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![]() A proposito dei pezzetti perdutiL'ultimo post di Bakis mi fa tornare in mente, come prima cosa, una vecchia storiella che lessi quando ero studente universitario e desideravo tanto potermi occupare di reti neurali. La storiella era in realtà un piccolo saggio su mente e cervello: sintetizzava, riproponendole in bell'ordine, alcune ben note domande che negli anni gli studiosi d'intelligenza artificiale si sono posti. Domande, quasi tutte, tanto stimolanti quanto prive di risposta. Quella evocatami da Bakis può essere essenzialmente riassunta così: se pian piano, ad un cervello umano, riuscissimo a levare un neurone dopo l'altro, esisterebbe una soglia passata la quale il possessore del suddetto non sarebbe più lui? Domanda insidiosa perchè, pur mettendo da parte l'irrealizzabile gedankenexperiment tipico dell'intelligenza artificiale, per risponderle bisognerebbe intendersi (e non è possibile farlo in maniera univoca) su cosa significhi esser se stessi. Ma, e questa invece è nozione fisiologica, frutto di molteplice evidenza clinica, nasciamo con un numero di neuroni prefissato, e ogni giorno che passa della nostra esistenza quel numero potrà solo calare. Quei miliardi di piccoli pezzetti dalla struttura abbastanza semplice che uniti e cooperanti danno origine alla mostruosa complessità che è ciò che siamo, andranno a diminuire con costanza nel tempo: per l'età, ma anche per ogni grammo d'alcool ingerito, per certi farmaci, per i silenziosi piccoli traumi cerebrali e pure per quelli dell'esistenza. Così come, nel frattempo, i pezzetti modificheranno la propria struttura: espandendosi, allungandosi, intrecciandosi, molto spesso proprio per supplire all'assenza di quelli che, prossimi, sono scomparsi.
E mentre tutto questo mi torna in mente, provo a fare il parallelo tra i pezzetti esistenziali di Bak e i neuroni che se ne vanno, che si diradano inesorabili col tempo, che si affannano per recuperare le funzionalità perdute, per continuare a registrare informazioni e non perdere quelle già registrate, per imparare, per far evolvere, se è possibile, quell'interezza che costituiscono insieme e che si chiama persona. Ma questo processo di supplenza neurale continua, uno dei misteri più affascinanti della struttura cerebrale animale, questa tendenza da parte dei pezzetti vicini a farsi carico del compito che era agevolmente svolto da quelli che sono appena scomparsi, tutto questo richiede tempo e talvolta non darà che un frutto incompleto. E' strano, mi dico, ma il parallelo infine calza: si perdono pezzetti e non si può far nulla per evitarlo eppure non si perde quasi nulla, perchè quello che resta tende a prenderne il posto, modificandosi. Talvolta anche bloccandosi, arenandosi, impatanandosi, fino ad uno sblocco che nella maggior parte dei casi non s'intravede e neppure si sa se mai arriverà. Il tempo, solo il tempo, alla fine, fa giustizia dei pezzetti scomparsi, rimette insieme e ricolloca, scombina e riordina, espelle e assorbe. Ci vuole pazienza, talvolta anche moltissima, ma alla fine credo che i pezzetti dell'esistenza più importanti non vadano mai davvero perduti, almeno non completamente, ma lentamente s'adattino per poi manifestarsi quando ciò sarà necessario, con l'aggiunta inevitabile, nel bene e nel male, di quello che è capitato nel frattempo. Che brutto spettacoloC'è qualcosa di tipicamente e tristemente cattolico nelle reazioni che seguono la rinuncia da parte del capo della chiesa di Roma, Joseph Ratzinger, a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico all'università di Roma 1: l'ipocrisia e la sudditanza. A quell'inaugurazione Ratzinger era stato invitato dal rettore de “La Sapienza”, provocando la reazione di un folto gruppo di scienziati che in quell'università lavorano e insegnano. Quest'ultimi hanno ritenuto l'invito incongruo e fuori luogo - alla luce delle posizioni tante volte ufficialmente espresse dall'attuale papa su scienza, fede e ragione - e hanno quindi scritto una lettera per chiedere di ritirarlo. Pubblicata la lettera dei docenti e degli scienziati romani, la protesta è montata nell'ateneo della capitale fino a generare la rinuncia papale alla partecipazione.
Si può condividere totalmente, parzialmente o per nulla la lettera degli scienziati de “La Sapienza”, ma questo non toglie che i firmatari abbiano preso con chiarezza e senza ambiguità posizione, portando argomentazioni e ragioni chiare e nette, alla luce del sole, tanto verificabili quanto degne di discussione e di critica. Uomini di princìpiDopo la mancata spallata, il capo di AN, Gianfranco Fini, ha deciso - così parrebbe - di lasciare il padrone, alias lo Psiconano, al suo destino. Perchè? Ecco come lo spiega repubblica.it oggi. Ed è, a mio avviso, agghiacciante: questa era, un tempo, la destra che si diceva pulita.
Ad avvelenare l'atmosfera, raccontano a via della Scrofa, ha molto contribuito la galassia mediatica berlusconiana: i ripetuti servizi di Striscia, gli articoli graffianti del Foglio e del Giornale sulla nuova compagna di Fini e l'imminente nascita della bambina, l'intervista di Panorama a Daniela Santanché, in cui la pasionaria della Destra minaccia sfracelli contro il capo di An. Tutti indizi che, letti da Fini, portano a un unico mandante: il Cavaliere. Ma il leader di An è un animale a sangue freddo, fosse stato solo questa "aggressione personale" forse la cosa sarebbe finita lì, con una telefonata di Ronchi a Mediaset. Il fatto è che sabato scorso Berlusconi ha presenziato con tutti gli onori alla nascita della Destra di Storace all'Eur ed è esattamente questa operazione ad aver fatto saltare la diga. "Noi - ha ricordato Fini ai suoi - siamo sempre stati leali con lui, nei 5 anni di governo e in questi mesi all'opposizione. Finora non abbiamo fatto sponda a Casini. E questo è il ringraziamento? Per me la Cdl è una storia chiusa". L'arrabbiatura è talmente forte che un amico, qualche giorno fa, si è sentito fare dal leader di An un discorso che lo ha lasciato basito: "Vedi - gli ha detto Fini - alla fine io sono sicuro che Berlusconi riuscirò a farlo ragionare. Perché è un uomo con una scala di valori molto rigida e al primo posto c'è l'interesse personale. Per cui basterà minacciare di colpirlo sulla riforma delle tv". Ora Fini andrà alla trattativa con il centro-centro-centro-sinistrina per cambiare la legge elettorale, contro la quale si era già schierato contro entrando a far parte del comitato promotore del relativo referendum abrogativo. Ma quando era stata fatta la legge? Un anno e mezzo fa. Da chi? Dalla maggioranza di centro-destra-destra-destra di cui AN faceva parte. Col voto di Fini e dei suoi. Perchè? Per impedire agli avversari di governare stabilmente, quindi sulla pelle del paese. Uomo di principio e di coerenza questo Fini. Ma chi diavolo è questa......troiona incartapecorita? Ho pensato a Lina Wertmuller post trip da LSD...
E invece no: domanda completamente sbagliata! Era un lui: Roberto Cavalli. L'immagine, tratta da una rivista a me sconosciuta, è perfidamente pubblicata da Repubblica e io ve la ripropongo così com'è.
Premio "ad metalla" di quest'anno, ma dopo il simpatico babbino/maritino della strage di Erba che ha venduto "l'esclusiva" a Lele Mora e Fabrizio Corona. Psiconano, presto!: un corso nel tuo Ateneo della Libertà anche a Cavalli! postato da: Eteriele
alle ore 08:59 | link
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argomento: ad metalla Molto presto un nuovo ateneoFI: BERLUSCONI,29/9/2008 APRE UNIVERSITA' DELLA LIBERTA'Il 29 settembre del 2008 sara' inaugurata l'Universita' della Liberta'. Lo ha annunciato Silvio Berlusconi dal palco del Palacongressi dell'Eur, durante il suo intervento all'Assemblea Costituente de La Destra, il movimento di Francesco Storace. "Ho gia' ricevuto le adesioni di grandi protagonisti della politica contemporanea - ha spiegato l'ex premier - Il 29 settembre prossimo (giorno del suo 72esimo compleanno, ndr) inizieranno i corsi per formare giovani che potranno entrare nella magistratura, nelle televisioni, nella pubblica amministrazione, e portare i principi della liberta'". (fonte: Repubblica.it) Non sto nella pelle: chi saranno "i grandi protagonisti della politica contemporanea" che il giorno del 72-esimo compleanno dello psiconano inizieranno a tenere i corsi? E prepareranno le tre figure chiave della società attuale: giudici, funzionari pubblici e direttori di rete tv. Tifo per Baget Bozzo ("don Gianni") rettore e Dell'Utri presidente del Consiglio di Amministrazione. Previti incaricato di Diritto Penale, Speciale di Amministrativo. Storace visiting professor di Scienza Sociale. Viva la libertà! Il Nostro GuardasigilliL'intellettuale campano C.M., Ministro di Grazia e Giustizia del Governo della Repubblica Italiana, già coautore del fortunato indulto, in Senato gioca con un elastico sugli scranni riservati all'esecutivo.
Ok, d'accordo... è come sparare sulla Croce Rossa, ma quest'ultima almeno ha il pudore di non schierare le ambulanze faccia al nemico... Ma un bel rutto, alla fine, non avrà coronato la conclusione del gioco con l'elastico? Che spettacolo. postato da: Eteriele
alle ore 13:07 | link
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argomento: ad metalla Enzo Biagi, oggiLettera breve e risposta di Vittorio Zucconi su Repubblica.it
Caro direttore, dopo Montanelli anche Biagi se n'è andato. Avrei voluto tanto avere un pezzettino del loro cervello, ma m'è toccato il mio. Penso che il mondo giornalistico abbia un vuoto enorme. Cordiali saluti Marzia Fanti Biagi era evidentemente un maestro, ma non è questo il vuoto che lascia. Quella generazione, dei Biagi, Montanelli, Gorresio, Cederna, Monelli, Pietra, o di quelli fortunatamente ancora con noi come Bocca e Scalfari, sarà insostitubile perché portava in sè, e aveva vissuto, l'esperienza reale di un'Italia senza libertà civili, senza libertà di stampa, dove si poteva finire in galera per avere detto o scritto la cosa sbagliata e i cittadini potevano leggere e ascoltare soltanto i comunicati della Stefani e la retorica di stato. Anche chi fra di loro aveva simpatizzato in gioventù con il regime in buona fede, o aveva dovuto farlo, visto che l'eroismo non è un obbligo, aveva attraversato un percorso che le generazioni successive di giornalisti, come la mia, o di cittadini, come lei, non hanno sperimentato, ma soltanto conosciuto per "sentito dire" o vista attraverso le lenti della politica, della propaganda o del revisionismo. Come il malato che guarisce, loro sapevano, e sanno, che cosa fosse la malattia e quali fossero i sintomi. Ci sono molti, eccellenti, onesti, coraggiosi giornalisti cresciuti nel dopoguerra, anche se è sempre più difficile sopravvivere con integrità alla droga del successo televisivo, al veleno dell'auditel, alle carriere pilotate dagli "amici" o alla tentazione di irresponsabilità offerta dal web, ma nessuno potrà più trasmetterci l'angoscia e l'orrore di vivere in un'Italia nella quale un ometto in orbace, un gerarca qualsiasi, poteva, dalla mattina alla sera, chiuderti la bocca con una telefonata perché avevi passato una notizia, dico una notizia non un editoriale, sgradita o non autorizzata. Questo fu il trauma personale che spinse Biagi a sopravvivere, a resistere, a tornare in televisione anche quando fisicamente non ce la faceva più e a farsi seppellire col distintivo da partigiano Per testimoniare che si può, e si deve resistere alla prepotenza, e che tutte le nottate passano. Speriamo, caro Zuc, che passi. Si ha spesso l'impressione che quella nottata sia più normale e congeniale al mondo d'oggi, dove dissenso e schiena dritta van sempre meno di moda.
Enzo Biagi Enzo Biagi è morto stamane a 87 anni.
Un eccellente giornalista il cui stile non ha mai risentito del tempo che passava: scarno, semplice, lontano dalle grida e dalle urla, dalle piazze e dai comizi: faceva domande semplici e ascoltava in silenzio le risposte. Ha intervistato tutti i protagonisti della storia italiana del dopoguerra, con civiltà e con rigore, ha raccontato la storia del paese con semplicità e attenzione. Lui, il giornalista che per primo diede alla radio la notizia dell'italia liberata dal fascismo. A prescindere da ogni cosa, Biagi era un italiano semplice e perbene, con una storia personale limpida e mai nascosta, nè tantomeno mai rinnegata: il giovane partigiano delle brigate di Giustizia e Libertà. In quella semplicità e nel rigore professionale, Biagi era quanto di meno italiano si possa immaginare: non ha mai abiurato nulla della sua storia e delle sue scelte. Non ha mai cambiato stile, non ha avuto padroni e non ha mai accettato che nessuno lo trattasse come un servo. Non ha mai chinato la testa ed è sempre restato con la schiena dritta e il sorriso semplice e disarmante di chi non deve scusarsi di nulla e nulla ha da nascondere. Sempre. Per questo irreprensibile senso di banalissima decenza è stato cacciato infinite volte dalla Rai, da molti dei giornali dove lavorava, perchè faceva il suo lavoro senza lasciarselo dettare da nessuno. Poi, ogni volta, è stato cercato e rimesso lì: perchè era bravo e la sua era una bravura a prova di bomba e di tempo. Un giornalista vero e un cittadino semplice, rispettoso e pulito, di quelli che in questo paese sono sempre più rari nonostante ogni giorno ve ne sia sempre più disperato bisogno. E questa invece è una bella notizia...È la catastrofe per i gemelli Kaczynski, premier e presidente della repubblica in Polonia. Due fascisti conclamati e fieri di esserlo: cattolici integralisti, omofobi, antisemiti, antieuropeisti, filo-Bush, animatori di caccie alle streghe contro gli avversari politici. La Polonia torna tra i paesi normali.
Pensieri sparsi di disperazione politicaMettiamo il caso che tra qualche mese, causa l'autodissoluzione pervicacemente perseguita dalla maggioranza di centro-centro-centro-sinistrina attuale, il più furbo e gaglioffo degli itagliani torni, per la terza volta, a Palazzo Chigi, portandosi dietro Calderoli, Storace, Dell'Ultri e la Brambilla. Si è riposato per un anno e mezzo, si è goduto le sue ville sarde con optional abusivi coperti dal segreto di stato (domanda uno: il governo attuale l'ha levato? Non lo so ma non mi risulta), ha lasciato fare agli avversari. Ci hanno pensato loro. Ora, mettiamo anche il caso che si torni a votare con la legge elettorale "porcata" fatta da uno della caratura di Calderoli per conto del nanetto zozzone e della sua ghenga (domanda due: la maggioranza attuale l'ha modificata? No. Però il PD ha preso spunto per le sue primarie: liste bloccate e decise dalle segreterie di due partiti dissolti). Il nanetto vince, a quanto si dice oggi, e ce li ribecchiamo todos.
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