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![]() Ultime da BerlinoFreddo, freddo, freddo... La città è molto bella, ma gli stessi posti visti quest'estate ora, ricoperti di bianco, spazzati dalle folate gelide e cariche di neve, quegli stessi luoghi dove ho girato in bicicletta, il dorso coperto da una sola magliettina, assumono un aspetto completamente diverso e ancor più affascinante. È una citta straordinaria, un vero melting pot, un insieme di razze, lingue, colori... E soprattutto il fermento che la spinge e la ricrea sulle sue stesse rovine da più di quindici anni non è affatto cessato, e si sente, si percepisce. La voglia di crescere, di espandersi, di rigenerare senza cancellare, di innovare senza oblio, di attirare... Qui passerò la fine d'anno, domani. La più interessante e desiderata degli ultimi anni. “La scimia”: un bello spettacolo teatrale, una testimonianza profonda contro l’integralismoEmma Dante è una giovane, evidentemente talentuosa regista teatrale siciliana. Ha portato in scena “La scimia”, un testo di Elena Stancanelli, ispirato a “Le due zitelle” di Tommaso Landolfi. Lo spettacolo, molto apprezzato a livello nazionale, è arrivato anche al Teatro Akroama di Monserrato. Gli attori che lo rappresentano in scena sono cinque: Marco Fubini, Gaetano Bruno, Savino Civilleri, Manuela Lo Sicco, Valentina Picello. La storia è semplice: Lilla e Nena, due zitelle nere, rinsecchite, contratte, che sono solite parlare tra loro in russo, use ad ascoltar messa e a comunicarsi, insieme a padre Tostini e a padre Alessio, due giovani sacerdoti convintamente schiacciati dal preciso e quasi maniacale esercizio della ritualità, si trovano a fronteggiare, sulla scena del sacro rito, la comparsa di una scimmia, Sul ponte sventola bandiera bianca: Battiato e Sgalambro hanno fatto un altro film......e che l’Etna li accolga, rapido e pietoso. Soprattutto rapido. Prima che ne facciano un terzo. Sarei dovuto fuggire appena entrato in teatro, quando uno sguardo fugace alla locandina m'ha velocemente chiarito che il mio amico P. non aveva capito una beata mazza. Sin tituloAlessandro stimava che l’uomo che gli sedeva di fronte avesse all’incirca la sua stessa età. Sessantacinque anni, più o meno.
Da qualche minuto, mentre l'osservava parlare, la testa dell'uomo era diventata via via più piccola, come se si trovasse dietro ad una lente strana e sempre più deformante, le sue parole avevano iniziato a rimbombare mentre il significato era andato disperdendosi, anche se con una parte di sé del tutto sconosciuta Alessandro aveva sentito la propria voce rispondere flebilmente. La donna al suo fianco piangeva lentamente, mentre l’espressione del suo interlocutore – abituato a dare quel genere di notizie – era comunque seria e triste. Per quanto rafforzato da una lunga esperienza, da una dose d'umanità evidente, da una conoscenza del proprio mestiere chiaramente solida, deve sempre essere complicato – pensava Alessandro – dire ad un altro essere umano che deve morire. |