commenti recenti


Chi sono

Utente: Eteriele
"Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell'orbo e incerto oblio. Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli e non riannodi, e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo. Quante delle mie rimangono intatte, delle molte fiducie concesse da chi tanto ha creduto nel suo istinto e non sempre ha fatto attenzione ed è stato ingenuo per troppo tempo? (Sempre meno, sempre meno, ma la diminuzione di tutto questo è molto lenta). Rimangono intatte quelle che ho posto in due amici che ancora le conservano, a fronte di quelle riposte in altri dieci che le hanno perdute o dissipate. [...] Arrecare offesa alla fiducia è anche questo: non soltanto essere indiscreto e provocare danno o rovina con ciò, non soltanto fare ricorso a quell'arma illecita quando i venti cambiano e si piglia di mira colui che ha raccontato e ha lasciato vedere, ma anche trarre vantaggio dalla conoscenza ottenuta per debolezza o distrazione o generosità dell'altro, senza rispettare né tenere in considerazione la via attraverso cui si è arrivati a sapere ciò che si travisa o si brandisce adesso: se furono le confessioni di una notte innamorata o di un giorno disperato, di un tramonto di colpa o di un risveglio desolato, o dell'ubriaca loquacità di un'insonnia: una notte o un giorno in cui chi parlava parlava come se non vi fosse futuro al di là di quella notte o di quel giorno e la sua lingua sciolta dovesse morire con loro, ignorando che c'è sempre un altro che deve venire, rimane sempre, un po' di più..." (Javier Marias, Il tuo volto domani)

Archivio

oggi
marzo 2009
febbraio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---

info e feed

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder


Contatore











venerdì, 30 dicembre 2005

Ultime da Berlino

Freddo, freddo, freddo...

La città è molto bella, ma gli stessi posti visti quest'estate ora, ricoperti di bianco, spazzati dalle folate gelide e cariche di neve, quegli stessi luoghi dove ho girato in bicicletta, il dorso coperto da una sola magliettina, assumono un aspetto completamente diverso e ancor più affascinante.

È una citta straordinaria, un vero melting pot, un insieme di razze, lingue, colori... E soprattutto il fermento che la spinge e la ricrea sulle sue stesse rovine da più di quindici anni non è affatto cessato, e si sente, si percepisce. La voglia di crescere, di espandersi, di rigenerare senza cancellare, di innovare senza oblio, di attirare...

Qui passerò la fine d'anno, domani. La più interessante e desiderata degli ultimi anni.

postato da: Eteriele alle ore 18:27 | link | commenti (1) | commenti (1)(pop-up)
argomento:
martedì, 20 dicembre 2005

“La scimia”: un bello spettacolo teatrale, una testimonianza profonda contro l’integralismo

Emma Dante è una giovane, evidentemente talentuosa regista teatrale siciliana. Ha portato in scena “La scimia”, un testo di Elena Stancanelli, ispirato a “Le due zitelle” di Tommaso Landolfi. Lo spettacolo, molto apprezzato a livello nazionale, è arrivato anche al Teatro Akroama di Monserrato. Gli attori che lo rappresentano in scena sono cinque: Marco Fubini, Gaetano Bruno, Savino Civilleri, Manuela Lo Sicco, Valentina Picello.

La storia è semplice: Lilla e Nena, due zitelle nere, rinsecchite, contratte, che sono solite parlare tra loro in russo, use ad ascoltar messa e a comunicarsi, insieme a padre Tostini e a padre Alessio, due giovani sacerdoti convintamente schiacciati dal preciso e quasi maniacale esercizio della ritualità, si trovano a fronteggiare, sulla scena del sacro rito, la comparsa di una scimmia,

postato da: Eteriele alle ore 23:38 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento:
martedì, 13 dicembre 2005

Sul ponte sventola bandiera bianca: Battiato e Sgalambro hanno fatto un altro film...

...e che l’Etna li accolga, rapido e pietoso. Soprattutto rapido. Prima che ne facciano un terzo.

Sarei dovuto fuggire appena entrato in teatro, quando uno sguardo fugace alla locandina m'ha velocemente chiarito che il mio amico P. non aveva capito una beata mazza.
"Andiamo a vedere Battiato?", m'ha proposto l'altra sera P., ove per "vedere" si intendeva "sentire" e per sentire si intendeva - almeno io pensavo - "ascoltare" il cantautore catanese della mia giovinezza, appunto, cantare.
Invece c'era una locandina, all'entrata del teatro, che chiaramente indicava la proiezione del secondo e ultimo film di Battiato, "Musikanten", che seguiva il primo, "Perduto amor", entrambi accolti dalla critica con rumorose salve di pernacchie e risate.
Sarei dovuto fuggire, ed invece no, lo scrupolo ha prevalso: ho aspettato P. e O. in teatro. Consegna veloce del biglietto, quindi entriamo.

postato da: Eteriele alle ore 08:09 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento:
domenica, 04 dicembre 2005

Sin titulo

Alessandro stimava che l’uomo che gli sedeva di fronte avesse all’incirca la sua stessa età. Sessantacinque anni, più o meno.
Da qualche minuto, mentre l'osservava parlare, la testa dell'uomo era diventata via via più piccola, come se si trovasse dietro ad una lente strana e sempre più deformante, le sue parole avevano iniziato a rimbombare mentre il significato era andato disperdendosi, anche se con una parte di sé del tutto sconosciuta Alessandro aveva sentito la propria voce rispondere flebilmente. La donna al suo fianco piangeva lentamente, mentre l’espressione del suo interlocutore – abituato a dare quel genere di notizie – era comunque seria e triste. Per quanto rafforzato da una lunga esperienza, da una dose d'umanità evidente, da una conoscenza del proprio mestiere chiaramente solida, deve sempre essere complicato – pensava Alessandro – dire ad un altro essere umano che deve morire.
postato da: Eteriele alle ore 15:42 | link | commenti | commenti (pop-up)
argomento: racconti