in cui lei descrive come Kieslowski, prima di sceglierla definitivamente per il doppio ruolo di Veronika/Veronique, e dopo averla già esaminata dal punto di vista strettamente recitativo, l'invitò per una lunga intervista su sè stessa: cosa ami, cosa odi, cosa pensi di questo genere di emozione, come vedi questa cosa...
Insomma, questo è un film che parla dell'anima - senza mai nominarla direttamente - parla di sentimenti, parla di presentimenti, di legami lontani tanto forti quanto inspiegabili, parla d'amore, parla di solitudine. E' un film fatto di pochi dialoghi, è giocato sui brevi movimenti del corpo, sui piccoli gesti quotidiani - quello specchio della realtà interiore che ogni giorno portiamo con noi al di là delle parole - è un film fatto di espressioni di dolcezza, timidezza, dolore, paura, gioia. E' un film pieno di sorrisi, di emozioni, di desiderio di far musica...
Nanni Moretti in "Caro Diario" parlava molto simpaticamente di "Flashdance" come "del film che m'ha cambiato la vita". Io posso dire lo stesso della Doppia Vita.
postato da: Eteriele alle ore 08:22 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
argomento:
domenica, 02 aprile 2006

Ma come si potrà mai fare?

Ovviamente anche "Der Spiegel" fa parte della Spectre rossa che cerca di far fuori l'onestuomo nano di Arcore...

Der Spiegel: «Berlusconi ha portato l'Italia al disastro»

da www.unita.it

 Dopo i cinque anni del governo Berlusconi, l'Italia è diventata il «malato d'Europa». È questo il leitmotiv di un articolo che il settimanale tedesco Der Spiegel, nel suo ultimo numero oggi in edicola, dedica alle elezioni di domenica prossima in Italia.

Il bilancio dello Spiegel è impietoso con l'operato del premier Silvio Berlusconi. L'Italia, scrive il settimanale, «è l'unico paese della Ue con una crescita quasi a zero, più indebitato della Germania e quindi senza alcuna prospettiva di miglioramento». «Gli stanziamenti per la ricerca dovrebbero essere aumentati di quasi tre volte per soddisfare i piani della Ue.

La lotta alla mafia ristagna. L'assistenza sanitaria non è degna di tale nome. Le università hanno i bilanci devastati, e la Cina ha spodestato l'Italia dal sesto posto nella classifica dei paesi maggiormente industrializzati. E anche il settimo posto sarà difficile conservarlo. Tutti gli indici sulla competitività hanno infatti segno negativo», afferma l'articolo dello Spiegel secondo il quale peraltro in ambito Ue «la voce di Roma non ha avuto alcun peso nei dibattiti più importanti»


"Der Pate", cioè "Il Padrino".



Io non so, non so davvero, se e quando l'Italia, che penso di abbandonare appena potrò, riuscirà a liberarsi di quest'incubo. Domenica e lunedì 9 e 10 aprile sarà l'ultima chance. Anche se mettere mano ai disastri combinati da questa banda sarà durissimo e difficilissimo, non mi faccio illusioni.
Sta di fatto che, pur riuscendo a spedirli all'opposizione, la banda suddetta prenderà ben più del 40 %, quando, in un paese civile, basterebbero una o due delle infinite porcate fatte per non prendere più del 5: leggi incredibili, figuracce da postribolo su platee internazionali, riforme oscene, ministri semianalfabeti e razzisti, ladri e mafiosi al potere, bugia e manipolazione sistematica della realtà e della storia, rivisitazione affettuosa del fascismo e del duce con tanto di alleanza con gli eredi, nascosti e palesi, dispregio dell'antifascismo, distruzione del senso di legalità, già poco diffuso di suo, elogio ed incoraggiamento dell'evasione fiscale, distruzione del patrimonio ambientale, sbandierata sottocultura da penosi piazzisti fallocrati, degni di una commedia all'Italiana  di basso livello.
Non mi chiedo come questo sia potuto accadere, perchè so già la risposta: conosco, per averci vissuto immerso per tanti anni, qual è la base culturale su cui questo schifo è riuscito a crescere e a prosperare. Seguo la politica italiana da vent'anni, so che cosa è successo, ricordo i nomi e i cognomi, i periodi, le prese di posizione.
Mi chiedo solo se la nazione nella quale sono nato e cresciuto saprà mai imparare quel minimo senso di decenza, di rispetto di sè e degli altri, di spirito civico che avrebbe impedito questo scempio. Non riesco affatto ad essere ottimista. Berlusconi e la sua ghenga non sono un'anomalia, non sono una variabile impazzita: sono un fenomeno chiaro, che ha radici profonde in una parte enorme della nazione. C'è, cioè, una parte del  paese che, per analfabetismo democratico totale, incapacità di  rispettare la benchè minima regola condivisa (non c'è bisogno di scomodare la parola legge), è esattamente come costoro da cui si fa rappresentare.
Non si sana una situazione così che in decenni di lungo e paziente lavoro, con una riforma radicale e forte del sistema di istruzione in cui i cittadini nascono e crescono. Lavoro che, temo, nessuno avrà mai la forza e la capacità di avviare.
Quando apparirà il prossimo cavaliere, spero d'aver fatto in tempo a scappare.
E questo è pure l'ultimo post che dedico a questa storia, qualunque cosa avvenga.
Non ne posso più.
J'EN AI MARRE !!!!!
postato da: Eteriele alle ore 22:31 | link | commenti | commenti (pop-up)
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