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![]() Questi siamo io e mio papà, 33 anni faMi faceva cantare con lui questa canzone... Mia madre gli diceva: "...ma perchè non lo lasci in pace?"
La mia canzone al vento Sussura il vento come quella sera Vento d'Aprile di primavera Il volto le sfiorava in un sospiro Mentre il suo labbro ripeteva giuro Ma pur l'amore è un vento di follia Che fugge come sei fuggita tu Vento vento portami via con te Raggiungeremo insieme il firmamento Dove le stelle brilleranno a cento E senza alcun rimpianto Voglio scordarmi un tradimento Vento vento portami via con te Tu passi lieve come una chimera Vento d'aprile di primavera Tu che lontano puoi sfiorarla ancora Dille che l'amo e il cuor mio l'implora Dille che io fremo dalla gelosia Solo al pensiero che la baci tu Vento vento portami via con te Tu che conosci le mie pene Dille che ancora le voglio tanto bene Sotto le stelle chiare Forse ritornerà la voce Vento vento portami via con te Sotto le stelle chiare Forse ritornerà la voce Vento vento portami via con te Sussurra il vento come quella sera Perché non torni E' primavera Io preferirei fuggire, grazieGiornata di protesta della ricerca. Manifestazione a Roma, quasi 30mila adesioni e l'intervento di molti dei più noti scienziati italiani
Ricercatori e scienziati al governo "Così dilaga la fuga dei cervelli" ROMA - E' stata la giornata della protesta del mondo della ricerca italiana, dopo le tante grida d'allarme anche internazionali per l'abbandono di un settore decisivo per il futuro di ogni paese. Oltre un migliaiao di ricercatori si sono riuniti davanti alla sede del Cnr, a Roma, in rappresentanza degli oltre 28 mila che hanno aderito alla manifestazione promossa dall'Osservatorio della Ricerca per protestare contro la politica del governo, che ha portato "ad una gestione fallimentare e clientelare della ricerca in Italia", e per chiedere "una gestione democratica del Cnr". A sostenerli vari sindacati del settore, il sindacato nazionale scrittori, e vari scienziati, da Carlo Bernardini a Tullio De Mauro, da Giunio Luzzatto e Tullio Regge. Da loro un auspicio: che "si possa uscire al più presto da questo incubo". E così sono stati molti gli scienziati che hanno fatto arrivare la propria adesione. "Cinque anni fa avevo detto che stavamo per entrare in un inverno culturale - ha affermato il fisico Carlo Bernardini - e così è stato. Mi è sembrato di vivere un vero e proprio incubo: venivo da un mondo - ha sottolineato - in cui esisteva una ricerca libera e mi sono invece ritrovato in un mondo in cui i giovani non avevano altra possibilità che scappare via e cercare asilo in altri Paesi". Della stessa opinione il matematico Giunio Luzzatto, il quale ha denunciato come un altro "buco nero" della politica del governo di centrodestra in questi anni sia stata la cancellazione della "dimensione europea" della ricerca: "Bisogna rilanciare - ha detto - una seria politica di europeizzazione, poiché uno dei punti di maggior debolezza dell'Italia è stato proprio questo. Un esempio? Solo l'Italia e la Polonia si sono opposte all'istituzione di un Consiglio europeo della ricerca che fosse governato dagli stessi ricercatori; la loro richiesta - ha concluso Luzzatto - era che ai vertici vi fosse esclusivamente il potere politico rappresentato dai ministri". E il leader dei Ds Piero Fassino fa rientrare il tema nella polemica elettorale: "l'Unione intende investire molto di più, - ha detto - per arrivare nel 2011 al 2-3 per cento sul prodotto interno lordo, ma con strumenti di valutazione della qualità della ricerca". Secondo Fassino vanno assunti "cinquemila nuovi ricercatori stabili, non precari, nelle Università". www.Repubblica.it (30 marzo 2006) Le ombre nella luceNon è lei che manca, e questo lo sai e lo senti. Anzi, l'idea di quella persona lontana ormai diventa sempre più inconsistente.
Non sono i posti, perchè in quelli sei tornato, torni e tornerai quando vuoi. Non sono mai state le cose in comune. Disfartene è stato un po' lungo ma abbastanza indolore. Quel che ti manca è invece una parte di te. Che nessuno ha rubato - perchè nessuno può farlo - ma che s'è ritratta in profondità dopo il pestaggio lungo, stupido e violento al quale non solo non hai opposto resistenza ma hai pure finito per dare una mano. Ti viene in mente il gioco che facevi quando avevi sei anni, nel grande giardino della tua vecchia casa, con le lumache che mettevano fuori testa e antennine e iniziavano il moto lento e bavoso. Bastava sfiorare una delle due piccole propaggini che subito la lumachina si ritraeva veloce nel suo guscio. Tu sapevi che era lì, ma non c'era parola che la convincesse a uscire. Lei sapeva che eri lì, e non manifestava alcuna intenzione di uscire per parecchi minuti. Non le hai mai pestate le lumachine, almeno questo è il ricordo, al limite raccolte per tua zia cicciona che ne andava matta e ti dava cinque lire per ciascuna: una truffa. Ora che la tua lumachina mette fuori la testa - ci ha messo quasi tre anni - la luce è forte e non vede quasi nulla, solo qualche ombra nella luce accecante: ci vuole un momento per abituarsi. Ma la sensazione è bella: la stessa che ti pigliava quando tua madre ti faceva alzare un momento dal letto - dopo giorni passati a combattere il morbillo o la varicella o gli orecchioni - ti cambiava le lenzuola e poi ti invitava a reinfilarti sotto le coltri fresche e rifatte, il buon odore, il cuscino di nuovo teso. La stessa sensazione di rinascita. Quel che manca non è la lumaca, che ha rivisto il sole dopo tanto buio. E' la virtuale foglia di lattuga verso la quale dirigersi, il desiderio - lo sai che è un po' un miraggio, ma è bello così - della banale ma rarissima normalità della dolcezza: di un bacio, di una carezza, di un sorriso, di una risata, di una litigata, della discussione su un libro, di un'andata al cinema - però ti piace sempre andarci solo - e degli sguardi scambiati in quel silenzio, della voglia allegra che non ha bisogno di tante parole per essere espressa, di un risveglio non più solitario - tu che abbracci e sei abbracciato - in un sussurro che non riesce a diventare niente di più. E' tutto dentro il guscio, ma insomma... prima che gli occhi si abituino alla luce, prima che le antenne riacquistino elasticità bisogna, forse, aspettare ancora un pochino. Intanto sei uscito dal guscio, e già questo - fino a poco tempo fa - ti sembrava impossibile.
Tamezo Narita: Hamabe no UtaIn queste settimane dove hai rimesso tutto in discussione e hai (più o meno) capito ciò che vuoi, o vorresti, quel che desideri e quel che (all'incirca) devi, o dovresti, fare, il tuo inconscio come al solito ha dato i segni dell'animale che è stato incatenato a lungo e a cui, ora, hanno levato briglie e catene. L'onda onirica è arrivata, e oltre ad essere intensa sembra anche un'onda lunga.
E dentro l'onda, molto più che nell'anno e tre mesi passati, ricompare quella tua amica che se n'è andata. Ricompare quasi sempre nella sua vecchia casa, quella dove studiavate insieme quando preparavate l'esame di maturità, quella stanzetta dove i tuoi ormoni facevano dlin dlon e sbonk sbonk quando osservavi la pelle lenticchiosa, il bel seno, gli occhi azzurri e vivaci che guardavano un libro uguale al tuo. Quante litigate, quante risate, quante discussioni su quello che avreste voluto, potuto, dovuto fare... Quella sensazione, ormai scomparsa, di essere alla fine di un'avventura comune, di nuovo pronti a partire, a conquistare, a gioire e soffrire. In quella stessa casa, quella dove andavi per le festicciole di compleanno ogni quattro di febbraio, lei ti aveva raccontato della sua gravidanza e, qualche mese più tardi, della sua malattia. E' stata ammirevole, e tu l'hai ammirata come e più di quando avevate diciotto anni, per come ha combattuto, per come ha contrastato il male che avanzava, per come s'è stretta ai suoi cari e ai suoi amici mentre se ne andava, per come ha seguito il suo meraviglioso bambino fino all'ultimo. Ci sono cose, e ci sono persone, che continuano a esistere anche dopo, che battono dentro chi le ha amate e ha voluto loro bene. Dentro chi ha imparato a conoscerle e a farci i conti. Ci sono cose, ma soprattutto persone, che non se ne vanno, che restano. Nel tuo viaggio in mezzo alla solitudine, con una destinazione del tutto ignota, lei è lì. Come quando vi siete conosciuti, avevate quattordici anni non compiuti. E da allora lei non è mai mancata, e non manca neppure oggi che neppure sai in quale punto del cimitero si trovi. L'amore fragile e l'amore che resiste, e chi non lo rispettaLa donna di Gilles, un libro breve e feroce, una scrittura bella, personaggi ritratti con grande intelligenza e sensibilità.
Un libro che m'è piaciuto tanto. La scrittrice è Madeleine Bourdouxhe, l'editore Adephi. Credo che ne abbiano fatto anche un film, che non ho visto. Questo è ciò che riporta una breve nota sul libro che ho trovato on-line, ma io non mi ci ritrovo: Elisa vorrebbe solo una cosa: annullarsi in Gilles. Vivere per e attraverso Gilles, non essere altro che sua moglie. Preparargli la cena, guardarlo mangiare, guardare i suoi occhi, la sua bocca, i suoi capelli. Ma il giorno in cui Elisa capisce che Gilles, suo marito, è diventato l'amante di sua sorella, tutto crolla attorno a lei. Eppure sceglie di tacere, di sorridere, di sopportare in silenzio l'indifferenza di Gilles, perfino che Gilles le parli del suo amore per l'altra, della sua gelosia. Madeleine Bourdouxhe, considerata tra i maggiori scrittori belgi del secolo scorso, pubblicò questo romanzo nel 1937. Non sono d'accordo su questa descrizione del desiderio di Elisa. Non vuole affatto annullarsi in lui: non è un personaggio sottomesso e debole. E' una donna che ama molto e vuole essere amata. Vuole recuperare l'amore del compagno e si forza fino al limite della straziante finzione di non saper nulla pur di realizzare questo scopo. Non c'è questo desiderio "domestico", la descrizione è errata: quello che Elisa desidera è riportare ad una dimensione intimamente domestica il suo perduto amore. 9 AprilePauline Croze - T'ES BEAUT’es beau, Sei bello, Non capisci le personeC'è una ragazza che conosci da circa dieci anni. Ti piace molto, ti è sempre piaciuta molto, anche se non sai bene - non hai mai capito - perchè.
Negli anni in cui non vi siete visti, pensi che forse avesse un'idea non buona di te, l'hai incontrata esattamente due volte, per caso, ma non credi che lei si ricordi. Dovresti definirla un'amica, anche se la parola ti sembra un po' grossa per descrivere il rapporto tra voi: da un lato talvolta ti è parso di essere in silenziosa sintonia con lei (ma ormai credi che questa sia solo una simpatica fantasia puerile), dall'altro ti rendi conto che questa persona, sempre gentile, sempre graziosa, non t'ha mai lasciato vedere quasi nulla, quel poco che hai visto l'hai dovuto spremere e non sai neppure se c'hai azzeccato. E ti dispiace tanto: ti sei sempre chiesto se dietro quell'autocontrollo, quella discrezione fine e rispettosa ci siano delle emozioni forti. Però danza, molto bene, e questo vuol dire che dentro c'è qualcosa che trova questa via. Ora, girando per la rete, scopri il soggetto di uno spettacolo teatrale in cui lei è parte importante, e lo vuoi riportare qui di seguito, sul tuo blog. " [...si tratta di] uno spettacolo che s’interroga su ciò che le persone nascondono a se stesse e agli altri, sui motivi, posti al confine tra riservatezza e vergogna, che le inducono a celare al prossimo pensieri, verità e inganni, e sulla necessità incontenibile in certi momenti della vita di confessarsi.[...]". Resti come fulminato: sembra, o forse lo è davvero, la radiografia impietosa di quel muro che t'ha diviso da lei, da sempre. In generale sulle persone ci azzecchi, ma lei, lei è un mistero, un mistero carino. In tua funzione (un vecchio racconto)Silenzio. Non c’è nessuno qui.
La matrice colpisce ancora (due)A casa mia, in Italia, i figli dei vicini sono molto rumorosi. Stanno al piano di sotto, e abitualmente, dal pomeriggio fino a tarda sera, tengono la musica a tutto volume. Nei giorni feriali una discoteca virtuale si manifesta sovente nella mia stanza da letto. La situazione peggiora, ovviamente, il fine settimana. La baldoria si ferma dentro casa, ma continua fuori: folti gruppi di amici stronzi dei giovani vicini mononeuronici stazionano sotto la mia stanza da letto, fino alle tre-quattro del mattino, in macchine scroto che emettono primitive forme musicali (essenzialmente si tratta di bassi ad intensità da decollo aereo) intellegibili solo a forma di vita molto primitive: lumache, blatte e ammiratori di Berlusconi. Stasera non ho resistito e, a mezzanotte e un quarto, ho bussato piuttosto incazzato alla porta del rompicoglioni (circa venti volte: chissà perché non sentiva) per chiedere pace. Dopo meno di cinque minuti i muri tra i due appartamenti riprendono a oscillare e iniziano i cori, mentre le lumache e le blatte della zona finalmente si godono un po’ di buona musica. |