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Venerdì scorso, mi pare, Amadeus avrebbe compiuto 250 annetti. Mi capita spesso di pensare, quando l'ascolto, a che cosa avrebbe potuto produrre se fosse vissuto più dei 35 anni che ha trascorso tra gli esseri umani.
Io: allora, vediamo un po’ cos’è la derivata prima di una funzione. Lui: In che senso? Io: Come…? Può vedere lei se partire dalla definizione di Fermat oppure dal significato geometrico… in ogni caso vorrei che mi mostrasse entrambi gli aspetti. Lui inizia a scarabocchiare sulla lavagna: un piano cartesiano senza nulla sopra, accenni di formule piuttosto insensati. Dopo un paio di minuti: “non sono sicuro di aver capito la domanda”.
Ho sempre un certo timore ad usare certe parole, alcuni aggettivi, in particolare quando devo scrivere direttamente di me. Queste che seguono sono poche righe per ricordare una persona e un rapporto. La prima esiste ancora, il secondo no. Lei è stata la persona che mi ha amato nella maniera più pulita e disinteressata. E che io ho amato – e amo ancora – avendo avuto coscienza di questo sentimento solo molto tardi, quando ormai il rapporto tra noi era sfumato, quando il mio resistere ad una storia più vera e completa ne aveva compromesso definitivamente l’esito. Ora questa donna vive in un paese freddo e lontano, credo si sia sposata con l’uomo molto più grande di lei che è all’origine di quello spostamento e che, quando ancora lei tentava di stare con me, aveva stretto alleanze e patti – in gran parte sottaciuti – con la sua famiglia. Quell’uomo aveva compreso che con le giuste mosse, nel prevedibile momento in cui il rapporto con me fosse finito, lei l’avrebbe scelto senza troppi indugi. Non gl’interessava più di tanto che la scelta di lei fosse libera o meno: lei, è sempre stato il suo maggior pregio e il suo limite, non ama la complessità, sceglie e poi rispetta la scelta che ha fatto. Quell’uomo l’amava di certo e, per quanto strano possa sembrare, avendo l’esperienza dell’età e un’idea chiara dei rapporti di forze nella famiglia dell’amata, è stato pronto a cogliere la rinuncia alla libertà che per lei aveva pazientemente costruito e che lei ha accettato. E’ andata così ed è stato irreversibile. Lei è un rimpianto, è un ricordo dolce, è la rabbia per non aver capito, è la desolazione per quello che è capitato dopo. E ora è quella parte del cuore che è stata segnata da quell’allegra dolcezza, una piccola, essenziale parte di me che batterà sempre per lei. Una parte che ho tardivamente imparato ad ascoltare, perché per riuscire a ottenere silenzio, a eliminare il rumore del superfluo che sembrava essenziale, dell’ingannevole che sembrava sincero e della sporca superficie che sembrava profondità pulita, per far questo ho impiegato moltissimo tempo, versato molte lacrime e speso molte energie. Sarebbe forse stato, con lei, tutto più semplice. Ogni giorno le mando un pensiero che non arriverà mai.
Stamane una studentessa che notoriamente non capisce nulla è venuta a cercarmi. La vedo assai spesso, anche perché, pur non capendo nulla di ciò che con sforzo degno di miglior causa ho cercato di insegnare, è notevolmente appariscente, nel senso che ha proprio l’aria da scemaconvintavacuassaicarina. Appunto. Il primo esame che ha sostenuto con me è stato un delirio durato quasi un’ora, di cui ricordo il luminoso venti finale dato un po’ per pena ed un po’ a mo' di silenzioso ringraziamento per la botta di testosterone. Ricordo anche uno scambio un po’ surreale, mentre le firmavo il libretto, nel quale m’ha confessato d’essere stata, durante l’interrogazione, da tutta un’altra parte. Si vedeva. Anch’io, pensavo, ma solo con una parte del corpo. Le dissi che speravo comunque che almeno il trip fosse stato di buona qualità, e lei, ridendo da scemavieniquichenonsaicosatifaccio, mi disse che era stato pure un trip orrendo. Cambia pusher, meditavo riconsegnandole il libretto firmato, che io mi candido. Magari avrei dovuto organizzare solo per lei una caccia al tesoro con la soluzione del compito. Mi vengono i brividi se penso a quel che potrà combinare, sventolando la borsettina laccata rosa in tinta con le scarpine, a quel poco di fisica quantistica che dovrò interrogarle al prossimo esame. Sì, sì… mi sa che questa volta la caccia al tesoro non gliela leva nessuno. Io vorrei anche levarle le scarpine rosa, per essere precisi. Bohr e Planck potranno aspettare o voltarsi dall’altra parte.
L’altra sera, col Bakis al telefono si parlava del blog e di chi capisce o meno cosa anima chi tiene un blog. Da giorni quel discorso mi gira e rigira nella testa e giro e rigiro per blog altrui e riguardo il mio. E non trovo alcuna risposta adeguata a quella domanda sottintesa nel discorso con Bakis. Perché si tiene un Blog? Perché ne ho aperto uno io (il secondo, in seconda versione)? Risposta iniziale, superficiale e non meditata: necessità e/o voglia di condividere. Ma cosa? Ok, una risposta univoca non è possibile: ognuno avrà le proprie motivazioni, che cambieranno probabilmente nel tempo. Platea di aspiranti scrittori? Improbabile, magari varrà solo per una piccola parte. Solitudini vaganti a cui la rete dà voce? Banale, e anche qui smentibile con facilità, tantissimi blogger non sono affatto soli. Desiderio di allargare gli orizzonti al di là dei confini geografici abituali che ognuno ha? Chiunque giri in rete sa che questo è uno dei suoi postulati, che si tratti di e-mail, di chat, di un sito. Quindi? Perché Bakis, perché Navia, perché la scomparsa Smilla, perché Giulia, perché Fenicio…? E perché altri, come la Dottoressa emigrata a GSK, affermano che non riuscirebbero mai a tenere un blog? Buonanotte, senza risposta. Neppure la mia.
Ho pensato a lungo a ciò che gli avrei potuto fare. Era doloroso ma ineluttabile esplorare tutte le possibilità, sfogare in questo modo l’aggressività che il ricordo di lui mi provocava. Fin quando una notte tumefatta d’incubi non mi portò l’idea. Più il tempo passava, più quell’idea semplice mi pareva il modo migliore di punire la violenza perpetrata su di me durante la mia adolescenza.
Recensione nauseata di “Match point” di Woody Allen. Chi non l’ha visto, e non ne vuole sapere nulla, non vada avanti…
...che continua a piacermi, nonostante l'abbia scritta ormai svariati anni fa (direi nove). ----- Ora sono chiuso nella mia stanza, papà e mamma stanno litigando: ne sento le urla fino a qui, credo di esserne la causa. Ma io non ho fatto nulla, ho soltanto messo in pratica quello che sostiene papà, che fa il fisico. Lui infatti mi dice sempre: "Guido, devi provare a vedere come sono fatte le cose e come funzionano". Poi mi accarezza la testa, ed io ci provo a fare come dice lui. Ma questa volta si sono veramente arrabbiati.
Dopo aver fatto l’amore si abbracciavano ridendo, aspettando che il suo ansimare rallentasse. Quando la stringeva, poco prima di venire, si chiedeva quasi sempre se sarebbe sopravvissuto all’amplesso. E dopo, il battito rallentato ed il respiro placato, lei gli chiedeva, piano: “hai avuto un po’ di paura anche questa volta?”. Lui quasi sempre annuiva, sorridendo, lei rideva immancabilmente: era più resistente, i muscoli allenati ad essere tesi e pronti.
Affan…! ho versato dell’ottimo vino rosso sul mouse… Devo sfogarmi!! Vediamo un po’… Ah sì, sì... so con chi prendermela senza timore….
Chi è stato ad iniziarmi alla lettura dello scrittore inglese, chi è stato…?
Ora ricordo… Pisa, fine aprile, mio fratello… Mi consigliò di leggerti, ma lasciai perdere… Ma ci si mise anche la bella addormentata di Firenze, che mi regalò “La casa del sonno”… e fu la fine.
Seguirono a ruota “La famiglia Winshaw”, “L’amore non guasta”, “Donna per caso” e poi, l’uno di seguito all’altro “La banda dei brocchi” e “Circolo chiuso”…
Ahi, che male...!
Alla fine di “Circolo chiuso”, se mi fossi trovato di fronte Malvina non so che cosa avrei fatto… Curiosamente, l’ho finito a pochi passi dalla porta di Brandeburgo, a Berlino, ossia a poca distanza dal luogo (la torre della televisione della dissolta DDR, ora capitalistico e molto costoso ristorante panoramico) dove la figlia di Lois e il figlio di Claire si raccontano la storia dei loro genitori e della giovinezza di questi ultimi, e s’innamorano (merda di un Coe: quei due nella realtà si odierebbero e per raccontare quel che contengono i due romanzi ci sarebbe voluta una settimana, mica una cena in un posto da cartolina!!!).
Detto entre nous: Jonathan, sei uno stronzo. Il tuo Benjamin, così come gli altri personaggi dei tuoi romanzi, Michael ne "la famiglia Winshaw" e Robert ne “la casa del sonno” e Robin in “l’amore non guasta”... mi hanno fatto tutti soffrire parecchio… Cioè: TU, fottutissimo borghese di Birmimgham, anti Blairiano dei miei zebedei, è inutile che in pubbliche interviste dichiari che è Claire il tuo personaggio positivo, mica penserai di coglionarmi in questa maniera? TU sei Benjamin, TU sei Robert, Michael e compagnia cantante… chi credi di far fesso? Sei tu che ritorni sempre sullo stesso tema, è inutile che vada a raccontar frescacce a qualche deficiente che ti ha intervistato per Pulp senza aver letto nient’altro che le quarte di copertina, chi ti ha letto non ci casca, cazzone! Il tuo Benjamin e la sua corte di emuli o antesignani, poco importa, sono tutti uguali, e si tratta di TE, è del tutto irrilevante che ce la meni con una pseudo-identificazione a posteriori in quel personaggio costruito che è Claire…
Tu sei bloccato dal tuo passato, tu sei quella parte su cui torni sempre: un maschio romantico, tenero, destinato a soccombere, a non evolvere e a ricordare, mitizzandolo, un passato che disperatamente spera ritorni, nonostante abbia presso un sacco di legnate affettive che ora preferisce far credere si sia trattato di carezze... Tu sei nella palude, ostaggio di sogni, aspettative, afflati emotivi del tutto virtuali ma di grande intensità, pippe mentali molto dolcemente romantiche che ti hanno fatto fuori e che hanno fatto fuggire qualunque essere umano nel raggio di molti chilom… pardon: miglia. E’ inutile mentire: avrai anche moglie e pargoli, ma noi lo sappiamo che ti aggiri per i cespugli di Londra a cercare di esorcizzare chissà quale fantasma. E dato che non ci riesci, ci ammorbi con i tuoi – efficacissimi – romanzi, con i quali dai anche sfogo alla tua – giustificatissima – rabbia di borghese colto e progressista che ha capito che Tony Blair è uno stronzo bugiardo e servo di quell’assassino seriale subnormale che è a capo del governo d'oltreatlantico. La tua è una cortina di fumo riuscita, ahinoi!, benissimo: riversi su di noi i buchi neri del tuo passato, e ci fai pure dei soldi: fottiti.
E scrivimi, quando pubblichi il prossimo libro, che corro a comprarti… ovviamente bestemmiando, che credi?
PS: ...e basta con Vaughan Williams, ok? D'accordo, concesso: "the lark ascending" non è pessimo, ma nel complesso Ralph è una palla sovrumana che solo lo Chopin di Bakis riesce a competere... mica sarà un caso che lo incida solo la BBC. Ascolta piuttosto qualcosa di meglio, magari guardando al di là dei britannici confini (cioè: lascia stare pure Britten e Elgar, sono stati già spremuti fino all'osso e la sinfonia semplice del primo e le variazioni enigma del secondo sono ormai ampiamente inservibili...) Un consiglio? Aram Khachaturian, russo e per di più comunista: il primo movimento del concerto per violino del 1940... S'il te plait, anzi no: please...!
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